Medicine di Gruppo verso le AFT, Colombara interroga il Comune: “Cosa cambierà per cittadini e lavoratori?”

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Raffaele Colombara

Il consigliere comunale Raffaele Colombara ha presentato un’interpellanza al sindaco e all’assessore alle Politiche Sociali sulla riorganizzazione della medicina territoriale nell’ULSS 8 Berica

Che fine faranno le Medicine di Gruppo di Vicenza con il passaggio alle nuove AFT, le Aggregazioni Funzionali Territoriali? È la domanda al centro dell’interpellanza presentata dal consigliere comunale Raffaele Colombara, che chiede al Comune di fare chiarezza sulle conseguenze della riorganizzazione prevista nell’ambito dell’ULSS 8 Berica.

Il passaggio dalle attuali Medicine di Gruppo alle AFT è previsto entro il 31 dicembre 2026 e, secondo Colombara, riguarda direttamente un sistema sanitario territoriale che oggi rappresenta un punto di riferimento per decine di migliaia di cittadini.

Nell’ULSS 8 Berica sono complessivamente 34 le Medicine di Gruppo, con 155 medici coinvolti e circa 221mila assistiti. Numeri che, secondo il consigliere, rendono particolarmente rilevante capire come verranno organizzati i servizi nella fase di transizione.

Quali servizi resteranno nelle sedi attuali?

Tra le principali questioni sollevate nell’interpellanza c’è il futuro delle sedi oggi utilizzate dai cittadini. Colombara cita, tra le altre, Medici Insieme di viale Trieste, Punto Doc di via Legione Antonini, le strutture della Riviera Berica e di Santa Bertilla, oltre agli altri presidi presenti nei quartieri.

Il consigliere chiede al Comune di chiarire quali funzioni attualmente garantite dalle Medicine di Gruppo resteranno nelle sedi esistenti e quali potrebbero invece essere trasferite o riorganizzate nelle Case della Comunità.

Tra i servizi indicati ci sono segreteria, presenza infermieristica, presa in carico dei pazienti cronici, prevenzione e monitoraggio.

Nel mirino finisce anche la Casa della Comunità di San Felice, che, secondo quanto riferito da Colombara, nei primi mesi di attività avrebbe registrato un numero di accessi ancora contenuto rispetto al bacino di utenza cittadino.

Il timore espresso dal consigliere è che una sede possa rimanere operativa ma perdere progressivamente alcune delle funzioni che oggi la rendono un presidio sanitario di prossimità.

Il nodo del personale

L’altra questione sollevata riguarda i lavoratori che operano all’interno delle Medicine di Gruppo.

Secondo Colombara, sono oltre una ventina gli infermieri e un numero analogo gli operatori amministrativi, molti dei quali impiegati attraverso cooperative, per i quali non sarebbero ancora definite le prospettive professionali nella fase di transizione.

“Cittadini e lavoratori hanno diritto a conoscere come verrà preservato e rafforzato questo patrimonio di prossimità nel passaggio al nuovo modello organizzativo”, sostiene il consigliere.

Per Colombara, dunque, la riorganizzazione non può essere valutata soltanto sul piano delle risorse economiche, ma deve chiarire anche quale sarà il destino delle persone che garantiscono quotidianamente il funzionamento dei servizi.

La carenza di medici di medicina generale

Nell’interpellanza viene inoltre evidenziato il tema della carenza di medici di medicina generale.

Secondo Colombara, diversi professionisti operano già oltre il massimale ordinario di 1.500 assistiti e la difficoltà nel reperire medici rappresenta una delle criticità da considerare nell’organizzazione del nuovo modello territoriale.

“Anche per questo è necessario comprendere come il passaggio alle AFT verrà concretamente realizzato nel territorio vicentino”, afferma.

Il consigliere richiama inoltre l’annuncio della Regione Veneto relativo alla destinazione di ulteriori risorse al sistema delle Medicine Integrate e al personale coinvolto nella transizione. Un segnale che Colombara giudica positivo, ma che, a suo avviso, non risolve da solo le questioni aperte.

“La sanità territoriale non vive di sigle o di edifici”

Il punto centrale della richiesta rivolta al Comune è quindi capire come le decisioni organizzative si tradurranno concretamente nei quartieri.

“La questione posta dall’interpellanza non riguarda soltanto le risorse economiche. Riguarda soprattutto la loro traduzione concreta sul territorio: quali servizi rimarranno nelle sedi oggi esistenti, quali saranno trasferiti, quale sarà il futuro professionale del personale coinvolto e come verrà garantita la continuità assistenziale per i cittadini”, sottolinea Colombara.

Da qui la richiesta al Comune di Vicenza di attivarsi nei confronti di ULSS 8 Berica e Regione Veneto, affinché la transizione sia accompagnata da informazioni chiare, garanzie sui servizi e tutela delle professionalità già presenti.

“Oggi cittadini e lavoratori chiedono soprattutto una cosa: sapere con chiarezza cosa cambierà nei quartieri, nelle sedi che frequentano ogni giorno e nei servizi che utilizzano abitualmente”, conclude il consigliere.

E sintetizza così la propria posizione: “La sanità territoriale non vive di sigle o di edifici. Vive delle persone che ogni giorno la fanno funzionare: cittadini, professionisti e lavoratori”.