
A due anni di distanza dal crollo del tetto di un edificio abbandonato di Via Baracca a Vicenza riceviamo una segnalazione sullo stato della sicurezza al quartiere Ferrovieri. A firmarla è Jonathan Gabrieletto. “Spegniamo una seconda candelina – dice -, ma non c’è una torta davanti a noi perché non c’è proprio nulla da festeggiare”.
Dalla Questura di Vicenza – come riportato in un nostro articolo – informarono che il crollo aveva interessato “un edificio da tempo abbandonato, risalente al 1800 circa, con il tetto completamente ceduto, forse a causa delle copiose piogge degli ultimi giorni e delle scorse settimane”.
Poliziotti e vigili del fuoco, intervenuti sul posto su segnalazione degli abitanti, avevano immediatamente provveduto a verificare che all’interno dello stabile non ci fossero persone, dal momento che risultava che fosse utilizzato come riparo di fortuna da alcuni senza tetto. “Fortunatamente il controllo dell’area ha consentito di scongiurare tale eventualità“, spiegarono dagli uffici di Viale Mazzini.
Oggi, a distanza di due anni, nulla sembra essere cambiato come riporta Gabrielletto: “Da allora, il tempo sembra essersi fermato, diversamente dai detriti che, invece, hanno continuato imperterriti il loro lento ritorno alla terra”.
E ancora: “Quella notte, l’area antistante l’edificio venne transennata, occupando l’intero marciapiede pubblico e metà della carreggiata (un’intera corsia di marcia per circa 40 metri). Un intervento che doveva essere una temporanea messa in sicurezza, in attesa di opere definitive. Ma sono passati 730 giorni e quel transennamento è diventato un elemento fisso dell’arredo urbano, condito continuamente da nuovi detriti ed erbacce infestanti.
Nel frattempo – prosegue il cittadino -, infiltrazioni d’acqua e nuove crepe continuano a minare ciò che resta della fatiscente dimora di fronte alla quale la perenne strozzatura al traffico veicolare, e l’inibito transito sul marciapiede pubblico, costringono tanto le auto quanto i pedoni a deviazioni spesso azzardate e, comunque, ben poco sicure“.
Una situazione di degrado e di pericolo che sembra avere natura burocratica: “Il problema, dopo anni di annunci e promesse rimaste tali – spiega Jonathan Gabrieletto -, non sembra risiedere unicamente nella mancanza di volontà dei singoli, ma in quel groviglio di lacci e lacciuoli caratteristici della burocrazia italiana. In particolare, quella che vincola infaustamente la gestione del patrimonio storico.
Ci troviamo davanti ad un paradosso – prosegue – nel quale la normativa impone la conservazione degli edifici storici (anche se qui parliamo di una catapecchia, diciamocelo chiaramente) per preservare l’identità culturale delle aree urbane mentre la pubblica incolumità viene bellamente ignorata quando, una struttura del genere, cade letteralmente a pezzi davanti a scuole materne, elementari e medie.
Procedure autorizzative infinite, costi spropositati e la mancanza di collaborazione tra le parti, finiscono per bloccare ogni tentativo di recupero o meglio di demolizione. Non si vuole puntare il dito contro nessuno in particolare, per carità, ma occorre ricordare l’urgenza di un’iniziativa corale che, almeno per il momento, veda seduti allo stesso tavolo l’Amministrazione comunale, la Soprintendenza e i privati coinvolti. Detto questo, l’obiettivo a lungo termine dovrà essere quello di snellire le procedure e trovare strumenti, magari attraverso agevolazioni fiscali o altro, che rendano meno oneroso lo smaltimento degli immobili collabenti. La tutela del patrimonio e la sicurezza di chi cammina per strada non devono essere obiettivi contrapposti, ma due facce della stessa medaglia che possono e devono coesistere. Speriamo di non doverne riparlare ancora in un terzo anniversario”, conclude la segnalazione del crollo dello storico edificio di via Baracca a Vicenza.





































