(Adnkronos) – Metti un orologio a scandire il ritmo del cambiamento climatico e lascia all’immaginazione il tempo fra il tic e il toc. In una delle interminabili giornate della midsummer, quando il sole h24 riscatta il lungo e buio inverno. In una terra ai confini del Circolo polare artico, dove la natura sembra non finire mai, e invece presenta anche qui, inesorabile, il suo conto. Un invito a riconnettersi con i suoi tempi, con l’ambiente che ci circonda, e a rallentare, a riprendersi il proprio tempo. E’ ‘Climate Clock’, un ambizioso progetto artistico inaugurato nei giorni scorsi, che è uno dei più significativi di Oulu2026, claim della città finlandese di Oulu che detiene il titolo di Capitale europea della cultura (Ecoc), insieme alla slovacca Trencin.
Sesta città del paese, con 200mila abitanti, a 600 chilometri dalla capitale, affacciata sul Golfo di Botnia, è ben collegata anche dall’Italia con i voli Finnair via Helsinki. E’ considerata la Silicon Valley della Finlandia: qui ha sede la Nokia che ne ha segnato lo sviluppo più recente e la vocazione verso l’Ict. Un passato che affonda le radici nel 1600, sotto il Regno di Svezia, più volte cancellato da incendi devastanti e dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, eppure ancora visibile nelle antiche casette in legno sopravvissute e nella maestosa cattedrale, una delle più grandi del paese realizzata in muratura e per questo in gran parte salvatasi. Oggi, Oulu – nome che deriva dalla lingua dei Sami, il popolo che abita il Nord del mondo – è la porta della Lapponia, nota soprattutto per le attrazioni naturalistiche e per gli sport che, in ogni stagione, dal ghiaccio al bosco, è in grado di offrire.
E’ per andare oltre e scommettere su un appeal anche culturale, su cui in pochi avrebbero creduto, che è nata l’idea di candidarsi come Ecoc. Una scommessa vinta due volte: la prima ottenendo il titolo e la seconda con il successo registrato in questa prima metà dell’anno. Solo alla grande cerimonia di apertura a gennaio sono intervenute 250mila persone e in 17mila hanno visitato le mostre nel primo mese. Un record per una città che non ha nel suo Dna arte e cultura ma che, insieme ad altre 39 municipalità della regione che arriva fino al confine con la Russia, ha unito le forze per fare il grande salto all’insegna del ‘cambiamento climatico culturale’. L’obiettivo, e il messaggio, infatti, è quello di un cambiamento culturale permanente, dove cultura, arte e tecnologia si incontrano e si fondono e dove lo sguardo è rivolto alla natura, che detta i suoi tempi.
“Quando abbiamo pensato al tema di Oulu2026 – afferma Piia Rantala-Korhonen, Ceo di Oulu2026 – l’idea era di esprimere il concetto della riconnessione: avevamo la sensazione che in quel momento in Europa qualcosa si fosse rotto e fosse indispensabile riconnettere le persone. Per farlo, abbiamo voluto usare la cultura e la partecipazione. Da qui sono nati progetti volti anche a riconnettere diversi tipi di talenti e anime della società, collegando tecnologia e arte, scienza e cultura. E’ stata una grande sfida, in una città come Oulu, rendere la cultura attrattiva. E questo fin dall’inizio, da quando abbiamo cominciato a pensare a cosa avremmo potuto fare in una diversa maniera per rendere Oulu una città culturalmente attrattiva. Dovevamo rafforzare gli aspetti culturali della città e questo è quello che abbiamo cercato di fare”.
E i numeri danno ragione agli organizzatori. “Abbiamo registrato un aumento del turismo del 20 per cento solo a inizio anno. Ed è molto importante, rispetto a un trend che vedeva decrescere il turismo business, che ci sia stato un aumento del turismo leisure, di persone che vengono qui in vacanza: questo segmento è cresciuto del 40 per cento ed è davvero notevole”, sottolinea.
“La cultura ora è entrata nell’agenda politica, nel processo decisionale politico, ora la cultura – prosegue – non appartiene più solo alle persone di cultura e questo è una grande cosa in una città come Oulu. Le persone hanno capito che se investiamo denaro nella cultura otteniamo attrazioni per turisti e residenti e un ritorno economico. Come si è visto anche in altre Capitali europee della cultura, nella stessa Matera, la città poi resta nella ‘mappa’ e questo gli abitanti lo percepiscono. Quindi, il vero heritage che rimarrà dopo il 2026 è proprio l’eredità mentale, oltre al patrimonio culturale di opere come quelle del ‘Climate Clock’ che rimarranno”.
