
(Adnkronos) – A poche settimane dall’avvio della discussione sulla Legge di Bilancio e a poco più di 3 mesi dall’entrata in vigore della Sugar tax, fissata a inizio 2027, il settore delle bevande analcoliche torna a rivolgersi alle Istituzioni con un messaggio chiaro: l’incertezza normativa legata alla misura blocca oltre 1 miliardo di euro di investimenti nel Paese. È quanto emerso oggi a Roma, all’evento “Investire nella crescita: perché superare la Sugar tax e nuove tasse”, un momento di confronto, promosso da Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia, che ha riunito istituzioni, forze politiche e imprese per analizzare gli impatti economici e sociali di una misura che rischia di generare ulteriore incertezza per il settore e per l’indotto. Dopo i saluti introduttivi di Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe, è intervenuto Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi Confindustria, con un’analisi sulle sfide economiche e sociali del Paese. “L’escalation della guerra nel Golfo, i rincari dell’energia e di alcune commodity, la crescita dell’inflazione – arrivata al picco dell’anno pari al 3,3% – che incide sul potere d’acquisto delle famiglie e il doppio aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto ciascuno, freneranno l’economia italiana nei prossimi mesi, nonostante una revisione al rialzo delle stime di crescita sul 2026, arrivate intorno allo 0,8% dallo 0,5% di aprile. È cruciale allentare la pressione su imprese e famiglie anche eliminando Sugar e Plastic tax”, ha dichiarato Fontana.
“Da quasi sette anni viviamo sotto la spada di Damocle di una tassa mai davvero entrata in vigore, ma sempre dietro l’angolo – ha dichiarato Giangiacomo Pierini – Apprezziamo l’impegno delle forze politiche che hanno compreso la nostra battaglia e delle istituzioni che negli anni hanno scelto di rinviarla, evitando un impatto devastante sulle imprese e sulla filiera. Ma se in questi anni tutti i Governi che si sono succeduti hanno ritenuto di non far partire questa imposta, è evidente che si tratta di una misura inutile. Questa incertezza prolungata, in un contesto già segnato dall’esplosione dei costi a carico delle imprese e da una inflazione in costante aumento, ha inevitabilmente frenato la crescita: oltre 1 miliardo di investimenti che le imprese potrebbero dedicare a innovazione, nuovi impianti e occupazione per il Paese sono bloccati, con un impatto diretto sullo sviluppo di altre filiere a noi vicine. Non possiamo più permetterci ulteriori rinvii: il tempo per decidere è arrivato, non solo per il nostro Settore, ma per l’intero sistema economico del Paese e la sua attrattività. Chiediamo oggi alle Istituzioni un impegno definitivo per la cancellazione dell’inutile Sugar tax, non la sua nona proroga”.
Nel corso di una tavola rotonda si sono confrontati sul tema esponenti istituzionali e politici, tra cui Marco Osnato, presidente della VI Commissione Finanze, Raffaele Nevi, segretario della XIII Commissione Agricoltura, e Mario Turco, membro della 6a Commissione Finanze, con un contributo di Silvia Fregolent, vicepresidente della 9a Commissione Industria e Agricoltura. Dal confronto è emerso un messaggio condiviso: la Sugar tax appare come una misura ingiusta, che colpisce un Settore strategico per l’economia italiana e mette a rischio migliaia di posti di lavoro. È stato più volte sottolineato come la politica industriale si costruisca con regole stabili, non con proroghe annuali che alimentano incertezza, ed è stato ricordato come la misura fosse nata con una finalità sanitaria, contribuendo a spingere le imprese a riformulare la propria offerta: un risultato che è stato comunque ottenuto e che può essere ulteriormente valorizzato attraverso strumenti diversi da una tassazione, quali prevenzione, educazione alimentare e incentivi all’innovazione, capaci di tutelare insieme salute e competitività. In un contesto profondamente mutato rispetto al passato, tra costi energetici, inflazione e instabilità internazionale, introdurre oggi una nuova imposta significherebbe penalizzare un comparto produttivo con ricadute su tutta la filiera, incluso il settore agricolo e produzioni di eccellenza del Paese, e sui consumatori: una contraddizione rispetto alla richiesta, condivisa da tutti, di maggiori investimenti e occupazione.
