
Potrebbero essere settimane cruciali, le prossime, sull’asse Italia – Usa per comprendere il futuro di alcuni “temi caldi” nei rapporti tra i due stati e, in particolare, per la presenza di basi militari statunitensi nella Penisola.
Vale la pena ricordare come questo aspetto sia d’interesse per la città di Vicenza e come, da queste pagine si tenti di tenere il tutto sotto la lente di ingrandimento. Nelle scorse ore siamo tornati sull’argomento, ragionando su una circostanza già sollevata a suo tempo: la città deve prepararsi a un eventuale scenario di “disimpegno” USA in merito alle basi vicentine (Del Din ed Ederle a Vicenza, ma anche la Ex Pluto ora Caserma Miotto a Longare), iniziando a “ripensare l’uso degli spazi, ridefinire le funzioni urbane, costruire un modello di sviluppo meno dipendente dalla presenza militare e più orientato alla sostenibilità e alla pace”.
E, nell’analisi precedente, abbiamo evidenziato come che gli investimenti a stelle strisce su queste strutture, con 500 milioni di euro per il villaggio residenziale, non sono una di certo garanzia sufficiente a credere che non possa esserci un ritiro della presenza militare statunitense che si misura con i 27 miliardi spesi finora nella guerra in Iran.
Ma se ne parlerà tra le parti, anche solo in forma generica, come la cronaca di queste ultime ore riporta.
La Repubblica, ad esempio, sostiene che sia imminente un viaggio a Washington del ministro della Difesa Guido Crosetto con al centro “tre dossier decisivi: le spese militari promesse da Roma alla Nato, l’eventuale riduzione del numero di militari americani nelle basi italiane, una nuova possibile spedizione tricolore in Libano“. Sullo stato delle cose – come è noto – pesano i recenti attriti tra i due governi, culminati con gli attacchi di Donald Trump al Papa e alla Meloni, e senza dimenticare il NO italiano all’alleato d’oltre oceano per l’uso della Base di Sigonella.
Le basi Usa, dicevamo. Sempre da La Repubblica: “Il dossier è caldissimo, dopo il ritiro di cinquemila militari Usa dalla Germania. Per l’Italia, conta molto la tempistica con cui Trump intende procedere all’avvicendamento dei vertici dell’Allied Joint Force Command di Napoli. Da quanto rapida sarà l’uscita di scena del personale americano si potrà pesare la volontà trumpiana di disimpegnarsi nella Penisola”.
E, dicevamo, incontri necessari. In quest’ottica rientra anche l’imminente arrivo in Italia, a Roma, di Marco Rubio, segretario di Stato degli Stati Uniti d’America. Prima tappa in Vaticano, per ricucire con il mondo cattolico dopo la sfuriata di Trump. Ma anche incontri con Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Affari Esteri, e altri esponenti di governo, tra i quali il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Facile pensare che potrebbe essere una sorta di anticipo sui temi di cui prima, Basi Usa in Italia comprese, oltre che sulla crisi in Medio Oriente che sta mettendo in ginocchio molte economie, non solo europee.

































