Un raggio di memoria, una luce di pace dal Pasubio visibile da Monte Berico a Vicenza: emozioni dalla serata del 7 settembre

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La magia del Pasubio illuminato (foto di Barbara Stoffella)
La magia del Pasubio illuminato (foto di Barbara Stoffella)

Come è nata e come è andata la serata del 7 settembre, che illuminando il Monte Pasubio per renderlo visibile da Vicenza ha unito le celebrazioni per i 100 anni dell’Ossario e i 600 dall’apparizione della Madonna di Monte Berico. Ma anche le anime di chi c’era.

 Pasubio visibile da Monte Berico a Vicenza

Se penso a quei fan(atici) che ai grandi concerti farebbero carte false, sfoderando raccomandazioni e implorando un pass per accedere al backstage… Che privilegiata sono io!

Lo straordinario spettacolo, organizzato dalla Fondazione 3 Novembre, andato in scena lunedì sera al cospetto del Pasubio in un commovente e luminoso trait d’union tra l’Ossario del Pasubio e il Santuario di Monte Berico io, senza nemmeno dover chiedere nulla, l’ho visto nascere letteralmente nascere, direttamente dal dietro le quinte.

Il panorama dal colle Bellavista spazia ben oltre Vicenza
Il panorama dal colle Bellavista spazia ben oltre Vicenza

L’ho assaporato fin dalla più intima anteprima, lo scorso agosto nel paesino di Camposilvano di Vallarsa, appena sotto al Pian delle Fugazze. È da qui, da un’iniziativa che con discrezione e senza pretese emoziona ormai da tre anni abitanti, villeggianti e curiosi illuminando con un fascio di luce il monte Pasubio in ricordo dei caduti, al suono de Il Silenzio eseguito dai trombettisti alpini, che è venuta l’ispirazione per un appuntamento ineguagliabile, che potesse catturare gli occhi e il cuore di molta più gente, che potesse essere all’altezza di celebrare una coincidenza unica e profonda: i 100 anni dalla fondazione del sacrario militare e i 600 anni dall’apparizione della Madonna di Monte Berico.

Il sacello del Pasubio, ancora più maestoso e sacro nel buio della notte (foto di Barbara Stoffella)
Il sacello, ancora più maestoso e sacro nel buio della notte (foto di Barbara Stoffella)

Gianni Periz, presidente della 3 Novembre -che si occupa di tutelare e custodire il sacro sacello del Pasubio e di cui tra l’altro fa parte anche la Provincia di Trento- ha chiesto la collaborazione ai volontari dell’associazione Camposilvano è (e non solo) per traslocare l’evento all’Ossario e amplificarne ulteriormente l’impatto emotivo.

È nata così una serata struggente, che la sera del 7 settembre ha lasciato un segno non solo nel cielo stellato ma anche nel cuore di chi vi ha preso parte: le migliaia di pellegrini con il naso all’insù radunati sul piazzale della Vittoria a Vicenza, ma anche le centinaia di persone che hanno accolto l’invito a lasciare l’auto a Pian delle Fugazze, ritirare le torce e incamminarsi per una silenziosa fiaccolata lungo la Strada del Re, fino a giungere sul colle Bellavista, dove il grande torrione quadrangolare in stile “liberty guerriero” dove riposano le spoglie delle vittime della Grande Guerra, italiane ma anche austriache, in un contrasto di buio e luce sprigionava un’aura di ancor maggiore maestosità e sacralità.

Nonostante le sagome di obici e cannoni che accompagnano la breve salita al sacrario fossero appena intuibili nelle tenebre, come non pensare a quei soldati, come non sentirne il dolore e inchinarsi al loro sacrificio? Un invito ribadito ogni anno e con ancora maggior forza proprio il giorno precedente, in occasione del tradizionale omaggio ai Caduti organizzato all’Ossario da Fondazione 3 Novembre e  dagli alpini della Sezione Monte Pasubio di Vicenza. Tanta solennità, tante autorità quel giorno, come è giusto che sia, ma vuoi mettere la commozione e il turbamento di questo viaggio nel buio della notte e in quello che deve aver inghiottito l’anima di chi era stato mandato in guerra tra questi monti tanto belli quanto sanguinosi? Basta chiudere gli occhi e l’associazione al giubileo mariano diventa improvvisamente chiaro.

Chissà quanti soldati, forse tutti, indipendentemente dalla divisa che indossavano, rintanati nelle proprie trincee sul Pasubio, assaliti o assalitori, feriti a morte o febbricitanti, si sono rivolti alla Madonna affidandole il proprio destino…

Lunedì sera -tra il profumo del sottobosco, il timido riverbero delle fiaccole, le voci accorate del coro Sojo Rosso di Valli del Pasubio, lo scricchiolio riguardoso di ghiaia sotto i piedi, lo svolazzare impazzito dei pipistrelli e la fiera fermezza invece delle penne nere sui tanti cappelli alpini- tutti noi che eravamo là siamo stati spettatori non passivi di una poesia dolceamara, ma sicuramente fragorosa pura. E ci siamo sentiti, fedeli, agnostici o atei che fossimo, tutti indifferentemente fratelli di chi, dopo la processione a Monte Berico e il rosario recitato con il vescovo Brugnotto, era assiepato davanti il santuario, con lo sguardo puntato a Nord per catturare anche solo il riflesso di quella poesia. A essere illuminato con grande effetto, nonostante il vento freddo avesse portato qualche nuvola, grazie alla fotoelettrica e all’esperienza dei Vigili del Fuoco di Rovereto e Vallarsa, è stato infatti volutamente il versante Sud del Monte Pasubio, visibile non solo da Vicenza, ma addirittura da Venezia e da buona parte della Pianura Padana orientale.

Un gesto apparentemente semplice (impossibile però senza il prodigarsi di tanti volontari) che per cinque, intensissimi minuti ha comunicato unione, fratellanza, condivisione, ricordo e speranza. In barba non solo a tutte quelle guerre che continuano a scuotere il mondo, ma anche a tutte quelle stupide, inutili e gratuitamente perfide scaramucce di ogni giorno che ancora ci ostiniamo tutti, chi più chi meno, a lasciar vincere.

Lunedì sera hanno invece vinto il buonsenso e il sentimento, le istituzioni giuste, ma soprattutto, a mio modesto parere, lo spirito di comunità e iniziativa di Camposilvano, un piccolo borgo trentino ma un po’ “vicentino d’azione”, che ancora custodisce i vecchi valori e sopravvive all’ormai dilagante turismo cafone. Meriterebbe molta più attenzione ma, egoisticamente, ai più mi verrebbe da dire: continuate a ignorarlo, ve ne prego.

Quello che invece dico a gran voce, a tutti, è che il nostro Ossario merita rispetto e sostegno e che fino al 15 dicembre è sempre possibile votarlo come Luogo del Cuore sul sito del FAI, aiutandolo a proseguire in una scalata incredibile che in poco tempo l’ha portato dalle retrovie al 23° posto.