
I tecnici della Regione Veneto che hanno preso parte giovedì scorso alla seduta congiunta delle commissioni consiliari “Ambiente” e “Sanità” per acquisire informazioni sulla presenza di Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) nel tracciato della Superstrada Pedemontana Veneta (Spv) hanno fornito rassicurazioni.
Lo riferisce il consigliere regionale vicentino Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale del Veneto.
Come è noto, sono alte da tempo le preoccupazioni della popolazione per lo stato dell’ambiente e per eventuali ripercussioni per la salute, a maggior ragione dopo che a ottobre scorso, la Procura della Repubblica di Vicenza ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di 12 persone, tra componenti degli organi di amministrazione del Consorzio SIS S.c.p.a. e della SPV S.p.A., responsabili tecnici e direttori di cantiere, indagati per inquinamento ambientale e omessa bonifica in relazione proprio alla realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta. In particolare, per due tratti chiave del percorso: la galleria naturale di Malo, nei comuni di Castelgomberto e Malo, e la galleria naturale di Sant’Urbano, a Montecchio Maggiore.
Cunegato chiarisce che “giovedì scorso, i tecnici della Regione ci hanno illustrato le differenze tra questo caso e quello Miteni: qui ci troviamo di fronte a PFAS a catena corta, con emivita breve nel sangue e che non si accumulano nell’organismo come il PFOA e il PFOS della Miteni”.
Tuttavia – è opinione del consigliere regionale – l’assenza di bioaccumulo nel sangue non è una garanzia di innocuità. “Studi scientifici – riferisce Cunegato –, tra cui una valutazione tossicologica dell’EPA americana, dimostrano che i PFBA, pur non trovandosi nel sangue, si accumulano nei tessuti di organi come fegato, tiroide e reni, e indicano come probabile la tossicità per gli esseri umani, che invece è certa per alcuni animali. Gli stessi tecnici, affermando che il PFBA non risulta cancerogeno, hanno sottolineato che ciò è vero ‘allo stato attuale delle conoscenze’. Quindi, non si può dire che siano innocui, né vi è certezza sui loro effetti per l’organismo. E visto che parliamo di salute pubblica, questa incertezza impone la massima cautela”.
Sulla vicenda, è noto che Arpa Veneto – tra l’altro alle prese anche con la delicata questione della bonifica dell’area su cui sorgeva la Miteni – ha svolto dei monitoraggi nella zona della galleria di Sant’Urbano, i cui risultati – anche questi rassicuranti – sono stati esposti alle commissioni regionali congiunte – e che la Regione vuole avviare uno studio epidemiologico nella zona delle acque di scorrimento della galleria tra Dueville a Caldogno”.
“Ma – precisa il capogruppo Avs – non basta. Per questo, durante la seduta ho sollevato il problema dei campi coltivati sopra il materiale da scavo contaminato. Molti dei 28 siti dove sono state depositate le terre delle gallerie sono stati ricomposti e destinati a uso agricolo: su questo i tecnici non hanno saputo darmi una risposta definitiva. Il principio di precauzione imporrebbe di non coltivare quei terreni finché non avremo dati certi. Inoltre, il professor Marcomini di Ca’ Foscari ha confermato che il PFBA si trova negli alimenti irrigati con acque contaminate, ma la sua valutazione del rischio avrebbe restituito valori al di sotto la soglia di rischio. Lo stesso Marcomini però sottolineato che serve una base dati più robusta”.





































