Fine Vita in Veneto: è polemica, Ostanel contro Lovat. Pomo della discordia il docufilm sul vicentino Gheller

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Un fotogramma dal trailer di "Lasciatemi morire ridendo", docufilm su Stefano Gheller

La proiezione del docufilm sulla vita di Stefano Gheller, “Lasciatemi morire ridendo”, in programma il 13 maggio a Palazzo Ferro Fini, accende il dibattito in Veneto sul tema del fine vita. Protagonisti la consigliera Elena Ostanel, di Alleanza Verdi e Sinistra, e il collega di Resistere Veneto, il vicentino Davide Lovat.

La pellicola – la cui proiezione nella sede del Consiglio della Regione del Veneto è di iniziativa della Ostanel – narra la storia del cinquantenne di Cassola, in provincia di Vicenza, morto a febbraio 2024 dopo una vita di lotta contro la distrofia muscolare, malattia che lo aveva indotto a chiedere il suicidio medicalmente assistito.

“La proiezione del docufilm sulla vita di Stefano Gheller è l’occasione per rimettere al centro della discussione politica in Veneto il tema del fine vita e per parlare a quelle consigliere e a quei consiglieri regionali che su questo tema hanno ancora dubbi e paure. Perché prima di discutere e votare una legge, mi piacerebbe che si conoscessero le vite di cui stiamo parlando”. Così la Ostanel ha motivato la sua iniziativa, prendendo le distanze da eventuali interpretazioni esclusivamente in chiave politica.

“La storia di Stefano – ha aggiunto – riguarda tutte e tutti: maggioranza, opposizione, persone favorevoli, persone contrarie e soprattutto chi non ha ancora maturato una posizione definitiva”.

Alla proiezione pubblica sarà presente anche il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia che lo ha confermato all’Ansa: “Parteciperò volentieri – ha detto –, ma senza dare a questa presenza alcun significato di appartenenza o di schieramento. Sarò lì in veste istituzionale, come presidente del Consiglio regionale del Veneto, per ascoltare, per testimoniare rispetto e per ribadire un principio che ho sempre sostenuto anche in passato: sui diritti civili deve esserci una sorta di no-fly zone”.

Parole che hanno incontrato il favore della stessa promotrice: “È un segnale positivo, che mi auguro possa avere un seguito concreto. Anche perché fu proprio Zaia, nel primo Consiglio di questa legislatura a dire di essere pronto a votare una proposta sul fine vita”.

Il tutto, nell’ottica di muovere un nuovo passo vero la riapertura del trattamento della materia fine vita in Consiglio Veneto, dopo la bocciatura da parte del Consiglio stesso, nella scorsa legislatura, della proposta di legge regionale. “La proposta di legge di iniziativa popolare Liberi Subito – ha infatti detto Elena Ostanel –, sottoscritta da oltre 9.000 cittadine e cittadini veneti, può tornare presto in Aula”.

Il consigliere Lovat (Resistere Veneto), che già nelle scorse ore si era espresso contrariamente, tirando in mezzo anche gli elettori di Zaia, non l’ha presa bene. “Non esiste la libertà di ammazzare le persone anche se si vuole chiamarla ‘assistenza al suicidio’”, ha detto rivolgendosi alla Ostanel. “Piuttosto, esiste la libertà di cura, l’equilibrio tra accanimento terapeutico e no, ma non la libertà di porre fine alla vita. Non credo, pertanto, che proporre un docufilm possa contribuire a svolgere un dibattito così complesso: non abbiamo bisogno di far leva sulle emozioni. Anzi, dovremmo sforzarci di restare più razionali perché qui si vuole decidere sulla vita di tante persone”, ha aggiunto. “Alla cultura dello scarto e della morte, perché di questo si tratta, bisogna rispondere con la cura e la fratellanza”, ha concluso Lovat.

“In Italia, scegliere di accedere o meno al suicidio medicalmente assistito è un diritto già sancito, da ben sette anni, dalla Corte costituzionale”, la controreplica della consigliera di AVS.