Morto ammanettato a Bologna, coro “assassini” e tensioni tra agenti e corteo: polizia usa idranti e lacrimogeni

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(Adnkronos) –
Tensione tra manifestanti e polizia in tenuta antisommossa, venuti a contatto davanti alla prefettura di Bologna dove una folla si è radunata per protesta dopo che ieri il 42enne Abderrahim Fakir è morto in zona Pilastro durante un intervento della Polizia.  

Diversi i momenti di tensione con i due schieramenti venuti a contatto. Cori contro gli “assassini”, ma anche lancio di oggetti verso il cordone della Polizia. È stato quindi attivato l’idrante e sono stati usati lacrimogeni, gli agenti sono avanzati di qualche metro.  

Dopo le prime tensioni, si sono poi verificati nuovi lanci di oggetti tra cui anche petardi. La polizia ha attivato a più riprese l’idrante e utilizzato nuovamente lacrimogeni, avanzando per allontanare i manifestanti dall’area davanti alla prefettura. 

 

Prima delle tensioni, e che un gruppo di manifestanti si spostasse verso la Prefettura, a Piazza del Nettuno si è svolto il presidio pacifico con i familiari di Fakir. “Chiediamo che ogni comportamento e ogni eventuale mancanza vengano accertati con la massima attenzione. Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi provvedimenti adeguati e che chi non ha rispettato il proprio dovere non possa continuare a ricoprire un ruolo che richiede fiducia, equilibrio e rispetto per l’umanità”, ha detto al microfono la nipote dell’uomo, leggendo un testo.  

“Un pensiero va anche a chi aveva il compito di prestare soccorso e assistenza. Anche lì chiediamo chiarezza. Vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto, è stato realmente fatto, perché ogni minuto, ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte”, ha poi detto. 

“Noi non siamo qui per chiedere odio Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia, rispetto e umanità”, ha proseguito, chiedendo poi: “La coscienza dov’è?”. “Ringraziamo tutte le persone presenti oggi, perché la vostra presenza dimostra che Abderrahim non è solo un nome sui giornali. Dimostra che la sua storia è stata ascoltata e che la nostra famiglia non è sola – ha aggiunto -. Prima di concludere voglio ricordare una cosa. Si chiamava Abderrahim Fakir ed era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso. Era una vita, era una persona amata e qualcuno ieri ha deciso di portarmelo via”. “Noi continueremo a chiedere verità per lui, per la nostra famiglia, perché nessun’altra persona debba mai vivere quello che lui ha vissuto”, ha poi concluso. Durante il discorso, dalla folla in Piazza del Nettuno si sono levati applausi e cori che chiedevano “giustizia”. 

 

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