
La BESS di Sandrigo, impianto di accumulo energetico previsto su quasi 35 mila metri quadrati di terreno agricolo, torna al centro dell’intervento dei consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat.
Gli esponenti di Szumski Resistere Veneto richiamano il progetto da 72 megawatt e 290 megawattora, composto secondo la documentazione citata da 58 container industriali di batterie. Le caratteristiche generali dei sistemi di accumulo sono illustrate anche dal quadro tecnico di Terna sui sistemi di storage.
La nuova presa di posizione prosegue il confronto già aperto sulla trasparenza societaria e finanziaria del progetto di Sandrigo. I consiglieri precisano di non contestare la correttezza formale dell’iter autorizzativo, ma chiedono se il rispetto delle procedure sia sufficiente davanti a una trasformazione territoriale destinata a durare almeno 25 anni.
BESS di Sandrigo, ambiente, suolo e partecipazione
Szumski e Lovat richiamano le criticità idrogeologiche, la vicinanza alle aree di ricarica degli acquiferi dell’alta pianura vicentina e alle captazioni idropotabili di Sandrigo e Dueville. Chiedono garanzie sulla tutela delle falde, sul consumo di suolo agricolo e sulle responsabilità ambientali lungo l’intera vita dell’impianto.
Un ulteriore tema riguarda l’identità dei proprietari effettivi e dei gruppi finanziari coinvolti. Secondo i consiglieri, cittadini ed enti locali devono poter conoscere gli assetti societari e incidere sulle decisioni che cambiano paesaggio ed economia locale, senza limitarsi a osservare procedimenti già avviati.
La posizione non esprime contrarietà generale alla tecnologia di accumulo o alla transizione energetica. La richiesta è che la Regione rafforzi trasparenza, partecipazione e difesa del suolo produttivo. Per Szumski e Lovat la BESS di Sandrigo deve quindi essere valutata insieme alle conseguenze su acqua, agricoltura, paesaggio e autonomia delle comunità.



































