
A partire da oggi, mercoledì 12 agosto 2026, entra in vigore la nuova stretta europea sui PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti, prevista dal Regolamento UE 2025/40 (PPWR).
Il nuovo regolamento impone per la prima volta a livello europeo soglie di concentrazione massime dei Pfas per gli imballaggi destinati al contatto alimentare immessi sul mercato.
“Una novità attesa da tempo, ma che presenta anche zone d’ombra, limiti tecnici e scappatoie che rischiano di indebolirne l’efficacia”, sostiene la Rete Zero Pfas Italia (RZPI).
Nuovo regolamento UE per i limiti di PFAS negli imballaggi alimentari: le buone e le cattive notizie
“Un aspetto positivo della norma – spiega la RZPI – è che il divieto non si limita ai PFAS aggiunti intenzionalmente, ma si applica alla concentrazione finale nel prodotto. Ciò significa che le aziende che producono questi imballaggi sono responsabili anche in caso di contaminazioni accidentali, residui di processo o impurezze presenti nelle materie prime come la carta riciclata.
Di contro, la Rete individua anche i limiti della normativa. “La misura – viene spiegato – rappresenta una presa di coscienza sulla pericolosità dei PFAS nei materiali a contatto con gli alimenti, ma vanno sottolineati i limiti applicativi e concettuali di questo provvedimento”.
Ad esempio, viene citata l’assenza di un metodo analitico ufficiale e standardizzato. “La quantificazione del fluoro totale può produrre falsi positivi e la pirolosi come seconda prova analitica può portare invece a una sottostima dei PFAS polimerici, rendendo difficile la verifica dell’effettivo rispetto dei limiti da parte delle autorità di vigilanza. Le materie plastiche presenti nell’imballaggio possono interferire con la misura e compromettere il risultato della quantificazione”.
Altro limite individuato nel regolamento Ue è che non è previsto alcune effetto retroattivo sui limiti di concentrazioni di Pfas negli imballaggi che contengono i prodotti già in commercio. Potranno dunque essere venduti.
nfine, gli attivisti della Rete parlano di logica delle “soglie di tolleranza” contro l’effetto accumulo. “La scelta di fissare soglie limite anziché un divieto totale e definitivo dell’intera classe dei PFAS è il limite filosofico più grave della norma – spiegano -. Trattandosi di sostanze bioaccumulabili ed estremamente persistenti, anche esposizioni a bassissime concentrazioni sommate nel tempo e provenienti da fonti diverse: acqua, cibo, aria, imballaggi contribuiscono al carico tossico complessivo nei nostri corpi e nell’ambiente”.
In conclusione, per la Rete Zero Pfas Italia, il regolamento è considerato un buon “passo in avanti” verso l’obbiettivo del ban totale di queste sostanze negli imballaggi. Obbiettivo ancora lontano.







































