A Fornaci Rosse un dibattito sull’emergenza casa in Italia: ospiti Elena Ostanel (Avs) e Ivano Casalegno (Vuoti a Rendere Torino)

La terza giornata di Fornaci Rosse si è chiusa con "Lasciateci abitare!", un talk dedicato al tema della casa, vera emergenza da Nord a Sud

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Fornaci Rosse
Da sinistra: Ivano Casalegno (Vuoti a Rendere Torino), Giuseppe Rigobello (Fornaci Rosse) e Elena Ostanel (consigliera regionale Avs).

La terza giornata del festival politico culturale che da 13 anni anima l’estate vicentina, Fornaci Rosse, si è chiusa con “Lasciateci abitare!”, un talk dedicato al tema della casa, vera emergenza ormai da Nord a Sud. Ospiti ai Giardini del Teatro Astra: Elena Ostanel, consigliera regionale Avs, e Ivano Casalegno, uno dei fautori della campagna “Vuoti a Rendere” a Torino, con la moderazione di Giuseppe Rigobello dello staff Fornaci Rosse.

L’emergenza casa in Veneto

Ad aprire il dibattito, Elena Ostanel ricorda come il tema casa non sia stato al centro dell’agenda politica negli ultimi vent’anni. Ostanel ha raccontato la sua esperienza canadese: nel 2019 a Toronto gli inquilini in affitto si sono mobilitati a favore di un rent control, protestando contro la legge sugli alloggi dell’Ontario e le esenzioni sul controllo degli affitti che favorivano gli alloggi sfitti se costruiti dopo il 2018.

“In Veneto ho dovuto lottare per far diventare la casa un punto all’ordine del giorno nell’agenda politica” dichiara la consigliera, “è una vera emergenza non affrontata, perché la politica pensava si potesse risolvere con il fai da te, in Veneto non c’era uno stato sociale”.

Attualmente l’edilizia residenziale pubblica è in un grave stato di conservazione: il 22% del patrimonio residenziale pubblico in Veneto non è disponibile perché sarebbe da ristrutturare (in confronto l’Emilia-Romagna è al 6-7%); sono 10mila le persone in lista d’attesa che avrebbero diritto a un alloggio popolare.

La casa non è un problema secondario, riporta Ostanel, anche perché ci sono le nuove povertà, il 15,4% delle persone non arriva a fine mese. “Il presidente della Regione Stefani si è finalmente aperto ai temi sociali e per noi si svelano nuove possibilità per fare proposte costruttive”.

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Il pubblico del dibattito ai Giardini del Teatro Astra, Vicenza.

Le proposte AVS in Veneto per affrontare l’emergenza casa

Elena Ostanel ha riportato le proposte AVS per affrontare l’emergenza casa: da un lato un piano straordinario con investimenti per il riatto degli immobili sfitti, e un migliore funzionamento dell’Osservatorio regionale sulla casa che, secondo quanto detto dalla consigliera, non ha mai funzionato a dovere nel mappare le case. D’altro canto servirebbe una riforma ATER: “per come sono organizzate oggi non funzionano”. 

Secondo i dati riportati dalla consigliera regionale, il 25% degli immobili pubblici sfitti perché non disponibili avrebbe bisogno di una riqualificazione minima. Secondo AVS si parla di 30 milioni l’anno per tre anni per sistemarli, mentre per quanto riguarda le case che necessitano di elevati lavori di ristrutturazione, la consigliera propone un indebitamento con la Banca europea degli investimenti, fondo FSE e fondo regionale, per iniziare a fare un piano di costruzione di nuovo social housing

D’altro canto, secondo Ostanel è necessario un controllo degli affitti brevi, per esempio con una legge che imponga delle regole autorizzative per controllare la proliferazione di B&B, etc, soprattutto dove queste scelte eliminano la possibilità di creare residenza. Nel caso dell’Olanda è stato istituito un sistema di regole in modo da impedire che la sharing economy tolga il diritto alla casa.

