I diritti non si appaltano: una proposta per restituire dignità al lavoro

La proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla CGIL punta a contrastare precarietà, sfruttamento, caporalato e insicurezza nei luoghi di lavoro. In un Paese segnato da salari insufficienti e centinaia di vittime sul lavoro ogni anno, l’obiettivo è riportare al centro i principi costituzionali e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori

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lavoro e diritti proposta di legge

(articolo di Giorgio Langella su lavoro e diritti da VicenzaPiù Viva n. 309, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)

Stiamo vivendo un periodo molto difficile per chi lavora. Le retribuzioni sono insufficienti a compensare l’aumento del costo della vita, il lavoro è sempre più povero, precario, non garantito, nero. La piaga del caporalato viene contrastata solo a parole e sta dilagando con forme di ricatto e di brutale violenza raccapriccianti. La mancanza di sicurezza nel lavoro è sempre più evidente con leggi come quella su appalti e subappalti che ha aggravato la situazione. I dati a questo proposito sono tremendi: da inizio anno al 5 giugno 2026 i morti per infortunio nei luoghi di lavoro sono 456 che diventano 621 considerando i decessi in itinere (fonte Osservatorio Nazionale morti sul lavoro curato da Carlo Soricelli). Stiamo assistendo, nei fatti, al progressivo sgretolamento dei principi della nostra Costituzione e della “Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

A fronte di tutto questo si assiste alla mancanza di una seria politica per lo sviluppo del lavoro dovuta all’assenza totale di una prospettiva di cosa dovrà diventare il tessuto produttivo del nostro paese. Si vive alla giornata inseguendo gli eventi in forma disordinata e passiva. Manca una politica industriale degna di questo nome che possa garantire al Paese, alle lavoratrici e ai lavoratori un futuro dove vivere e lavorare in tranquillità. Questa “assenza dello Stato”, diventata ormai endemica, la si sente sulla pelle di chi lavora che non trova un valido aiuto da parte delle istituzioni contro la piaga delle chiusure aziendali, della svendita di industrie anche strategiche a multinazionali estere, delle delocalizzazioni. Non ultima la situazione della Electrolux con la volontà aziendale di espellere dal mondo del lavoro 1700 addetti considerati esuberi.

È per questo che la CGIL ha promosso la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “I diritti non si appaltano” perché i fatti recenti, di cui sono antesignani anche quelli descritti nel libro “Una storia disonesta. 2005: la lezione della lotta dei lavoratori del cantiere del teatro di Vicenza”, non servano solo a versare lacrime di coccodrillo per poi dimenticare subito.
I punti contenuti nel testo presentato dalla Cgil sono assolutamente condivisibili e hanno e possono diventare una tappa importante per diffondere la conoscenza dei problemi del lavoro e sviluppare una necessaria consapevolezza non solo tra chi lavora ma tra tutti i cittadini.

L’obiettivo è di diventare protagonisti del proprio futuro e creare un progetto per un nuovo modello di sviluppo che non sia sfruttamento, precarietà, mancanza di sicurezza per le lavoratrici e i lavoratori.

La proposta di legge di iniziativa popolare “I diritti non si appaltano” è, quindi, una iniziativa importante, quindi, per riaffermare i principi e i valori costituzionali ed è altrettanto importante sostenerla aderendo anche con la firma digitale attraverso il QR Code (nell’immagine di apertura).

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Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.