L’Unità, il PD vuole riprendersi (da solo) il quotidiano fondato da Gramsci, dal 1° agosto con pubblicazioni sospese, ma il Gruppo Romeo frena

Schlein: "Una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi per costruire idee e cultura". Romeo: "Non può essere il desiderio di un partito a dettare le regole del mercato". 

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L'Unità
Il post pubblicato su Facebook da L'Unità

Il Partito Democratico ha pubblicato ieri (11 agosto) un post sui propri canali social e una nota stampa in cui afferma che “da oltre un anno lavora perché l’Unità torni nella disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata, con discrezione, serietà e prudenza”, definendo la propria una disponibilità “piena e concreta“.

Il Partito Democratico si dice dunque pronto ad acquistare l’Unità, storico quotidiano della sinistra italiana, dopo la sospensione delle pubblicazioni annunciata lo scorso 7 luglio dall’editore Alfredo Romeo, e messa in pratica effettivamente a partire dal 1° agosto 2026. La sospensione è avvenuta a causa di difficoltà finanziarie e a seguito delle fallite trattative di acquisizione con il PD; pronta la risposta nella serata del 7 luglio, quando il partito aveva dichiarato di continuare a manifestare “l’interesse e la disponibilità all’acquisto”.

Il mancato accordo pareva dovuto al fatto che Romeo avrebbe espresso l’interesse a restare con una quota di minoranza, mentre il partito, contrario, vorrebbe acquisire la testata senza compartecipazioni societarie. Non è la prima volta che l’Unità sospende le pubblicazioni; il giornale, infatti, ha attraversato crisi ricorrenti negli ultimi venticinque anni. L’ultima, quattro anni fa, con il fallimento della società editrice dichiarato dal Tribunale di Roma, dopo il quale Alfredo Romeo aveva sborsato 900mila euro per rilevarla all’asta.

Le recenti trattative

A inizio estate si è svolta la trattativa nel corso della quale l’editore “ha manifestato la disponibilità a cedere la testata a un prezzo puramente simbolico: una scelta che testimonia come l’operazione non sia mai stata guidata da logiche di profitto, ma dalla volontà di restituire l’Unità alla comunità politica e culturale che l’ha generata”.

“Siamo pronti ad acquistare subito la testata a un prezzo superiore a quello dell’acquisto all’asta del 2022″, fa sapere il Pd nella sua nota di ieri, spiegando di aver valutato anche soluzioni transitorie, compreso un affitto pluriennale accompagnato da un percorso vincolante verso il riscatto finale.

La posizione del partito è quindi quella di puntare direttamente all’acquisto. “Non cerchiamo investitori perché siamo nelle condizioni di acquistare e rilanciare il giornale”, si legge nella nota.

Il Pd: “Abbiamo rimesso in sicurezza il partito”

A sostenere la proposta ci sarebbe anche il rafforzamento della situazione economica del partito grazie ai tre anni di segreteria di Elly Schlein.

Il bilancio 2025, viene sottolineato, si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni di euro e un patrimonio netto superiore a 5,5 milioni e il partito parla del miglior risultato degli ultimi 15 anni.

Nella nota vengono inoltre ricordati la chiusura della cassa integrazione per i dipendenti, il rinnovo del contratto e l’aumento delle risorse destinate ai territori.

Il Pd cita anche i dati relativi al 2×1000: a luglio 2026, secondo i dati riportati nel comunicato, 524.840 cittadini avrebbero scelto di destinare il contributo al partito, per un totale superiore agli 8,1 milioni di euro.

“Perdere l’Unità sarebbe un impoverimento per la sinistra”

Il progetto di rilancio del quotidiano viene inserito dal Partito Democratico in un più ampio percorso di rafforzamento dell’organizzazione e degli strumenti di partecipazione e informazione.

Il Pd richiama inoltre l’appello rivolto ad Alfredo Romeo e al Partito Democratico da esponenti del mondo della cultura e dell’informazione, tra cui Edith Bruck, Dacia Maraini, Gad Lerner, Nadia Urbinati, Anna Foa, Moni Ovadia e Ivano Fossati affinché “la voce dell’Unità” non venga perduta, con conseguente “impoverimento per tutta la sinistra italiana”.

Feste dell’Unità, da 200 a oltre 500

Il PD parla anche il rilancio delle Feste dell’Unità come uno degli elementi che accompagnano il progetto. Secondo i dati, negli ultimi tre anni le feste organizzate sul territorio sarebbero passate da circa 200 a più di 500 – ricordiamo che a settembre verrà ripristinata anche la data di Vicenza, dopo oltre 10 anni di assenza, ne abbiamo dato l’annuncio qui -.

“Vogliamo restituire a quelle feste anche il loro giornale, nello spirito indicato da Antonio Gramsci; cioè non un bollettino di partito ma uno strumento attento a raccogliere le voci e le opinioni di una larga parte del paese”.

L’obiettivo dichiarato è quello di riportare il quotidiano all’interno di una comunità politica e territoriale tornata a incontrarsi, discutere e organizzarsi.

L’obiettivo: nuova edizione de L’Unità a settembre, ma Romeo frena

La proposta del Pd pareva quindi sul tavolo, con il partito che auspicava che l’operazione potesse concretizzarsi in tempi brevi, indicando come possibile occasione per il ritorno del quotidiano la Festa nazionale di Reggio Emilia. Concludeva la nota affermando che il rilancio non viene fatto “per nostalgia. Ma perché una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi nei quali costruire idee, cultura e pensiero”.

A frenare le velleità del partito guidato da Elly Schlein è una nota stampa riportata da Ansa ieri in tarda serata, in cui il Gruppo Romeo Editore afferma: “Abbiamo letto le dichiarazioni con cui il Partito Democratico rivendica la volontà di riportare l’Unità nella propria disponibilità. È una posizione legittima, come legittima – in una democrazia liberale – è la posizione di chi detiene la proprietà di un giornale. E in un sistema fondato sulla proprietà privata e sulla libertà d’impresa – puntualizza Romeo – non può essere il desiderio di un partito a dettare le regole del mercato”. 

Piccato, l’editore continua riportando che in realtà la proposta di cui parlano i dem non c’è, “perché nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni”. Al freddo iniziale si aggiunge una gelida conclusione: “L’editore si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute, così come si riserva la possibilità di custodire la testata, per rispetto della sua storia, in attesa che maturino condizioni migliori”.

La partita, dunque, rimane ancora aperta e al miglior offerente.