L’esperienza Vuoti a Rendere a Fornaci Rosse

Ivano Casalegno, ospite di Fornaci Rosse, è presidente dell’associazione Arteria Onlus e operatore sociale, e sostiene di potersi permettere una casa perché l’affittuario gli offre un canone agevolato. Dal 2018 per motivi lavorativi ha dovuto affrontare il tema del diritto alla casa, in particolare per le persone giovani ed il loro empowerment; in seguito ha aperto uno sportello casa per i giovani, che dopo 5 anni è stato chiuso, “perché non sapevamo più che risposte dare”.

Secondo alcune analisi, Torino negli anni ’80 ospitiva 1,2 milioni di persone, calati a 900mila oggi, con una stima di 70mila alloggi vuoti. In questa situazione cresce la Torino universitaria (e dunque la ricerca di alloggi), crescono i grandi eventi (e dunque la ricerca di posti letto), ma crescono anche i prezzi degli affitti.

Vuoti a rendere è una campagna che nasce nel 2023: un gruppo di amici si ritrova in un parco e prova a immaginare una proposta da fare per rimettere il tema della casa al centro del dibattito cittadino, oltre ad affrontare la questione degli sfitti.

La proposta Vuoti a rendere non mirava a colpire “la casa ereditata dalla nonna come è stato detto nel dibattito pubblico”, ma gli sfitti da almeno 2 anni di tutti i grandi proprietari immobiliari: dalla Chiesa agli enti pubblici, dalle immobiliari ai ricchi proprietari. Nella proposta si voleva andare in sequenza: fare un censimento, inviare una lettera al proprietario chiedendo cosa ne avrebbe voluto fare della casa vuota, dare degli incentivi per riaffittarla. In caso di mancata azione, si sarebbe passati a una sanzione pecuniaria fino a poter arrivare a una requisizione.

La raccolta firma ha portato a oltre 3.000 firme: alle spalle della campagna non c’era un movimento organizzato o il coinvolgimento di parti politiche, ma la mobilitazione di un gran numero di associazioni che lavorano a Torino sui problemi relativi alla casa.

Il giorno dopo la presentazione della proposta in Comune, rivela Casalegno, le associazioni dei proprietari di case hanno acquistato uno spazio su La Stampa per denunciare la proposta, perché osavamo mettere in discussione il sacro e inviolabile diritto alla proprietà privata. Noi non eravamo pronti, non siamo ovviamente stati capaci a rispondere, di noi hanno parlato le trasmissioni, in tutte le occasioni non siamo stati invitati a interloquire” racconta il torinese.

La campagna di lobby dei proprietari delle case ha avuto il suo effetto: c’è stata una commissione in Regione, dove è stata discussa la proposta senza invitare nessuno della mobilitazione. Dopo un anno, è arrivata in Consiglio comunale la campagna con diversi emendamenti; a settembre 2025, dunque, la proposta popolare è stata approvata “in modo depotenziato”.

“Gli elementi più importanti, quelli che per noi erano qualificanti, sono stati in qualche maniera totalmente cancellati, quindi la requisizione è stata da subito tolta, la parte dei disincentivi e delle sanzioni è diventata un vago prevedere eventuali forme di disincentivo. Il censimento è diventato una stima dello sfitto” racconta l’operatore sociale.

Un risultato raggiunto, però, è stata l’approvazione della moratoria sulle alienazioni delle case di proprietà del comune di Torino, ovvero non verranno vendute case pubbliche comunali. Ciò che fa riflettere è che a Torino ci sono persone sfrattate per morosità incolpevole che vivono in B&B, hotel, residence a spese della città, che spende fino a 1.200 euro al mese per questi nuclei familiari. Gente che vive all’interno di scuole, dove un’aula è la “casa” di una famiglia. “La nostra proposta era assolutamente razionale” conclude Casalegno a Fornaci Rosse.

E forse, è arrivato davvero il momento di prendere in considerazione seriamente la questione del diritto alla casa.