
Nell’area industriale Ex Lanerossi di Schio, acquisita nel 2022 dalla famiglia Cestaro e oggi dismessa, sono attualmente in corso le operazioni per la bonifica, un intervento che comprende anche il contestuale abbattimento di diversi alberi ad alto fusto presenti nel sito.
La vicenda ha sollevato un’accesa polemica ambientale e politica, culminata nella formale diffida presentata dal circolo Legambiente SchioValleogra nel tentativo di bloccare i tagli.
L’azione di contrasto di Legambiente alle operazioni di bonifica nell’area Ex Lanerossi
Il circolo locale di Legambiente SchioValleogra ha spiegato le ragioni che hanno portato alla presentazione della diffida contro il proseguimento dei lavori. Gli ambientalisti sottolineano di aver inviato nei tempi stabiliti le proprie osservazioni agli uffici competenti, ma di aver poi riscontrato la presenza sul posto di mezzi d’opera pronti al taglio e allo sradicamento degli alberi ad alto fusto.
Secondo l’associazione, il privato sta proseguendo nei suoi piani con il nulla osta dell’amministrazione scledense senza alcun passaggio formale e democratico su un’area ritenuta di forte interesse pubblico. Legambiente contesta la mancanza di un riscontro e la mancata condivisione del progetto in Consiglio comunale, un atto formale che avrebbe dato alla città la possibilità di comprendere le intenzioni e di potersi esprimere prima dell’avvio dei cantieri.
Dello stesso tenore sono alcune dichiarazioni rese a inizio agosto da Giovanna Deon ed Erica Marconato per CCS e Carlo Cunegato per AVS.
La posizione del Comune di Schio sulla vicenda
L’amministrazione comunale di Schio è intervenuta per chiarire la propria posizione, precisando che il procedimento di bonifica segue un iter autonomo rispetto al Piano Urbanistico Attuativo (PUA).
Mentre il PUA ha appena concluso la fase delle osservazioni e dovrà essere esaminato dal Consiglio comunale, la bonifica Ex Lanerossi Schio è già stata approvata in Conferenza dei Servizi con Provincia di Vicenza, Comune, ULSS e ARPAV, sostenuta anche dall’approvazione all’unanimità dell’individuazione del perimetro funzionale da parte del Consiglio comunale nel 2024.
Per questo motivo – la posizione del governo cittadino -, un’eventuale sospensione dei lavori da parte del sindaco risulterebbe priva di presupposti di legge.
Dal punto di vista tecnico, il progetto prevede la messa in sicurezza permanente dei terreni contaminati tramite il loro isolamento e la posa di uno strato di terreno agrario di circa 50-100 centimetri.
Questa soluzione – così come l’eventuale asportazione del terreno inquinato – risulta incompatibile con la conservazione della maggior parte degli alberi adulti, poiché la copertura del colletto o lo scavo delle radici ne comprometterebbe la stabilità.
Il Comune precisa tuttavia che non si tratterà di un abbattimento indiscriminato: le verifiche tecniche distinguono le piante spontanee da quelle ornamentali. Tra queste ultime, due cedri ibridi risultano già compatibili con la conservazione, mentre su un pino domestico e altri esemplari verranno effettuati accertamenti strumentali per valutare la possibilità di mantenerli nel futuro assetto dell’area.






































