
Il Coordinamento propone al ministro Valditara di misurare l’impatto di affitti e mobilità sul reddito disponibile degli insegnanti lontani da casa.
I docenti fuori sede che lavorano per periodi prolungati lontano dalla propria residenza sostengono costi abitativi e di mobilità capaci di incidere in modo rilevante sulla retribuzione effettivamente disponibile. Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina Diritti umani chiede perciò al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara una ricognizione nazionale sulla dimensione del fenomeno.
La proposta, firmata dal presidente del CNDDU Romano Pesavento, punta a integrare dati amministrativi sul personale e indicatori ufficiali relativi ad affitti, mobilità e mercati locali. Il tema si inserisce nel dibattito sulle condizioni economiche degli insegnanti, già affrontato anche sul versante del costo della scuola e degli strumenti di sostegno.
Il Coordinamento osserva che chi permane per anni lontano da casa non affronta spese occasionali: l’alloggio vicino alla sede di servizio e gli spostamenti diventano oneri continuativi. Per questa ragione, sostiene, il confronto non dovrebbe limitarsi alla crescita nominale degli stipendi, ma considerare il reddito che rimane dopo le spese direttamente collegate al lavoro.
Docenti fuori sede, la proposta per misurare affitti e mobilità
Nel documento vengono richiamati dati Istat sull’inflazione e sulle differenze territoriali nei consumi, oltre al confronto Ocse sulle retribuzioni degli insegnanti italiani. Il CNDDU precisa però che gli indicatori generali non misurano direttamente quanto spendono i singoli insegnanti lontani dalla residenza: da qui la richiesta di una rilevazione specifica, capace di definire consistenza della platea e incidenza dei diversi costi.
L’eventuale risposta, secondo il Coordinamento, non dovrebbe tradursi automaticamente in una nuova indennità. Tra le ipotesi da valutare figurano l’utilizzo di patrimonio immobiliare pubblico disponibile, accordi con gli enti territoriali per alloggi temporanei a condizioni sostenibili e strumenti fiscali collegati a spese abitative documentate.
Pesavento invita inoltre a confrontare efficacia e sostenibilità delle diverse misure. Nei mercati con poca offerta abitativa, infatti, un contributo esclusivamente monetario rischierebbe di essere assorbito almeno in parte dall’aumento dei canoni. Qualunque intervento dovrebbe quindi essere preceduto dalla quantificazione dei beneficiari, dell’impatto finanziario e delle coperture necessarie.
La ricognizione sui docenti fuori sede potrebbe infine diventare la base tecnica per un confronto con sindacati e amministrazioni, distinguendo gli interventi affidati alla contrattazione da quelli che richiedono decisioni legislative, fiscali o amministrative. L’obiettivo dichiarato non è anticipare un beneficio, ma rendere misurabile un costo oggi sostenuto soprattutto a livello individuale.






































