Moschee fantasma a Schio, Lovat: “Il dibattito è impostato male”

419
Davide Lovat fusioni comuni moschee schio
Davide Lovat, consigliere regionale del Veneto per "Resistere Veneto", eletto nella circoscrizione "Vicenza"

Per il consigliere regionale vicentino di Resistere Veneto, Davide Lovat, nel tema delle “moschee fantasma” a Schio il dibattito è impostato male. Della questione ci eravamo occupati a suo tempo, quando è stata segnalata all’attenzione pubblica dai consiglieri comunali del gruppo Fratelli d’Italia.

La segnalazione riportava, in particolare, di alcuni locali in via Martiri della Libertà a Schio utilizzati come luogo di preghiera nonostante fossero accatastati e urbanisticamente classificati come “direzionale/ufficio“. La vicenda è stata poi portata all’attenzione di un recente consiglio comunale.

“Il dibattito è impostato male – spiega Lovat – perché incentrato su questioni urbanistiche e normative regionali inerenti titoli abilitativi riguardo i locali. Nella realtà, invece, si stratta di principi costituzionali che andrebbero applicati e rispettati. In Italia, secondo la Costituzione, tutte le confessioni sono egualmente libere davanti alla legge, ma i loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese. Ebbene, nel caso dell’Islam, non esiste un’intesa tra lo Stato italiano e una rappresentanza riconosciuta delle comunità islamiche. Le ragioni sono complesse, ma riguardano anche una questione di fondo: nella tradizione giuridica islamica non esiste una distinzione netta tra sfera religiosa e sfera civile paragonabile a quella maturata nella civiltà cristiana e poi tradotta nel costituzionalismo occidentale. La legge religiosa e la legge civile tendono a coincidere, o comunque la prima rivendica una superiorità sulla seconda. Anche l’adesione ai principi universali dei diritti umani è spesso formulata, nei documenti ufficiali del mondo islamico, con clausole di subordinazione alla legge coranica”.

“In questo contesto – prosegue Lovat – parlare di costruzione di moschee a Schio come se si trattasse semplicemente dell’apertura di un luogo di culto analogo a una chiesa o a un tempio di altre confessioni rischia di essere fuorviante. Senza un’intesa ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, infatti, manca il presupposto giuridico che regola i rapporti tra Stato e confessione religiosa. Di fatto, e di diritto, il problema non si pone: non si possono aprire moschee. Dunque, più che discutere in modo ideologico di edifici religiosi, sarebbe utile interrogarsi sul rapporto tra i valori costituzionali e le proposte culturali che circolano all’interno delle associazioni ispirate alla tradizione islamica. In altre parole, spostare la discussione dal piano simbolico a quello sostanziale: non moschea sì o moschea no, ma quale modello di convivenza civile si intende costruire all’interno della società italiana.

In una democrazia costituzionale, il pluralismo è possibile solo se tutti riconoscono il medesimo quadro di regole e di diritti che tiene insieme la comunità politica. È da qui che dovrebbe ripartire una discussione finalmente adulta”, conclude Lovat.