
Le Risorgive del Bacchiglione sono oggi uno dei parchi naturali più importanti del Veneto, è infatti il luogo dove nasce il fiume Bacchiglione, dalla confluenza del Torrente Timonchio con il Fiume Bacchiglioncello, che si forma proprio grazie all’acqua di falda che affiora naturalmente in superficie. Non solo acqua, ma anche un ecosistema unico, che fa sì che la zona delle Risorgive rientri oggi tra le aree verdi protette da “Rete Natura 2000”.
Situate tra Dueville, Villaverla e Caldogno, le Risorgive attirano ogni weekend numerosi visitatori, in primis famiglie, che vogliono trascorrere qualche ora tra la natura e l’acqua limpidissima delle sorgenti. Tuttavia questo tesoro verde ha una storia intricata e curiosa poco conosciuta, che merita di essere raccontata. Per riepilogare come si è arrivati a tutelare questa preziosa area abbiamo interpellato Graziano Ramina di Dueville+Verde, autore del libro “Il bosco delle risorgive”, pubblicato nel 2019, e Alessandra Dossi, ex consigliera comunale di Dueville, che ha seguito da vicino la fase di affidamento della gestione dell’oasi nel 2014.

Le prime iniziative per la tutela dell’area delle Risorgive e l’inizio della tensione coi cacciatori
Il dibattito sull’area delle Risorgive nasce ad inizio degli anni ’80, quando il mensile duevillese di informazione “Metro” pubblicò un’intervista a Erasmo Zancan, allora presidente del comitato di gestione della biblioteca del paese, e un articolo di Giustino Mezzalira in cui si mettevano in luce già all’epoca le problematiche della trasformazione speculativa del suolo agricolo in riferimento all’area del “bosco” situata tra Novoledo e Dueville. A contribuire a quell’intervista fu un giovane Graziano Ramina, che oggi ricorda come, dopo quell’articolo, si svolsero alcune riunioni dei consigli comunali di Dueville e Villaverla, nelle quali si iniziò a discutere, per la prima volta, del rischio di una distruzione del paesaggio fino ad allora quasi incontaminato delle Risorgive.

“Andammo a proporre in varie assemblee pubbliche una tutela che riconoscesse il valore storico-ambientale del territorio e che non venissero chiuse le cosiddette boie” spiega Ramina, raccontando poi di un duro contrasto con i cacciatori, visto che quello era anche luogo di caccia. “Si svolse per 20 anni una vera e propria guerra, durante la quale – prosegue Ramina -, tra le tante minacce ai promotori dell’iniziativa, mi fu anche recapitato a casa un cartello di divieto di caccia tutto sforacchiato”.
L’arrivo dei vincoli di salvaguardia, ma le contraddizioni continuano a mettere in pericolo la tutela delle Risorgive
Nel 1982 inoltre “non si sa bene su istigazione di chi – dichiara Ramina -, il consorzio che gestiva i corsi d’acqua aveva emanato un’ordinanza, sulla base di una legge del 1904, che imponeva l’abbattimento di tutte le piante che erano sull’argine del Timonchio, del Bacchiglione e del Bacchiglioncello. Ma si riuscì in parte a bloccare quell’ordinanza”.
Dopo una situazione, che l’attivista di Dueville+Verde definisce “furiosa”, tra l’81 e l’85, arrivò un primo vincolo paesaggistico, seppur blando, dalla Commissione Provinciale Bellezze Naturali, all’epoca presieduta da Neri Pozza. “In quegli anni era stato posto anche un primo divieto di caccia, che aveva incrementato lo scontro” racconta Graziano Ramina.

