In cerca di casa in estate? Il nuovo trend è il ‘build to rent’ e l’abitare diventa esperienza

33

(Adnkronos) – L’estate può essere un buon momento per cercare una nuova casa, magari in vista di un nuovo lavoro a settembre o di un nuovo percorso di studi, spesso con la prospettiva di andare a vivere in un luogo diverso. La richiesta, soprattutto da parte delle nuove generazioni, è sempre più quella di case in affitto già arredate, ‘ready to live’, complici i costi elevati delle compravendite ma anche la minore stazionarietà che spinge a cambiare residenza, o nuove esigenze che emergono, dalla sostenibilità alle dotazioni anti-caldo. Così, vanno molto soluzioni sempre più aggiornate ai trend e al target di riferimento dell’affitto – multifamily, studente, young professional, senior living, social housing, lusso, family. Il mercato immobiliare italiano è sempre più attrattivo per il ‘build to rent’ e l’abitare è sempre più sentito come vera e propria esperienza.  

Tra i maggiori esperti che hanno intercettato questo trend c’è Lorenzo Pascucci, Ceo e founder di Contract District Group, la realtà che ha cambiato il paradigma del mercato distributivo del Design System con una ricerca e sviluppo continuo di servizi e tecnologie che semplificano il processo di progettazione integrata, vendita e post vendita di prodotti di Interior Design. In questa intervista ad Adnkronos/Labitalia parla delle nuove tendenze dell’abitare e dei servizi che stanno rivoluzionando il settore immobiliare.  

 

Quali sono le nuove tendenze dell’abitare e come viene percepita la casa oggi?
 

Le nuove tendenze dell’abitare riflettono un cambiamento più profondo: la casa non è più vista solo come un luogo dove vivere, ma come uno spazio che deve adattarsi alle esigenze quotidiane, al benessere, al lavoro e alla sostenibilità. Nel contesto italiano, queste tendenze si accompagnano a un mercato in cui cresce la domanda di immobili riqualificati ed energeticamente efficienti, dove la qualità dell’immobile è sempre più un fattore determinante. La casa del futuro deve essere più flessibile, sostenibile, connessa, salutare e personalizzata: un luogo progettato per adattarsi alle persone, piuttosto che costringere le persone ad adattarsi agli spazi. 

Può fare qualche esempio di tendenze che stanno emergendo?
 

Per me, tra le principali tendenze che stanno emergendo, spiccano innanzitutto spazi flessibili, ambienti che cambiano funzione durante la giornata, come una stanza che può diventare ufficio, palestra o camera per gli ospiti grazie ad arredi trasformabili, pareti mobili e mobili multifunzione. Ma anche il benessere, che deve essere al centro del progetto, perché il cliente vuole più luce naturale, qualità dell’aria, materiali naturali come legno, pietra, calce e fibre vegetali, spazi dedicati al relax e alla salute mentale. Sicuramente la casa deve essere ‘intelligente’: sempre di più c’è interesse verso la domotica per illuminazione, riscaldamento, sicurezza ed elettrodomestici. L’obiettivo e rendere la tecnologia semplice e quasi invisibile. Immancabile la sostenibilità, sempre più sentita e richiesta, e che deve essere concreta: l’utente finale ricerca efficienza energetica, pompe di calore, il fotovoltaico, recupero dell’acqua piovana, materiali riciclati o a basso impatto ambientale e, visto l’aumento delle temperature, investimenti in schermature solari, isolamento e climatizzazione efficiente. Poi, c’è l’outdoor come parte integrante della casa: sono molto importanti terrazzi, balconi e giardini che diventano sempre di più vere stanze all’aperto. Si punta sulla personalizzazione: cresce il desiderio di ambienti ‘tailor made’ che raccontino chi li abita, con oggetti artigianali, pezzi vintage e soluzioni su misura. Ancora, l’abitare diventa intergenerazionale: con l’invecchiamento della popolazione cresce l’interesse per abitazioni accessibili, flessibili e adatte a più generazioni, oltre a nuove formule di residenzialità con servizi condivisi per persone anziane autosufficienti. Infine, le amenities: sono sempre più richiesti spazi di condivisione e servizi, come spazi comuni per lavorare, lavanderie condivise, orti e giardini comuni, palestre e servizi condominiali che favoriscono la socialità. 

La casa viene ancora concepita come fissa e per sempre o si è trasformata in un servizio che viene fruito per un periodo di tempo definito, specie dalle nuove generazioni?
 

Oggi la casa viene sempre meno concepita come un bene ‘per sempre’ e sempre più come un servizio da utilizzare in funzione delle diverse fasi della vita. Questo cambiamento è particolarmente evidente tra le nuove generazioni, anche se non riguarda esclusivamente loro. Da un lato, c’è la crescente mobilità lavorativa e geografica che rende meno conveniente vincolarsi a un immobile per decenni. Dall’altro, il costo elevato delle abitazioni e l’incertezza economica spingono molti giovani a preferire soluzioni più flessibili, come l’affitto, il co-living o formule abitative temporanee. Per le generazioni più giovani la casa rappresenta sempre più una piattaforma di servizi: uno spazio che deve garantire comfort, connessione digitale, sostenibilità, aree condivise e la possibilità di lavorare, socializzare e prendersi cura del proprio benessere. In questo senso, ciò che conta non è tanto la proprietà dell’immobile quanto la qualità dell’esperienza abitativa. Rispetto al passato, l’acquisto di una casa tende a essere rimandato e viene vissuto come una scelta legata a una fase più matura della vita, piuttosto che come un obiettivo da raggiungere il prima possibile. 