‘Climate Clock’ è un percorso artistico composto da sette opere di artisti finlandesi e internazionali, dislocate in diversi siti nei dintorni di Oulu che ben esprimono il significato del progetto. Comune denominatore è la relazione con la natura, il ritmo del cambiamento climatico e i diversi modi in cui possiamo sperimentare il tempo. L’intento è quello di creare un nuovo genere di esperienza dell’arte attraversando foreste, fiumi, tratti di costa, siti archeologici e contesti urbani. Opere dove materie e tecniche usate, dalla ceramica al legno, dalla cinetica ai suoni, connettono arte e scienza per offrire una riflessione sui ritmi che cambiano nel mondo della natura. Per realizzarle, infatti, gli artisti hanno lavorato fianco a fianco con scienziati del clima, idrologi, glaciologi e persino un biologo del lichene.
Così ci sono i blocchi di pietra che richiamano pezzi di iceberg realizzati da Rana Begum (Uk/Bangladesh), nell’isola pedonale al centro di Oulu; la grande botte che racchiude fiochi di neve luminosi di Takahiro Iwasaki (Giappone) nella spiaggia di Kirkkosuvanno a Ylikiiminki, non lontano da una delle rare chiese settecentesche in legno ancora rimanenti nella zona; le sculture in argilla di Ranti Bam (Uk/Nigeria) a Yli-Ii, che spuntano dal bosco intorno al Kierikki Stone Age Centre, importante centro scientifico e museo archeologico, che custodisce una raccolta di reperti dall’età della pietra; le installazioni realizzate con i materiali della foresta e sparse nel parco che circonda le rapide di Koitelia a Kiiminki del finlandese Antti Laitinen, cresciuto proprio in questi luoghi, e intitolate ‘Tu sei qui’; una gigante porta-finestra in marmo rosa che guarda il fiume realizzata da Superflex (Danimarca) nel porto turistico di Kiviniemi a Kello; una serie di lampioni colorati nel sobborgo di Oulunsalo, proprio vicino al museo di storia locale, ideati da Gabriel Kuri (BelgioMessico) come ideale parametri di misurazione del rischio.
E poi c’è una settima opera, trasversale a tutte le altre e che riassume il senso di tutto il progetto: l’orologio gigante creato dai finlandesi Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen, composto da un meccanismo a vista in legno e pietra e da un cubo di schermi su cui scorrono le immagini dell’ambiente nordico. Dopo l’esposizione inaugurale a Kierikki, sarà in mostra al Centro culturale Valve dal 23 giugno al 19 luglio. Tutte le opere, poi, resteranno come una delle eredità di Oulu2026 e diventeranno parte della collezione del Museo d’arte di Oulu (dove è in corso una personale, per la prima volta in Finlandia, dello stilista di moda giapponese Yuima Nakazato).
Un percorso artistico, quindi, ‘Climate Clock’ – ora aperto al pubblico e raggiungibile facilmente in auto o con i mezzi e persino lungo piste ciclabili – dove ogni pezzo è una tappa che invita a riflettere, a riconnettersi con l’ambiente e a riprendere coscienza dei tempi della natura, come spiega la curatrice del progetto Alice Sharp, che è direttore artistico dell’inglese Invisible Dust: “Il ‘Climate Clock’ scandisce il tempo che passa, percepito ad esempio guardando la neve sciogliersi, e noi stiamo imparando di nuovo ciò che i nostri avi sapevano bene, cioè che il tempo non possiamo controllarlo e che la natura ha e mantiene il suo proprio ritmo. Ma nello spazio tra il tic e il toc dell’orologio c’è il tempo dell’immaginazione e queste opere riconnettono con il tempo della natura e con quello dell’immaginazione”.
“‘Climate Clock invita a riconnettersi con il mondo della natura attraverso le prospettive di un gruppo di artisti, le cui opere creano nuovi modi di sperimentare la nostra relazione con l’ambiente, incoraggiandoci a rallentare e a prestare attenzione ai ritmi e ai cambiamenti intorno a noi. Ed è esattamente ciò che volevamo rendere possibile con questo progetto ed è stato fantastico vedere come le persone abbiano scoperto le opere e come le comunità della regione le abbiano adottate”, dice Ulla Viskari-Perttu, produttrice esecutiva per le arti visive di Oulu2026.
