
Marco Vantin e Cristiana Dalla Fina intervengono sul futuro del sistema locale: raccolta porta a porta, riduzione del secco e contrarietà all’ampliamento dell’impianto di Schio.
La gestione rifiuti Alto Vicentino torna al centro del confronto politico a Schio. Marco Vantin e Cristiana Dalla Fina, del gruppo consiliare Civitas Schio, sostengono che la priorità debba essere ridurre la produzione, migliorare la qualità della raccolta differenziata e recuperare più materiali, anziché aumentare la capacità di incenerimento.
L’intervento risponde alle posizioni espresse dalla consigliera Giulia Andrian e richiama i dati annuali di Arpav e Ispra. Il dibattito riguarda in particolare l’impianto scledense e si collega alle discussioni già aperte sul termovalorizzatore di Schio e sulle prospettive del servizio.
Gestione rifiuti Alto Vicentino, le richieste di Civitas Schio
Vantin e Dalla Fina contestano il ricorso al modello lombardo come riferimento per l’efficienza. Secondo i due consiglieri, una capacità di trattamento superiore ai quantitativi prodotti localmente finisce per richiedere flussi provenienti da altri territori e vincola per decenni le scelte impiantistiche. Nella nota affermano che il bacino dell’Alto Vicentino produce meno di 20 mila tonnellate annue di rifiuto secco, mentre l’impianto ne riceverebbe oltre 65 mila dalla provincia e da altre aree del Veneto.
Il gruppo Civitas indica nella raccolta porta a porta e nella tariffazione puntuale gli strumenti più efficaci per responsabilizzare gli utenti. Schio, ricordano i firmatari, ha abbandonato i cassonetti stradali nel 2016 e avrebbe ridotto il secco pro capite da 145 a circa 70 chilogrammi. Come termine di confronto citano la provincia di Treviso, attestata attorno ai 45-46 chilogrammi per abitante.
La nota distingue inoltre i rifiuti urbani dagli scarti speciali delle imprese. Per Civitas, gli investimenti pubblici non dovrebbero essere dimensionati per assorbire automaticamente i residui industriali: alle aziende spetterebbe innovare i processi, ridurre gli scarti e sostenere i costi delle soluzioni necessarie.
Vantin e Dalla Fina ricordano infine che l’incenerimento produce ceneri da collocare in discarica e che l’ingresso degli impianti nel sistema europeo delle quote di emissione potrebbe aumentarne i costi dal 2031. Su queste basi giudicano non giustificato un investimento di almeno 80 milioni di euro per ampliare l’impianto di Schio. La gestione rifiuti Alto Vicentino resta quindi un terreno di confronto tra capacità industriale, sostenibilità economica e obiettivi di riduzione del residuo.


































