
Le assegnazioni del personale dell’Ulss 8 alle Case di comunità non avverrebbe su base volontaria. È quanto denuncia oggi la consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Sanità, Chiara Luisetto.
Secondo la consigliera vicentina, autrice di una interrogazione sul tema, medici e specialisti sarebbero obbligati a spostarsi per prestare servizio nelle strutture territoriali della provincia di Vicenza, di competenza dell’azienda sanitaria di Peter Assembergs
Personale Ulss 8 nelle Case della Comunità: la denuncia della Luisetto
Oggi, in Consiglio della Regione Veneto, la consigliera dem vicentina aspettava una risposta alla sua interrogazione dall’assessore alla Sanità veneta, Gino Gerosa. Tuttavia, l’esponente della giunta Stefani sarebbe andato via, lasciando in aula al suo posto Filippo Giacinti, assessore al Bilancio, che avrebbe speso parole rassicuranti.
“Soprattutto per quanto riguarda l’Ulss 8 Berica – ha detto Chiara Luisetto -, le segnalazioni che arrivano sono circostanziate e ci dicono che la pratica delle assegnazioni degli specialisti alle Case della Comunità non avviene su base volontaria, come vorrebbe farci credere la risposta data oggi alla mia interrogazione.
Abbiamo invece informazioni ben diverse – ha proseguito -, con cardiologi, pneumologi, figure di specialisti che sono tenute a spostarsi e che non possono scegliere, in un clima peraltro non ancora del tutto risolto, neanche da un punto di vista umano e di serenità lavorativa. E in tutto questo brilla per assenza l’assessore alla sanità Gerosa, che a mesi di distanza da questa interrogazione, ha lasciato l’aula prima di dare risposta”.
Nei mesi scorsi, la Regione Veneto ha definito un’intesa a garanzia della piena operatività delle sue Case di Comunità. Con i rappresentanti sindacali dei medici di medicina generale in Veneto è stato raggiunto un accordo che consente di assicurare la presenza dei professionisti nelle strutture territoriali.
“Rischiamo ancora – ha commentato la consigliera Luisetto -, il gioco delle tre carte: senza investimenti reali, spostare professionisti dalla sede ospedaliera per andare a tappare buchi all’interno delle Case della Comunità, non risolve i problemi. Anzi, il rischio è di allungare le liste d’attesa all’interno degli ospedali, peraltro in una Ulss dove sono già oltre 6.000 le persone che attendono una prima visita, per non parlare delle visite di controllo di cui non abbiamo menzione, perché non rientrano nelle statistiche. Insomma, non siamo al ‘tutto va bene’, ma in una situazione che richiede programmazione e iniziativa. Sicuramente non atteggiamenti sfuggenti”, ha concluso la Luisetto.




































