Aggressioni al personale sanitario, Zaramella (Pres. Consiglio Vicenza): “Imbarazzante silenzio delle istituzioni regionali”

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Massimiliano Zaramella, chirurgo vascolare al San Bortolo e presidente del Consiglio Comunale di Vicenza aggressioni personale sanitario
Massimiliano Zaramella, chirurgo vascolare al San Bortolo e presidente del Consiglio Comunale di Vicenza

“Dopo l’ennesimo caso di aggressioni al personale sanitario nel Vicentino si è aperta una nuova fase: quella del silenzio delle istituzioni regionali”.

A sostenerlo è Massimiliano Zaramella, presidente del Consiglio comunale di Vicenza, con delega a Salute e Benessere, oltre che chirurgo vascolare del San Bortolo, e da tempo attivo sulla questione.

È stato ad esempio, tra i primi a commentare il nuovo regolamento dell’Ulss 8 Berica sulle aggressioni in corsia, apprezzandone lo sforzo a fronteggiare l’emergenza e proponendo ulteriori azioni per migliorarlo (leggi qui).

Il suo nuovo commento fa seguito a quanto avvenuto nei giorni scorsi nel Vicentino, mentre oggi un caso analogo è avvenuto in Treviso.

Infermieri aggrediti: da Valdagno a Treviso

Nella tarda serata di sabato 29 agosto 2026, un’infermiera del Pronto Soccorso dell’ospedale di Valdagno è stata aggredita e ferita mentre svolgeva un intervento di emergenza.

L’equipaggio del 118 era partito dall’ospedale di Valdagno a seguito di una segnalazione a San Vito di Leguzzano, all’interno di una struttura di accoglienza dove era stato richiesto aiuto. Una volta sul posto per prestare le cure, il paziente, che si trovava in un forte stato di agitazione, ha dato in escandescenze e ha colpito la professionista sanitaria al volto, prendendola a schiaffi.

A seguito delle percosse, l’infermiera ha riportato diverse contusioni. I medici le hanno assegnato una prognosi di 8 giorni per la guarigione.

Oggi, il presidente della Giunta della Regione Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto per stigmatizzare un caso simile, avvenuto a Treviso, dove un infermiere è stato aggredito da un uomo entrato al pronto soccorso per ottenere informazioni sullo stato di salute della sua compagna la quale, poco prima, si era recata spontaneamente nella struttura sanitaria a causa di lesioni che le avrebbe provocato proprio l’uomo.

Aggressioni al personale sanitario, il silenzio sul caso di Valdagno

Treviso sì, Valdagno no. Ma al di là della solidarietà, il fenomeno non decelera. E proprio sulle “parole”, arriva la riflessione di Zaramella: Valdagno “è l’ennesimo episodio – afferma -. E, francamente, comincio ad avere difficoltà persino a trovare le parole. Non perché non ci sia nulla da dire. Ma perché abbiamo già detto tutto.

Abbiamo condannato. Abbiamo espresso solidarietà. Abbiamo chiesto più sicurezza. Abbiamo parlato di prevenzione, formazione, organizzazione, sistemi di allarme, protocolli, Forze dell’ordine. E poi, qualche giorno dopo, siamo nuovamente qui a commentare un’altra aggressione“.

Nei giorni che sono seguiti al caso Vicentino, non è comunque sfuggito il silenzio interrotto oggi dalla massima carica regionale per quello trevigiano: “Silenzio – riflette ancora Zaramella -? Paradossalmente, lo capisco. Perché quando le aggressioni diventano così frequenti, quando ogni settimana siamo costretti a commentare un nuovo episodio, quando le parole ‘condanna’, ‘solidarietà’ e ‘tolleranza zero’ rischiano di diventare una formula ripetuta quasi automaticamente, forse cominciano davvero a mancare le parole.

Io stesso sento ormai stanchezza e rassegnazione. Lo dico con sincerità, persino un certo imbarazzo davanti a dichiarazioni istituzionali che sembrano ormai avere una frequenza settimanale. Ma proprio qui sta la differenza. Io posso permettermi di essere stanco. Posso permettermi di non trovare più le parole. Posso persino provare imbarazzo nel dover commentare ancora una volta la stessa cosa. Chi ha responsabilità istituzionali e dispone degli strumenti per intervenire, invece, non può permetterselo.

Non può permettersi il silenzio. Non può permettersi l’imbarazzo. E soprattutto non può permettersi l’immobilismo. Perché il Veneto – ha precisato il medico del San Bortolo – ha numeri che non consentono più di considerare queste aggressioni una successione di episodi isolati”.

Recenti dati infatti riferiscono di un aumento delle aggressioni al personale medico in Veneto (leggi qui).

“Di fronte a questi numeri non basta più dire che non è concepibile, è necessario verificare che cosa si sta facendo e, soprattutto, che cosa sta funzionando“, la riflessione finale del presidente del Consiglio comunale di Vicenza.