
L’associazione delle imprese sanitarie indipendenti chiede una strategia nazionale sulle liste d’attesa e un’integrazione più stabile con le strutture accreditate.
Le prestazioni sanitarie in ritardo nel Servizio sanitario nazionale sarebbero circa quattro milioni. La stima è riportata da Aisi, Associazione imprese sanitarie indipendenti, che richiama le difficoltà incontrate dai cittadini nel ricevere visite, esami e cure entro i tempi indicati dalle classi di priorità.
L’associazione sostiene che il ricorso alle strutture private accreditate possa contribuire a smaltire parte dell’arretrato, purché avvenga all’interno di una programmazione pubblica trasparente. Il punto non riguarda soltanto la disponibilità di posti, ma anche tariffe, controlli, appropriatezza delle prescrizioni e continuità dei percorsi di cura.
Il tema delle liste d’attesa è seguito dal Ministero della Salute e dalle Regioni, che organizzano l’offerta sul territorio. Le differenze locali restano ampie: specialità, diagnostica e accesso alle prime visite presentano criticità diverse e richiedono dati aggiornati per evitare soluzioni uguali in contesti differenti.
Prestazioni sanitarie in ritardo, la proposta di collaborazione pubblico-privato
Aisi chiede una strategia stabile e non interventi occasionali. Secondo l’associazione, le strutture indipendenti possono mettere a disposizione capacità produttiva e personale, ma devono operare con regole economiche coerenti con i costi reali, standard di qualità verificabili e una chiara integrazione nei sistemi regionali di prenotazione.
Il ricorso al privato accreditato non risolve da solo la carenza di professionisti né i problemi organizzativi. Per ridurre le attese servono anche una corretta gestione delle agende, il recupero degli appuntamenti non disdetti, il potenziamento dell’assistenza territoriale e la distinzione fra prestazioni urgenti e differibili.
In Veneto il dibattito riguarda anche l’affidabilità delle liste e la presa in carico successiva, come evidenziato dalle critiche sui pre-appuntamenti nella sanità regionale. La misurazione dei tempi deve quindi comprendere l’intero percorso del paziente, non soltanto il primo contatto.
La cifra indicata da Aisi è una valutazione dell’organizzazione di categoria. Una verifica puntuale richiede la pubblicazione di dati omogenei per Regione, prestazione e priorità clinica, così da misurare l’efficacia delle risorse impiegate e l’impatto reale delle collaborazioni proposte.






























