
La consigliera regionale della Lega-Liga Veneta contesta il peso economico del conflitto e delle sanzioni, chiedendo di concentrare le risorse sulla tutela del lavoro.
I costi della guerra in Ucraina non possono continuare a ricadere su famiglie e imprese italiane. Lo sostiene Rosanna Conte, consigliera regionale della Lega-Liga Veneta, in una nota diffusa dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale del Veneto.
Conte afferma che cittadini e aziende hanno sostenuto per anni le conseguenze economiche della crisi e considera la situazione arrivata al limite. La consigliera collega i rincari quotidiani alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie e all’aumento dei costi energetici sopportati dal sistema produttivo del Nord-Est.
Nel suo intervento richiama in particolare l’artigianato e la manifattura, comparti che, a suo giudizio, rischiano di essere penalizzati dall’instabilità dei mercati internazionali. La rappresentante della Lega chiede quindi al Governo un cambiamento della politica seguita finora.
Costi della guerra in Ucraina, la posizione di Conte sulle sanzioni
Il passaggio politicamente più netto riguarda le sanzioni sul petrolio russo, definite insostenibili. Conte sostiene che l’Italia non possa finanziare il conflitto senza un limite temporale a spese delle proprie forze produttive e propone di destinare le risorse alla salvaguardia del lavoro e della tenuta sociale.
La nota rappresenta una posizione politica autonoma e non contiene una nuova decisione del Governo o del Consiglio regionale. Le affermazioni sui costi economici e sugli effetti delle sanzioni esprimono quindi la valutazione della consigliera, all’interno del confronto pubblico sulle scelte italiane ed europee.
Il tema dell’energia e della sostenibilità economica è presente anche nel dibattito locale sulle misure europee, come mostra la richiesta di fermare l’Ets2 avanzata dal deputato vicentino Zucconi. In entrambi i casi viene evidenziato il rischio che le politiche internazionali producano conseguenze sui bilanci familiari e aziendali.
Il confronto resta legato anche agli obiettivi strategici dell’Italia, agli impegni con gli alleati e al sostegno all’Ucraina. La dichiarazione di Conte sollecita una revisione, ma non indica strumenti alternativi dettagliati per conciliare la tutela economica con questi vincoli.






























