
La Tav a Vicenza ha un nodo, ma non è un nodo della rete ferroviaria e non lo sarà con “l’attraversamento” della città. C’è un aspetto nella vicenda del passaggio dell’Alta Velocità che sembra sfuggire dal dibattito, spesso polemico come quello che si registra in questi giorni.
Tav a Vicenza: vada come vada, da qui non passeranno dei “veri” treni veloci
Il “nodo” da affrontare è diverso da quello che, in senso figurato, trova spazio nelle discussioni più recenti sull’opera. Ovvero, quello da sciogliere circa la soluzione progettuale per l’uscita a Est della città e che riporta a ipotesi come lo scavalco del montone o la galleria.
Il riferimento è a un aspetto tecnico. Da un punto di vista infrastrutturale, Vicenza non sarà un “nodo ferroviario” inteso come punto della rete dal quale procedere verso altri grandi centri, in maniera diretta e con nessuna o poche fermate.
Un concetto che, ad esempio, trova realizzazione nei “Milano-Roma” e nei più veneti “Padova-Roma” e “Verona-Roma”. In questo, RFI è stata chiara: quando la linea Tav sarà attiva, non ci saranno treni diretti a lunga percorrenza da Vicenza per destinazioni lontane.
Sostanzialmente, per approssimazione, in città si fermeranno gli stessi vettori attuali, che procederanno sostanzialmente come oggi, ma che continueranno a fermare in molte stazioni. Dunque Vicenza sarà sconquassata, e già lo è, da cantieri e da tutte le conseguenze che si portano dietro in termini di vivibilità per i cittadini, per avere lo stesso servizio che già ha.
Chi ci guadagna, allora?
Se il servizio resta pressoché lo stesso, da tutto questo è difficile scorgere guadagni concreti per gli abitanti di Vicenza, da intendere come tutti coloro che si muovono per lavoro o per turismo, e per chi a Vicenza vuole venire, sempre per le stesse motivazioni dei primi.
Viene da pensare, allora, che un guadagno concreto c’è per chi possiede terreni o immobili vicino alla stazione progettata in zona Fiera. Qui, ricordiamo che l’ipotesi di realizzare una stazione ferroviaria ex novo per la Tav ha una sua logica, per essere un ottimo servizio per l’area espositiva e per le industrie presenti. La sua costruzione, implicherà – questo è facile ipotizzarlo – un apprezzamento del valore di immobili e terreni. Questi ultimi, immaginando anche una possibile dismissione industriale (vedi sotto traccia il caso Valbruna-Vicenza-Bolzano), diventerebbero molto probabilmente edificabili.
A parte gli altri costi, vanno però tenute in conto altre criticità della medesima zona, particolarmente inquinata. Inoltre, è da oltre un anno che circola l’ipotesi che la nuova stazione sarebbe una sorta di fermata “a singhiozzo”, operativa solo in conocomitanza con i grandi eventi fieristici.
Tav a Vicenza: per cosa bisognerebbe battersi ora
Come accennato, in questo periodo, si registra un’animata battaglia verbale sull’argomento. Il tema della Tav a Vicenza, soprattutto in campo politico (e dei poteri sottostanti), registra un coro di pro-Tav.
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha recentemente annunciato “importanti novità per per sbloccare il nodo Alta Velocità di Vicenza con il ministero. Solo dopo aver sbloccato il nodo di Vicenza si potrà procedere. Noi corriamo per far sì che tutto questo possa avvenire nel più breve tempo possibile”.
La consigliera regionale delegata alle infrastrutture, Elisa De Berti, ha espresso preoccupazioni sui tempi di completamento della tratta ferroviaria tra Verona e Padova, sostenendo che i ritardi sono stati provocati dalla inclusione nella tratta dell’Attraversamento di Vicenza. Parole che hanno segnato forti reazioni nel centrosinistra.
E a tutte queste più recenti affermazioni bisogna aggiungere i botta e risposta vicentini sulla soluzione per l’uscita a Est.
Se proprio deve esserci un “nodo” figurativo nel dibattito, da queste pagine abbiamo le idee chiare: la battaglia verbale andrebbe fatta da tutti i politici e da tutti gli stakeholder per ridurre i danni del passaggio della Tav per Vicenza, facendo pressing su RFI e su Roma per fare in modo che in città ci siano collegamenti verso grandi centri e che la stazione in zona Fiera non sia solo uno strumento per gli interessi di pochi, ma per tutta la comunità.



































