Divieto delle gabbie negli allevamenti, 62.498 firme certificate arrivano in Senato

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Divieto delle gabbie negli allevamenti per il benessere animale

La proposta per il divieto delle gabbie negli allevamenti approda in Senato con 62.498 firme certificate: il Parlamento dovrà ora assegnare il testo alla commissione competente e avviarne l’esame.

La proposta di legge di iniziativa popolare sul divieto delle gabbie negli allevamenti è stata depositata in Senato insieme a 62.498 firme certificate. La raccolta, promossa da Essere Animali e sostenuta da altre organizzazioni, si era conclusa il 14 settembre dopo avere superato il numero minimo richiesto per presentare il testo al Parlamento.

I numeri aggiornati e gli obiettivi della campagna nazionale Gabbie Vuote indicano che la proposta riguarda tutte le specie allevate a scopo alimentare. L’iniziativa riunisce Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, Lav, LNDC Animal Protection, Oipa e The Good Lobby.

Il deposito è stato comunicato durante la seduta dell’assemblea del Senato del 22 settembre. Il passaggio successivo sarà l’assegnazione alla commissione competente, chiamata a programmare l’avvio dell’iter legislativo. Le associazioni chiedono che l’esame avvenga in tempi ragionevoli e annunciano che continueranno a sostenere pubblicamente il provvedimento.

Divieto delle gabbie negli allevamenti, i numeri indicati dalle associazioni

Secondo le stime diffuse dai promotori, ogni anno in Italia vengono allevati in gabbia più di 17 milioni di galline destinate alla produzione di uova, 13 milioni di conigli, quasi 600 mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie. Il totale supera così i 40 milioni di animali.

Le organizzazioni sostengono che gli spazi ristretti impediscano comportamenti naturali come muoversi, nidificare, scavare o socializzare adeguatamente. Richiamano inoltre i pareri scientifici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare sugli effetti dei sistemi in gabbia sul benessere degli animali.

La campagna italiana arriva dopo l’iniziativa europea End the Cage Age, che tra il 2018 e il 2020 raccolse 1,4 milioni di firme. I promotori ricordano che diversi Paesi europei hanno già vietato o programmato il superamento di alcune tipologie di gabbia, con scadenze diverse a seconda delle specie.

Il tema incrocia anche il dibattito sulla relazione tra salute, ambiente e sistemi produttivi, affrontato in un recente approfondimento sul legame tra benessere umano, animale e ambientale. Per la proposta sul divieto delle gabbie negli allevamenti, tuttavia, l’esito dipenderà ora dai tempi e dalle decisioni del Parlamento.