Nel Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, la Regione aveva intanto considerato quest’area come una riserva naturale. Il PTRC venne approvato poi negli anni ’90, quando tuttavia, specifica Ramina “si trovò un modo astruso per dichiarare la riserva naturale di interesse regionale, ma di gestione locale, passando la patata bollente ai tre comuni e alla Provincia”. Nel frattempo erano stati fatti però dei vincoli di salvaguardia, sulla carta molto più duri di quelli richiesti dai cittadini e ci fu un rinfocolamento dello scontro con i cacciatori. Ramina ricorda un consiglio comunale infuocato, al termine del quale “un assessore si trovò le gomme dell’auto tagliate”.
La piscicoltura, attigua all’area delle Risorgive, che era una tra le più grandi d’Europa, rimase aperta fino ai primi anni ’90, per poi venire abbandonata ed acquisita dalla Provincia nel 2007, un’area di venti ettari che oggi è il parco. Nello stesso anno emerse un ulteriore problema, quello della fognatura di Thiene, che scarica ancora oggi nel Timonchio, confluendo a sua volta nel Bacchiglione. “Si voleva costruire un impianto di fitodepurazione alle porte del bosco, attraverso un’enorme tubatura che collegava il depuratore, situato tra Villaverla e Thiene, fino all’area del bosco a Novoledo” racconta poi Ramina.

Il bando per la gestione dell’area della Provincia e la discussione nata attorno all’affidamento dell’area
Nel 2013 si è concluso il progetto europeo “Life”, che aveva come obiettivo il ripristino dell’habitat naturale e la piantumazione di alberi. Si arriva poi al 2014, quando la Provincia di Vicenza, terminati i lavori, apre un bando per la gestione della parte delle Risorgive di proprietà provinciale.

L’unica associazione che si presentò al bando fu la “Fondazione per la Cultura Rurale – Onlus”, che, specifica l’ex consigliera comunale di Dueville Alessandra Dossi “è un’associazione legata all’attività di caccia e pesca”. Questa associazione venatoria thienese, all’epoca presieduta dall’europarlamentare Sergio Berlato, aveva dunque ufficialmente vinto il bando.
Si stava così per stilare una convenzione, che spiega l’allora consigliera di Dueville “doveva essere fatta tra la Provincia di Vicenza, proprietaria di una parte, e i tre comuni coinvolti, Dueville, Villaverla e Caldogno”. “Era una zona molto ampia, con una fauna importante, faceva gola – spiega Dossi -, l’associazione di Berlato aveva infatti chiesto di potersi occupare dell’area per ben 20 anni”. “Dal punto di vista ambientale i progetti non erano esattamente quelli che ci si sarebbe dovuti aspettare per quest’area – prosegue l’ex consigliera comunale di Dueville – si parlava di didattica attraverso progetti di caccia e pesca per bambini”.

Si era dunque arrivati a firmare la convenzione, la determina da parte della Provincia era già pronta, visto che, questa, aveva in parte accettato le modifiche chieste dall’associazione di Berlato. “Dopo una lunga diatriba interna alla maggioranza – racconta Dossi – il Comune di Dueville comunicò alla Provincia che non avrebbe firmato la convenzione”. “Berlato aveva intanto chiarito che se non venivano accettate le condizioni da lui proposte non sarebbe più stato interessato all’area – spiega Dossi -, e così è accaduto, ritirando la candidatura in virtù della contrarietà di Dueville”.
L’oasi naturalistica oggi, tra didattica e necessità di continuare a proteggerla
Il bando fu dunque riaperto e Dueville+Verde, WWF, LIPU ed altre associazioni ambientaliste si misero assieme, scrivendo alla Provincia una lettera di intenti, nella quale si proposero di gestire l’area. La Provincia decise infine di affidare però la gestione del parco a Viacqua, che attraverso un altro bando scelse a sua volta Ecotopia per la gestione didattica dell’Oasi. Una parte dell’area protetta è visitabile nei weekend liberamente, un’altra è accessibile soltanto la domenica tramite visite guidate effettuate da Ecotopia (prenotabili sul sito web del parco), la terza parte è infine un’area di riserva integrale non accessibile al pubblico.

La Regione Veneto ha recentemente approvato le aree di salvaguardia dei pozzi acquedottistici di Padova, situati nella vicina Oasi Naturalistica di Villaverla, che andranno di conseguenza a proteggere anche la zona delle Risorgive, limitando i possibili fattori inquinanti a monte rispetto al parco. Dopo un passato incerto, l’area delle risorgive merita dunque di continuare ad essere tutelata e difesa ogni giorno, senza abbassare la cura e l’attenzione per questa fragile area verde.




































