Leonard Peltier ha compiuto 82 anni, Giorgio Langella unisce la sua lotta a quella di Barghouti

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Leonard Peltier compie 82 anni nella sua casa in Nord Dakota

Nel giorno degli 82 anni di Leonard Peltier, Giorgio Langella riflette sulla sua vicenda e la collega alla prigionia di Marwan Barghouti.

Leonard Peltier compie 82 anni: Leonard e Marwan uniti nella lotta

Il 12 settembre Leonard Peltier ha compiuto 82 anni. È bene ricordare che per quasi 50 anni è stato rinchiuso in vari carceri statunitensi dopo una condanna a due ergastoli per la morte di due agenti del FBI. Leonard Peltier era innocente ma la sua vera colpa era, per la giustizia USA, molto più grave: era un “indiano d’America” che lottava (e ancora lotta) per i diritti del suo popolo come attivista dell’American Indian Movement (AIM). Le accuse furono pretestuose, le prove inventate, le testimonianze estorte ma rimase in carcere perché non gli venne concesso mai un appello nonostante le numerose nuove prove e testimonianze a suo favore e nessun presidente democratico o repubblicano gli concedesse la grazia. Solo il 20 gennaio 2025 poco prima di decadere Biden commutò la sua pena in arresto domiciliare e poté ritornare nella sua casa attorniato dalla sua famiglia e dal suo popolo.

Leonard non ha mai chinato la testa, non ha mai piegato la schiena, da innocente non ha mai accettato di scusarsi per ciò che non aveva fatto, ha sempre pensato e ha lottato per per la dignità del suo e di tutti i popoli oppressi del mondo.

Rispondendo alle domande di Amy Goodman, conduttrice di Democracy Now!, in una intervista del 13 settembre del 2025 rispose: “Abbiamo un presidente che cerca di abolire i nostri trattati. Se i nostri trattati vengono aboliti, ce ne andiamo anche noi. Quella è l’unica prova che siamo una nazione sovrana e un popolo. E se viene abolita, ce ne andiamo anche noi, come popolo. (…) Siamo ancora in pericolo. Sì, lo vedi succedere per le strade, sai, proprio oggi. Guarda cosa stanno facendo in Palestina, uccidono donne, bambini, neonati, bambini non ancora nati. Questo è quello che hanno fatto a noi, amico. E continua a succedere. (…) Non possiamo vivere con la paura di ciò che ci accadrebbe se venissero revocati i nostri trattati. Non possiamo ancora vivere con la paura di perdere la nostra identità, la nostra cultura, la nostra religione e tutto il resto. La maggior parte degli americani non deve preoccuparsi di questo. (…) E quindi, la lotta, la battaglia continua per me. Non mi arrenderò. Non mi sono arreso. Non voglio tornare in prigione, anche se ho sentito che Trump avrebbe cercato di togliere tutte le grazie a Biden e tutto il resto.”

Il riferimento a quello che succede in Palestina dimostra il grande senso di giustizia di Leonard Peltier, la solidarietà che ci deve essere tra popoli che hanno subito e stanno subendo un annientamento non solo fisico ma anche culturale da parte di un suprematismo bianco imperialista e coloniale. E allora, è necessario ricordare che la lotta che anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo condotto assieme a migliaia di persone giuste nel mondo per strappare Leonard Peltier dalle mani dei suoi aguzzini è la stessa che dobbiamo portare avanti per esigere la liberazione di Marwan Barghouti tenuto prigioniero di Israele in condizioni di estrema precarietà dall’aprile del 2002. Di Barghouti è bene ricordare quello che dichiarò al Washington Post: “Non sono un terrorista, ma non sono neppure un pacifista. Sono semplicemente un normale uomo della strada palestinese, che difende la causa che ogni oppresso difende: il diritto di difendermi in assenza di ogni altro aiuto che possa venirmi da altre parti.”

I casi di Leonard Peltier e Marwan Barghouti sono solo due esempi dell’ingiustizia vendicativa di tanti governi sedicenti civili e democratici che c’è stata, persiste ancora e continuerà se saremo indifferenti.

A Leonard e Marwan vogliamo dedicare questa breve “discorso”.

DISCORSO AI COMMENSALI
(a testa alta)

Forse avete ragione voi, signori, dovrei dichiararmi sconfitto.
Ma qui, dinnanzi a voi, posso confermare con sicurezza che, io, non sono vinto.
E sì, signori, io ho vinto.
Ed è da quando ho rifiutato quelle invisibili catene che mi avrebbero costretto a pensare come voi, che io ho vinto.
Io, che le ho spezzate nel momento della nascita, sì proprio io, ho definitivamente vinto.
E affermo, e ve lo confermo senza tema di smentita, che sono fiero di non essere come voi.
Io ho vinto perché per nulla al mondo potrei accettare le vostre lusinghe e le umiliazioni che mi volete imporre.
Tanto più adesso, dopo una vita intera con le ali mozzate, io non mi rassegno.
Non posso farlo. Non devo.
Sappiate che io, in tutta onestà, riesco ancora a sognare e a volare.
Così da guardarvi dall’alto.
Ma voi, con la vostra inutile presunzione, lo sapete, forse, di essere esseri che sanno solo strisciare?
Ne siete coscienti?
E anche se i ceppi mi segano le caviglie, se le manette mi stringono i polsi, io, sappiatelo, continuo a pensare.
Perché io sono libero.
Lo sarò sempre.

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Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.