
Fa un certo effetto percorrere certe vie di Vicenza che oggi sono interessate dalle demolizioni degli edifici per fare posto al passaggio della Tav.
È una città che cambia e che non sarà più la stessa. Una perdita di punti di riferimento. Si susseguono “ricordi demoliti“, che appartenevano a tanti vicentini che qui vivevano, magari con le loro famiglie, o che qui avevano le loro attività commerciali, che nel costruire ricordi facevano lo stesso lavoro degli appartamenti, ma moltiplicato.
Tante piccole comunità nella più generica comunità che questa città ha prodotto. Persone, che in cambio riceveranno binari per treni veloci a lunga percorrenza che non si fermeranno a Vicenza.
Vicenza e quella Tav che si farà, ma che non porterà “veri” treni veloci
Lo scrivevamo appena un mese fa: la Tav a Vicenza ha un nodo, ma non è un nodo della rete ferroviaria e non lo sarà con “l’attraversamento” della città. Vicenza non sarà un “nodo ferroviario” inteso come punto della rete dal quale procedere verso altri grandi centri, in maniera diretta e con nessuna o poche fermate.
In città si fermeranno gli stessi vettori attuali, che procederanno sostanzialmente come oggi, ma che continueranno a fermare in molte stazioni. Dunque Vicenza sarà sconquassata, e già lo è, da cantieri e da tutte le conseguenze che si portano dietro in termini di vivibilità per i cittadini, per avere lo stesso servizio che già ha.
Concedendoci una divagazione dallo scopo di questo articolo-commento, intriso di nostalgia, scrivevamo da queste pagine: “Se proprio deve esserci un ‘nodo’ figurativo nel dibattito, da queste pagine abbiamo le idee chiare: la battaglia verbale andrebbe fatta da tutti i politici e da tutti gli stakeholder per ridurre i danni del passaggio della Tav per Vicenza, facendo pressing su RFI e su Roma per fare in modo che in città ci siano collegamenti verso grandi centri e che la stazione in zona Fiera non sia solo uno strumento per gli interessi di pochi, ma per tutta la comunità“.
Tutto questo, allora, per cosa?

Mentre passo per Viale San Lazzaro (foto di copertina), sempre più vicino alla stazione ferroviaria, è un susseguirsi di case sventrate dalle ruspe, mentre getti di acqua tengono a bada la diffusione delle polveri, frutto di solai, pareti e tetti che crollano al suolo.
In un punto, lo spazio lasciato dai palazzi già abbattuti è diventato un aria di cantiere (foto qui sopra), dove accumulare sabbia e altro materiale che enormi camion movimentano.
Quale lungimiranza c’è in tutto questo? Basteranno i soldi degli espropri per ripagare i cittadini di tutto quanto di immateriale è sparito? Vicenza dovrà sopportare sfregi e inquinamento aggiuntivo. Tutto questo, allora, per cosa?




