Il progetto, infatti, ha fortemente coinvolto le comunità locali come parte del suo stesso significato, come spiega la produttrice internazionale Claudia Woolgar: “Volevamo che la comunità fosse coinvolta perché il progetto riflette la concezione della popolazione sul cambiamento climatico e sulla fragilità della natura che è la stessa in tutto il mondo. Sei opere che possono essere viste come un’unica opera e l’intera regione come una enorme galleria. Con progetti come questo, la città ha l’occasione di cambiare e di cambiare anche i cittadini. E il titolo di Capitale europea della cultura è un’occasione straordinaria per mettere Oulu nella ‘mappa’”.
Il tema dell’interconnessione con la natura e del rapporto tra arte, tecnologia e scienza, si ritrova anche in un altro progetto inaugurato, negli stessi giorni, in un centro a pochi chilometri da Oulu, che ha il nome più piccolo che esista: Ii (solo due ‘i’), che nella lingua Sami vuol dire ‘notte’, forse a ricordare l’oscurità dell’inverno o forse per un significato ancora più arcano. Sta di fatto che in questa cittadina si tiene ogni due anni un evento, dal nome altisonante di ‘Art Ii Biennale’, che quest’anno è sotto l’egida di Oulu2026 ed è intitolato ‘Solastalgia’. Fino a fine luglio sono esposte opere di artisti finlandesi e internazionali (tra cui gli estoni di Wild bits che le riproporranno l’anno prossimo nel loro paese), tra sculture, fotografie, dipinti e installazioni, sotto la direzione artistica di Heta Kaisto. A fare da cornice tre location: il Centro d’arte Kauppila, il Parco artistico ambientale e la Casa dei lavoratori. Quest’ultima è un vecchio edificio in legno che, dopo anni di abbandono, è stato restaurato e restituito alla comunità come spazio culturale per mostre e concerti; al suo interno, infatti, c’è anche una sala-teatro, dove non è raro vedere esibirsi pure uno dei vanti di Ii, il coro cosiddetto degli ‘strillatori’ (Huutajat), ormai divenuti star internazionale.
Visitare la ‘Art Ii Biennale’ è un’occasione anche per scoprire questa parte della regione di Oulu, proprio alla foce dell’Iijoki, uno dei più importanti fiumi del paese, un tempo principale via di navigazione utilizzata per il trasporto di beni tra la Russia e il Golfo di Botnia, dal legno al catrame, e molto ricco per la pesca del salmone. Ancora oggi, percorrendolo con una gita in barca accompagnati da una guida naturalistica, si possono vedere le reti dei pescatori fissate in strutture di legno e tutto intorno i numerosi cottage, le seconde case tanto amate dai finlandesi per trascorre il tempo libero a contatto con la natura.
E non mancano le soluzioni per pernottare a Ii. Proprio lungo l’Iijoki c’è il Iin Paviljonki, una struttura articolata in più corpi di legno, con a disposizione sala meeting, grande cucina e l’immancabile sauna con accesso diretto al fiume, di proprietà di una coppia di imprenditori innamorati dell’Italia che la curano personalmente. Poi c’è uno dei pochi B&B della zona, Villa Kauppila, gestito al femminile da due socie e nato dalla ristrutturazione di una antica casa di famiglia, in legno, che offre una colazione a base di prodotti locali. Per una sistemazione decisamente luxury c’è invece una delle sorprese che riserva questo angolo nordico: la Akola Manor, storica casa padronale in legno del 1796, di 700 metri quadrati, raro esempio di architettura in stile ‘Gustaviano’, oggi protetta come patrimonio storico. Con spiaggia privata e accesso diretto al fiume e giardino con sauna e area relax open air, la dimora è stata restaurata nel 2022 dallo studio di architettura Jkmm personalmente per il socio fondatore Teemu Kurkela, che ha trascorso qui le estati della sua infanzia. Atmosfera minimalista, materiali locali e spazi riconfigurati danno vita a una serie di ambienti contigui con un unico filo conduttore. A disposizione sei camere, preferibilmente affittabili in blocco per mille euro a notte, per chiunque voglia entrare a far parte della community ‘Akola Friends’.
Un connubio di antico e moderno, raro a queste latitudini, si può trovare anche in alberghi urbani come il Lapland Hotels di Oulu, recentemente rinnovato e ampliato. La struttura ingloba una antica casa in legno, dove sono state ricavate sale per banchetti e meeting, compresa una in una sorta di grotta. Dall’unione dei due nuovi corpi è nato un cortile coperto, che spicca per la colorazione completamente bianca e le decorazioni pendenti dell’artista locale Anu Pentik, che ha disegnato anche la collezione di vasellame usata per la colazione, una delle più gettonate in città essendo aperta anche ai non ospiti dell’albergo e che si affianca alla proposta del ristorante ‘Il Puro’ aperto a inizio 2026, un incontro tra ispirazione italiana e ingredienti nordici.