Quali sono i nuovi servizi che stanno rivoluzionando il settore dell’immobiliare residenziale?
 

Negli ultimi anni, il settore dell’immobiliare residenziale sta vivendo una trasformazione che va oltre la costruzione o la vendita di abitazioni. Il valore di un immobile è sempre più determinato dai servizi che offre ai suoi abitanti, dando vita a un modello di ‘living as a service’, in cui la casa è parte di un ecosistema di servizi integrati. Tra questi potrei citare il Property management digitale, con piattaforme e app che consentono di gestire affitti, manutenzioni, pagamenti, prenotazione degli spazi comuni e comunicazioni con l’amministrazione in modo semplice e immediato. Noi, ad esempio, abbiamo una nostra app Home-J che accompagna l’acquirente in ogni fase del ‘viaggio’ (la ‘J’, infatti, sta per Journey), dalla scelta delle finiture alla consegna e all’assistenza post-vendita, permettendogli di ‘vedere’ la casa crescere e di interagire con gli esperti; l’app è integrata con i sistemi Crm ed Erp interni e ha una duplice vocazione, B2C e B2B. Altri servizi sono la Smart home e la domotica, che permettono di controllare da remoto illuminazione, riscaldamento, climatizzazione, sicurezza e consumi energetici, migliorando comfort ed efficienza. Poi, spazi e servizi condivisi orientati anche al benessere, come coworking, conciergerie, palestre, lavanderie, cucine comuni, aree wellness, sale polifunzionali, terrazze e giardini comuni, che ampliano le funzioni dell’abitazione e favoriscono la socialità. Fondamentale la mobilità integrata, attraverso parcheggi intelligenti, colonnine di ricarica per veicoli elettrici, car sharing, bike sharing e spazi dedicati alla micromobilità. Ancora, la gestione energetica intelligente, con sistemi che monitorano i consumi, integrano fonti rinnovabili, batterie di accumulo e comunità energetiche, contribuendo a ridurre costi ed emissioni. Da menzionare pure servizi flessibili di locazione, come il co-living, il build-to-rent e formule ‘all inclusive’, nelle quali il canone comprende utenze, manutenzione, connessione internet e servizi aggiuntivi, offrendo maggiore semplicità e prevedibilità dei costi. E direi la ‘buying experience’ lungo tutto il percorso di acquisto o locazione, grazie a visite virtuali, firma elettronica, contratti digitali e strumenti basati sull’intelligenza artificiale che personalizzano la ricerca dell’immobile e l’assistenza al cliente. 

 Oggi quando cerchiamo casa vogliamo che lo spazio si adatti a noi, e non viceversa, specialmente nel mondo ‘build to rent’. Quali sono i veri ‘must-have’ a cui chi cerca casa oggi non è più disposto a rinunciare? E quali sono i dettagli o gli arredi che fanno dire al futuro inquilino: ‘Sì, questa la sento subito casa mia’?
 

Credo che il cambiamento più importante sia questo: oggi non si sceglie più una casa, si sceglie un modo di vivere. Soprattutto nel ‘build to rent’, le persone non cercano semplicemente metri quadrati, ma spazi che siano in grado di accompagnare i loro ritmi, le loro esigenze e le diverse fasi della vita. Per questo i must-have non sono più soltanto una buona posizione o una finitura di pregio, ma oggi sono imprescindibili la flessibilità degli ambienti, la qualità del progetto, il comfort acustico e luminoso, la connettività, la sostenibilità e la presenza di servizi che semplificano la quotidianità. La casa deve essere pronta ad accogliere chi la vive, senza costringerlo ad adattarsi. Ma c’è un aspetto ancora più importante: l’emozione. Una persona decide di vivere in un luogo quando riesce a immaginare la propria vita al suo interno. È lì che il design diventa uno strumento strategico. Come realtà specializzata nel design system e nel contract residenziale, sono convinto che siano i dettagli a costruire questo legame: materiali autentici, arredi progettati per durare, spazi fluidi, illuminazione studiata, soluzioni su misura e un linguaggio estetico coerente. Ogni elemento deve contribuire a creare un ambiente accogliente, funzionale e riconoscibile. Anche gli spazi comuni assumono un ruolo decisivo. Oggi il valore di una residenza si misura nella qualità dell’esperienza che offre, non soltanto nella qualità dell’appartamento. 

Chi è che sceglie il ‘build to rent’ oggi? E’ una scelta solo per giovani professionisti e nomadi digitali, o il target sta cambiando?
 