I lavori sono stati arricchiti dai saluti istituzionali di Giorgio Salvitti, consigliere politico del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, di Sandra Savino, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, e di Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato al ministero della Salute. “La Sugar tax è l’ennesimo provvedimento ideologico imposto a Bruxelles da funzionari che abdicano all’analisi costi-benefici in nome di un finto salutismo. Non c’è infatti alcuna correlazione tra l’introduzione di una tassa e la diminuzione dei consumi. Così come è sbagliato additare le bevande analcoliche come la causa di nefaste conseguenze per la salute. Inoltre, secondo le stime, questa tassa potrebbe addirittura tradursi in un mancato introito per lo Stato in termini di Iva. Come per il vino o per le birre, bisogna orientare la produzione verso le nuove tendenze di mercato, cosa che i produttori dei soft drinks stanno già facendo. Come Masaf stiamo percorrendo, con percorsi specifici nelle scuole, strade per un consumo consapevole: perché non è mettendo in ginocchio un comparto che si difende la salute dei cittadini”, ha dichiarato Giorgio Salvitti, consigliere politico del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.
“La crescita si sostiene creando condizioni di stabilità, fiducia e competitività per le imprese. La Sugar tax, la cui entrata in vigore è stata rinviata al 1° gennaio 2027, impone una valutazione attenta dei suoi effetti sull’intera filiera, sugli investimenti e sui consumatori. Credo che il tempo del rinvio debba essere utilizzato per lavorare al superamento definitivo della misura, individuando strumenti più efficaci e meno distorsivi per perseguire gli obiettivi di salute pubblica. La direzione deve essere quella di un fisco semplice, prevedibile e capace di accompagnare, non frenare, la crescita del sistema produttivo”, ha dichiarato Sandra Savino, sottosegretario di Stato al ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il settore delle bevande analcoliche ha già dimostrato di saper affrontare il tema della riduzione degli zuccheri con strumenti concreti, senza attendere un intervento normativo. Negli ultimi anni lo zucchero immesso in consumo dalle aziende del comparto è stato ridotto del 44% , mentre le varianti senza zucchero sono cresciute a un ritmo 7,5 volte superiore rispetto alle versioni regular . Un percorso che ha trovato un ulteriore tassello lo scorso luglio, con la firma del Protocollo d’intesa tra Assobibe e il ministero della Salute, che rafforza la collaborazione tra istituzioni e imprese sul monitoraggio dei consumi, l’informazione al consumatore, l’offerta calorica e il marketing responsabile verso i più giovani. Un modello che conferma come il dialogo e la responsabilità, e non la leva fiscale, siano gli strumenti più efficaci per accompagnare il cambiamento.
Sul tema è intervenuto anche Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato al Ministero della Salute ribadendo che: “Più che introdurre misure fiscali, è fondamentale rafforzare l’educazione sanitaria, attraverso l’informazione corretta e la promozione di scelte consapevoli nei consumi. In questo quadro si inserisce la collaborazione tra il ministero della Salute e Assobibe, rinnovata con il protocollo d’intesa siglato lo scorso luglio, che punta a favorire comportamenti coerenti con stili di vita sani, a partire dalla riduzione degli zuccheri e dal corretto bilanciamento energetico. Nel modello alimentare italiano, basato su equilibrio e varietà, anche le bevande analcoliche possono avere un ruolo, a condizione che siano inserite in un consumo moderato e responsabile, evitando eccessi, in particolare di zuccheri aggiunti. I risultati già raggiunti testimoniano un percorso di responsabilità condivisa tra consumatori e sistema dell’offerta, capace di favorire un cambio di passo in senso positivo”.
A confermare la fondatezza di queste preoccupazioni sono i numeri emersi dagli approfondimenti presentati durante l’incontro. L’introduzione della Sugar tax comporterebbe inoltre, un aumento della fiscalità del 28% su ogni litro prodotto, con una contrazione delle vendite secondo le stime di Nomisma, stimata al 16% nel biennio successivo alla sua entrata in vigore. Un effetto che si tradurrebbe in un taglio del fatturato del 10% e in una contrazione di attività e investimenti del 12%. A risentirne sarebbe anche l’indotto, con un calo negli acquisti di materie prime superiore a 400 milioni di euro, mentre sul fronte occupazionale sarebbero a rischio oltre 5.000 posti di lavoro. Un paradosso si registrerebbe inoltre sul fronte fiscale: a fronte del nuovo prelievo, il mancato gettito Iva legato al calo dei consumi arriverebbe a 275 milioni di euro, ridimensionando in parte l’obiettivo stesso della misura. Con l’avvicinarsi della discussione sulla prossima Legge di Bilancio, il Settore chiede alle Istituzioni di porre fine, in modo definitivo, a una stagione di incertezza che la Sugar tax ha avviato nel 2019. Una scelta chiara come una cancellazione permetterà alle imprese di guardare al futuro con la certezza necessaria a garantire occupazione e crescita, a beneficio dell’intera filiera e del Paese.
—
economia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)






