Il Lapland Hotels di Oulu è un buon punto di partenza per una visita della città in questo anno tanto speciale. Si trova infatti proprio affianco alla cattedrale, costruita nel 1777 in muratura gialla con grande campanile e intitolata a Sofia Maddalena, moglie dell’allora re di Svezia Gustavo; tra le varie ristrutturazioni che si sono succedute anche quella ad opera del famoso architetto Carl Ludvik Engel. Di fronte si apre il parco Ainola, grande polmone verde che al suo interno custodisce un teatro per gli spettacoli estivi e che si estende fino a incontrare il fiume, lì dove per quest’anno è stata posta l’iconica scritta a fiori Oulu2026.
Il cuore della vita cittadina – e non poteva essere diversamente in una città di mare – è la piazza del mercato, Kauppatoori. Qui sorge il vecchio Mercato coperto del 1901, il Kauppahalli, dove si possono trovare prodotti freschi e d’artigianato e anche l’Ufficio del turismo di Oulu (https://visitoulu.fi/en/). Di fronte la simpatica statua in bronzo del Toripolliisi, il poliziotto del mercato che veglia sulla piazza, diventata simbolo della città. E, ancora, al centro della piazza, i caratteristici granai in legno dipinti di rosso che oggi ospitano caffè all’aperto. Affacciati sull’acqua ci sono poi il Teatro moderno e la biblioteca, separati dal ponte pedonale che porta all’isoletta di Pikisaari, nucleo antico della città, con casette di legno un tempo abitate da pescatori e marinai, oggi da artisti; una di queste ospita un museo che illustra come si viveva all’epoca. Ma una visita di Oulu non può dirsi completa se non si vedono anche le opere che in questa città, come in molte altre della Finlandia, ha lasciato il celebre architetto Alvar Aalto. Una su tutte è l’Aaltosilo, primo edificio industriale disegnato da Aalto, nel 1931, per una fabbrica di cellulosa, alto 28 metri. Dopo la dismissione e un periodo di abbandono, oggi è stato riportato a nuova vita come spazio culturale e ospita alcune delle mostre di Oulu2026.
E sono molti ancora i progetti e le iniziative che andranno in scena nella seconda metà dell’anno di Oulu2026 (per informazioni https://oulu2026.eu/en/). Proprio in questi giorni si celebra, come in tutta la Finlandia, il Midsummer, la festa che dà il benvenuto all’estate, con una settimana ricca di eventi.
Clou dell’estate sarà la Summer Night’s Dinner, il 15 agosto, una gigantesca cena aperta a tutti e gratuita (ma ognuno potrà portare qualcosa), con una tavolata comune lunga un chilometro che sarà allestita nel centro di Oulu. Quello del cibo, infatti, è uno dei temi portanti di Oulu2026, sviluppato con ‘Arctic Food Lab’, un progetto che mira a far conoscere i sapori nordici, fra tradizioni sostenibili e prodotti della natura, in un racconto esperienziale dalla foresta alla tavola. Un altro modo per favorire un vero cambiamento climatico culturale, che passa anche da un diverso approccio al cibo e che riconnette le persone attraverso quei sapori profondamente radicati nell’ambiente nordico e connessi con il ritmo della natura.
Chiuderà gli eventi di agosto il ‘Delta Life Grand Finale, uno dei più grandi eventi outdoor dell’anno. A novembre è in programma il Lumo Art and Tech Festival, edizione speciale del Festival delle luci, che combina arte e tecnologia e che comprende anche il nuovo Fetival del suono subartico Tar. Tra i progetti che durano tutto l’anno, invece, ‘Layers in the peace machine’, installazione dedicata alla pace come processo dinamico presso la sede del Comune di Oulu; la mostra di video-opere ‘Earworm – Media Art from Kiasma’, sempre al Comune; la fotogtafica ‘Play – Fotografiska Tallinn’ al Centro commerciale Pekuri; ‘The Logos’, installazione immersiva sonora all’interno della Cattedrale. Per finire con il closing a dicembre, la cerimonia di chiusura che segnerà la fine di questo speciale anno per Oulu e, soprattutto, un nuovo inizio restando nella ‘mappa’.
(di Alessia Trivelli)
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