“Legge Merlin a Vicenza”, sala piena ai Proti: Rossella Menegato e Pia Covre protagoniste, Paolo Mele più tecnico, saluti di Isabella Sala

"Salutato" da Isabella Sala il dibattito partecipato ai Proti organizzato da L’IdeAzione Aps sulla legge Merlin e il futuro della prostituzione in Italia.

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Legge Merlin a Vicenza, l'incontro ai Proti
Legge Merlin a Vicenza, l'incontro ai Proti

Dibattito partecipato ai Proti organizzato da L’IdeAzione Aps sulla legge Merlin e il futuro della prostituzione in Italia. Rossella Menegato e Pia Covre con Paolo Mele al centro del confronto “salutato” da Isabella Sala: tra memoria delle case chiuse, diritti negati e richiesta di una vera riforma.

L'ìncontro sulla Legge Merlin: "salutato" da Isabella Sala il confronto tra Rossella Menegato, Pia Covre e Paolo Mele
L’ìncontro sulla Legge Merlin: “salutato” da Isabella Sala il confronto tra Rossella Menegato, Pia Covre e Paolo Mele

Legge Merlin a Vicenza tra storia, diritti e riforma possibile

Una serata intensa quella di lunedì 27 aprile 2026, senza moralismi ma con molte domande ancora aperte, tra cui le nostre, unici presenti per la stampa locale. Ai Proti di Vicenza, l’incontro promosso da L’IdeAzione Aps ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema della prostituzione e della legge Merlin, a quasi settant’anni dalla chiusura delle case di tolleranza.

L'incontro sulla Legge Merlin: da sinistra Rossella Menegato, Pia Covre e Paolo Mele
L’incontro sulla Legge Merlin: da sinistra Rossella Menegato, Pia Covre e Paolo Mele

La legge n. 75 del 1958, nota come legge Merlin dal nome della senatrice socialista Lina Merlin, non abolì la prostituzione in sé, ha ricordato in apertura l’ottima moderatricie, la scrittrice Rossella Menegato, ma eliminò la gestione statale della prostituzione e chiuse le case di tolleranza, puntando a contrastare lo sfruttamento sessuale e a tutelare la libertà individuale e la dignità delle persone.

Cronache di una casa chiusa
Cronache di una casa chiusa

A guidare il confronto, dopo i partecipati saluti della vice sindaca Isabella Sala, che ha lasciato temporaneamente la Giunta per salutare i convenuti che hanno riempito all’inverosimile la sala per un tema delicato e sentito, è stata Rossella Menegato, socia fondatrice dell’associazione e autrice del libro di grande successo Cronache di una casa chiusa, che ha scelto di partire dalla memoria storica per smontare molti luoghi comuni ancora presenti. «Sapete davvero perché si chiamavano case chiuse?», ha chiesto al pubblico. Non una provocazione retorica, ma il punto di partenza per ricordare che quelle strutture erano luoghi di segregazione: finestre sbarrate, serrande abbassate, donne private dei documenti e della libertà di movimento. «Vedevano il mondo a strisce, a fettine», ha raccontato Menegato, citando i diari delle lavoratrici di una casa di tolleranza triestina. Un sistema che, secondo la senatrice Lina Merlin, doveva essere abbattuto perché trasformava lo sfruttamento sessuale in un meccanismo tollerato e persino favorito dallo Stato.

Ma la domanda centrale della serata è stata un’altra: la legge Merlin ha davvero risolto il problema?

Su questo è intervenuta con grande forza Pia Covre, ex prostituta, oggi storica attivista e presidente del Comitato per i diritti civili delle prostitute, fondato nel 1983 insieme a Carla Corso.

«La legge Merlin non voleva abolire la prostituzione, ma liberare le donne dallo sfruttamento. Però, di fatto, ci ha portate in strada», ha spiegato Covre. Chiuse le case, molte donne si sono ritrovate senza tutele, senza luoghi sicuri e spesso nelle mani di racket, protettori e criminalità organizzata.

Covre ha raccontato la propria esperienza personale, anche a Vicenza, rivendicando che non tutte le donne che fanno questo lavoro sono vittime passive. «Io ho scelto di farlo. Non volevo sacrificare la mia vita in fabbrica per essere pagata male. Oggi esistono molte forme diverse di lavoro sessuale, non solo quello che si immagina quando si parla di prostituzione».

Il nodo, secondo Covre, resta la criminalizzazione indiretta: affittare una casa, lavorare insieme ad altre colleghe per sicurezza, avere una partita IVA o semplicemente esercitare senza paura di denunce diventa spesso una scelta complessa quando non impossibile.

Da qui la richiesta chiara: non riaprire i bordelli del passato, ma decriminalizzare davvero il lavoro sessuale autonomo, difendendolo così ancora più nettamente di oggi dalla tratta e dallo sfruttamento.

Più sfumato, invece, è parso l’intervento dell’avvocato Paolo Mele, che, al di là di qualche volo pindarico alla ricerca di consenso quando ha chiesto chi fosse favorevole, per alzata di mano, alla soppressione della legge Merlin, ha affrontato il tema soprattutto sull’utile piano giuridico e politico, ma con riflessioni spesso fin troppo generali sulla necessità di una riforma normativa e sulla difficoltà di trovare un equilibrio tra libertà individuale e contrasto allo sfruttamento. Un contributo corretto sul piano tecnico, ma apparso a tratti più leguleio e autoreferenziale rispetto alla concretezza delle testimonianze portate da Menegato e soprattutto da Covre, che hanno restituito alla serata il peso reale delle vite vissute e non solo quello delle norme, sia pure talvolta sperimentate nelle aule dei tribunali.

Alla fine, il messaggio più forte è rimasto proprio questo: non basta evocare la legge Merlin come simbolo, serve capire cosa accade oggi, nelle strade, nelle case e nelle zone grigie dove la prostituzione continua a esistere, spesso senza diritti e senza tutele.

Come ha ricordato Menegato, «serve un confronto serio, senza pregiudizi. Perché il silenzio e l’ipocrisia non hanno mai protetto nessuno».

E dal pubblico, quasi unanime, è arrivata una risposta netta: la legge Merlin, così com’è oggi, per molti ha bisogno almeno di essere profondamente ripensata.