
La politica regionale si infiamma con un attacco coordinato delle opposizioni che mette nel mirino le scelte economiche, la gestione del sistema sanitario e le politiche ambientali della Giunta regionale del Veneto.
Dal nodo fiscale dell’IRAP che frena le imprese, passando per l’esplosione della spesa sanitaria privata a carico dei cittadini, fino alle critiche sulla gestione dei Pfas e del collettore Arica: il quadro delineato dai consiglieri di minoranza descrive un Veneto in affanno, privo di una visione strategica e segnato da ritardi che pesano direttamente sulle tasche e sulla salute dei veneti.
IRAP e Bilancio: il “macigno” sulle imprese che frena la locomotiva del Nord

Il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, boccia senza appello le recenti direttive di bilancio della Giunta, definendole “un tradimento verso il tessuto produttivo“.
Al centro della critica c’è la conferma delle aliquote IRAP, alzate durante l’ultima fase dell’amministrazione Zaia con la promessa di una temporaneità che oggi sembra svanire.
“Il bilancio che verrà presentato rischia di essere un documento scarico e punitivo verso chi produce“, incalza Manildo, citando dati economici preoccupanti: tra il 2021 e il 2025 la crescita del Veneto (+6,5%) è rimasta sotto la media nazionale (+7,1%).
Per l’esponente dem, cristallizzare la pressione fiscale in un momento di calo dei consumi e difficoltà di accesso al credito significa mortificare le PMI. “Non bastano le passerelle istituzionali – commenta – serve un nuovo patto per la competitività che preveda incentivi reali, non una zavorra fiscale che allontana gli investimenti”.
Sanità: 4 miliardi di spesa “out of pocket” e il declino del sistema pubblico

Dura la presa di posizione di Carlo Cunegato (Alleanza Verdi e Sinistra), che analizza con cifre pesanti la Relazione socio-sanitaria regionale 2025.
Secondo Cunegato, il sistema veneto ha perso la sua natura universale: a fronte di 12,2 miliardi di spesa pubblica, i cittadini sono costretti a sborsare 4,11 miliardi di euro di tasca propria (“out of pocket”) per curarsi.
“I veneti pagano due volte: prima con le tasse, poi per ottenere cure che dovrebbero essere garantite“, denuncia il consigliere, sottolineando come la spesa pro capite per la sanità privata in Veneto (847 euro) sia nettamente superiore alla media nazionale (730 euro).
Cunegato respinge con forza l’ipotesi di cancellare il vincolo di esclusività per i medici pubblici: “È il fallimento di un modello che spinge verso la privatizzazione. Molti cittadini, semplicemente, rinunciano a curarsi. Un Paese che non garantisce cure accessibili non può definirsi una comunità civile”.
Collettore Arica: la polemica sullo spostamento dello scarico dei Pfas
Spostarsi più a valle non significa risolvere il problema. È questo il senso della critica mossa dai consiglieri PD Chiara Luisetto, Antonio Dalla Pozza e Anna Maria Bigon in merito al prolungamento di 4 chilometri del collettore Arica a Cologna Veneta. Per l’opposizione, sbandierare questa operazione come una vittoria storica è mera propaganda.
“Spostare lo scarico non elimina l’inquinamento da Pfas, semplicemente lo trasferisce da un territorio all’altro”, spiegano i consiglieri, mettendo in guardia dai rischi per i territori agricoli situati più a valle.
Il Partito Democratico contesta inoltre la confusione sulle cifre — tra i 10 e i 20 milioni di euro — definendo l’investimento come un semplice “spostamento di fondi già stanziati nel 2023” per coprire ritardi cronici. “La vera sfida non è la lunghezza di un tubo, ma investire sulla qualità dell’acqua allo scarico con sistemi di depurazione all’avanguardia che garantiscano la sicurezza di tutto il bacino idrico”.
































