
A quattro mani a Schio ha coinvolto adolescenti, bambini e papà in due laboratori dedicati agli stereotipi di genere e alla condivisione della cura.
A quattro mani a Schio ha portato al Faber Box e nella Biblioteca civica una riflessione concreta sugli stereotipi di genere e sulla cura condivisa. Il progetto, ideato da Elisabetta Fabrello, è stato realizzato attraverso Space Invaders, il bando delle politiche giovanili del Comune di Schio, in collaborazione con la biblioteca.
Il primo laboratorio, organizzato il 17 ottobre al Faber Box, ha riunito adolescenti tra i tredici e i diciotto anni. Il confronto è partito dalle abitudini quotidiane: chi prepara la cena, chi lava i piatti, chi stende il bucato e chi accompagna i figli dal medico. Pubblicità, serie televisive e vita domestica sono diventate materiale per riconoscere ruoli dati spesso per scontati.
Dopo la discussione, ragazze e ragazzi hanno lavorato in modo creativo sulla possibile distribuzione più equa dei compiti familiari. Il tema si collega al dibattito più ampio sulla parità di genere e sulle disuguaglianze che attraversano lavoro e famiglia, affrontato qui attraverso esperienze accessibili alle diverse età.
A quattro mani a Schio, dagli adolescenti ai bambini con i loro papà
Il secondo appuntamento si è svolto il 24 ottobre in biblioteca ed è stato riservato a bambine e bambini dai tre agli otto anni insieme ai papà. La mattinata ha alternato la lettura di albi illustrati dedicati alla cura della casa e alla condivisione dei compiti a un laboratorio con forbici, colla e pennarelli.
L’incontro è entrato anche nel calendario del Veneto Legge, la maratona regionale di lettura. Le storie e le immagini hanno permesso di proporre ai più piccoli un tema complesso con un linguaggio vicino alla loro esperienza, coinvolgendo direttamente gli adulti nelle attività.
L’assessore alle politiche giovanili Milva Scortegagna ha osservato che le abitudini di domani si costruiscono anche partendo da gesti semplici come lavare i piatti o preparare la merenda. A quattro mani a Schio ha scelto gioco, lettura e confronto per mostrare che la cura non è un compito assegnato a una sola persona, ma una responsabilità da condividere dentro e fuori casa.

































