Lavoro nelle campagne veronesi, due aziende sospese. Trevisi (PD): “Premiare chi offre alloggi dignitosi”

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Blitz nelle aziende agricole veronesi

Due aziende agricole sospese, oltre 44 mila euro tra sanzioni e ammende e 56 lavoratori controllati, uno dei quali risultato impiegato in nero e irregolare sul territorio nazionale. È il bilancio del blitz nelle aziende agricole veronesi effettuato dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Verona nelle campagne di Zevio, Palù, Salizzole, Nogara e Bonavigo.

Sulla vicenda interviene il consigliere regionale veronese del Partito Democratico Gianpaolo Trevisi, presidente della commissione Legalità, che rilancia una proposta già avanzata con una mozione: introdurre nei bandi regionali per il settore agricolo forme di premialità per le imprese che garantiscono sistemazioni abitative adeguate ai lavoratori stagionali.

Lavoro agricolo a Verona, sette aziende controllate

Gli accertamenti dei Carabinieri hanno interessato complessivamente sette aziende agricole nei cinque Comuni veronesi. Le verifiche erano rivolte alla regolarità dei rapporti di lavoro e al rispetto delle norme sulla salute e sulla sicurezza.

Tra le irregolarità riscontrate figurano l’omessa elaborazione del Documento di valutazione dei rischi, un appalto illecito, carenze nella segnaletica di sicurezza e l’assenza di presidi antincendio. Sono state accertate sette violazioni in materia di sicurezza e quattro persone sono state deferite per violazioni delle relative norme.

Per due aziende è stata disposta la sospensione dell’attività imprenditoriale. In una delle due è stato inoltre individuato un lavoratore straniero impiegato senza la preventiva comunicazione del rapporto di lavoro e risultato irregolare sul territorio nazionale. Per il datore di lavoro è scattata anche la maxi-sanzione per lavoro nero.

Trevisi: “I controlli costanti sono necessari”

Secondo Trevisi, quanto emerso dalle verifiche conferma innanzitutto la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di lavoro nel comparto agricolo.

“Il quadro di irregolarità emerso dagli accertamenti condotti dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro dimostra quanto siano necessari i controlli costanti”, afferma il consigliere.

Per Trevisi, tuttavia, la questione non riguarda soltanto il rispetto delle norme durante l’attività lavorativa, ma anche le condizioni nelle quali vivono i lavoratori stagionali impiegati nelle campagne.

La proposta: incentivi alle aziende che garantiscono alloggi adeguati

Il consigliere del PD chiede quindi alla Giunta regionale di introdurre nei bandi dedicati allo sviluppo rurale punteggi di premialità e incentivi per le aziende agricole che assicurano alloggi adeguati e dignitosi ai propri stagionali.

La proposta prevede anche la possibilità per le imprese di stipulare specifici accordi o convenzioni con i Comuni per affrontare il problema dell’accoglienza.

Parallelamente, Trevisi chiede di rafforzare, nell’ambito delle competenze regionali, le verifiche sulle condizioni di lavoro e di sistemazione dei lavoratori.

Si tratta, va precisato, di una proposta politica avanzata dal consigliere e non di una misura regionale già approvata.

“Tutela anche per le imprese che rispettano le regole”

Trevisi sottolinea inoltre che l’attività di vigilanza rappresenta una forma di tutela anche nei confronti delle aziende agricole che operano rispettando la normativa.

“I controlli delle forze dell’ordine sono indispensabili anche per tutelare tutte le imprese sane che rispettano le regole”, afferma.

Il consigliere invita quindi la Giunta regionale ad aprire un confronto più ampio che coinvolga operatori del settore agricolo, amministrazioni locali e soggetti impegnati nelle attività di controllo.

Al centro, secondo Trevisi, dovrebbe esserci non soltanto la disponibilità di manodopera necessaria alle imprese, ma anche ciò che avviene al termine della giornata lavorativa: “Abbiamo bisogno di persone che lavorino nei nostri campi. Poi arriva sera e sembra che non ci riguardi più dove vadano a dormire. È una contraddizione a cui servono risposte concrete”.