La tendenza di associare il ‘build to rent’ quasi esclusivamente ai giovani professionisti e nomadi digitali è decisamente superata. Il vero cambiamento è che il ‘build to rent’ non risponde più a un profilo anagrafico, ma a un nuovo modo di abitare. Sempre più persone scelgono la locazione perché desiderano maggiore flessibilità, servizi integrati e una qualità della vita che il mercato residenziale tradizionale spesso non è in grado di offrire. Accanto ai giovani professionisti troviamo coppie, famiglie, manager in mobilità, studenti internazionali, persone che si trasferiscono per lavoro e anche una fascia crescente di over 60 attivi, che preferiscono liberarsi dagli oneri della proprietà senza rinunciare al comfort e alla qualità dell’abitare insieme ai servizi, spazi condivisi e la qualità progettuale. Il ‘build to rent’ è una risposta concreta all’evoluzione della società e rappresenta uno dei modelli abitativi destinati a crescere maggiormente nei prossimi anni. Per questo credo che il tema non sia più chi sceglie il ‘build to rent’, ma quante persone inizieranno a considerarlo la soluzione più adatta al proprio stile di vita. 

Il mercato del ‘build to rent’ non è tutto uguale. Quali sono le diverse ‘anime’ o tipologie di residenziale che stanno funzionando di più in questo momento?
 

Credo che uno degli errori più frequenti sia parlare del ‘build to rent’ come se fosse un unico prodotto, ma in realtà è un ecosistema di modelli abitativi, ciascuno pensato per rispondere a bisogni specifici e a una pluralità di stili di vita. Da un lato, vediamo crescere le residenze dedicate ai young professionals, con appartamenti completamente arredati, servizi digitali, coworking e spazi condivisi. Dall’altro, stanno emergendo formule sempre più orientate alle famiglie, dove il focus si sposta sulla qualità degli spazi, sulla sicurezza, sul verde e sui servizi di prossimità. Un altro segmento in forte sviluppo è quello dello student housing, che oggi non offre semplicemente una stanza, ma un’esperienza di vita fatta di comunità, servizi e ambienti progettati per favorire studio, socializzazione e benessere. Parallelamente, stanno crescendo modelli che interpretano l’invecchiamento in modo nuovo, dedicati ai senior living e agli active adult: abitazioni indipendenti, accessibili, con servizi condivisi e una forte attenzione alla qualità della vita e alla relazione tra le persone. A mio avviso, il futuro non sarà dominato da un unico modello di ‘build to rent’, ma dalla capacità di sviluppare prodotti sempre più specializzati, pensati per comunità con esigenze specifiche. Qui il design smetterà di essere un elemento estetico e diventerà una leva strategica per creare valore, differenziazione e qualità nel tempo. 

Sbirciando dietro le quinte del vostro lavoro, come prendono vita questi progetti? Avete un team interno dedicato che cura tutto, dal concept alla realizzazione?
 

Contract District Group ha introdotto un modello di business B2B2C che integra in modo sinergico home design e real estate. L’evoluzione verso un distretto del design basato su cloud e un ‘marketplace’ ha consolidato un sistema che gestisce l’intero ciclo di vita del prodotto, dal concept design alla fornitura ‘chiavi in mano’ e all’assistenza post-vendita, sotto un’unica regia con regole e rigore operativo. Un modello che ho fondato nel 2016 come il primo distretto del design dedicato al settore immobiliare, che oggi festeggia 10 anni dalla fondazione con risultati sorprendenti. Fondamentale nella creazione dei nostri progetti è la nostra solida struttura organizzativa che ha permesso al gruppo di diventare una forte azienda con più di 80 dipendenti interni e 20 figure esterne che collaborano e un know how ‘tech’ distintivo per il mondo della distribuzione del design, che ha consentito crescita e scalabilità sia territoriale che del portafoglio di industrie del Made in Italy, che a mano a mano hanno desiderato avvalersi dei servizi e delle tecnologie del gruppo. Devo aggiungere che anche l’adesione alla piattaforma di Contract District di nuovi partner industriali dell’arredo ha generato una verticalità e completezza nell’offerta di prodotto, aprendo i servizi del gruppo anche a favore di diversi asset come quello del ‘build to rent’, per il quale abbiamo dedicato una divisione ‘Build to rent & Prs’ con prodotti di arredo, tecnologie e servizi di project management specificatamente pensati per immobili in locazione e per contesti di sviluppo ad alta complessità gestionale. Il modello di approccio si fonda su un’esperienza già consolidata nella consegna di oltre 600 unità immobiliari B2R. e unisce progettazione, software, processi e logistica, con l’obiettivo di accompagnare il progetto lungo tutte le sue fasi attraverso un presidio concreto delle attività. Si struttura in sette fasi: progettazione Design & Build integrata; operations team dedicati per il cantiere; coordinamento con i team di project management; assistenza all’impresa; gestione interna della logistica e dei montaggi arredi; collaudi e verbalizzazione post-installazione; Tenant Care supportato da strumenti digitali. 

(di Alessia Trivelli) 

 

lavoro/made-in-italy

webinfo@adnkronos.com (Web Info)