
Il tetto alunni stranieri annunciato nel dibattito sulla scuola suscita la critica di Save the Children: l’organizzazione chiede investimenti educativi, mediatori e sostegno alle famiglie anziché una soglia uguale per tutti.
Il tetto alunni stranieri nelle classi rischia, secondo Save the Children nella sua presa di posizione del 21 settembre, di introdurre rigidità organizzative e di rafforzare la separazione tra scuole. L’associazione interviene sull’ipotesi annunciata a livello nazionale, chiedendo di distinguere la cittadinanza amministrativa dalla storia scolastica e linguistica dei singoli studenti. Si tratta di una valutazione dell’organizzazione, non dell’esito di una norma già approvata.
La questione del limite numerico è già entrata nel confronto politico, anche con le obiezioni della senatrice vicentina Daniela Sbrollini. Save the Children concentra invece l’attenzione sui bambini: secondo i dati richiamati dall’associazione, circa due terzi degli studenti con cittadinanza non italiana sono nati in Italia e molti parlano italiano come prima lingua. Applicare un criterio basato soltanto sul passaporto, osserva, descriverebbe in modo incompleto i loro bisogni educativi.
Tetto alunni stranieri: le alternative indicate dall’associazione
Giorgia D’Errico, direttrice delle Relazioni istituzionali di Save the Children, teme che una soglia percentuale uniforme ignori la diversa distribuzione delle famiglie nei quartieri e spinga alcune a cambiare istituto. A suo giudizio ciò potrebbe accentuare la concentrazione degli studenti nelle scuole già più esposte a difficoltà sociali. L’organizzazione propone di rafforzare il tempo scuola, i mediatori culturali, i facilitatori linguistici e il sostegno materiale agli alunni e alle famiglie, con investimenti mirati nei contesti più svantaggiati.
La nota affronta anche l’ipotesi di vietare il velo integrale in classe. Prima di definire una misura, sostiene Save the Children, occorrerebbe conoscere quanti casi riguardino effettivamente la scuola dell’obbligo. L’associazione teme che una discussione priva di dati possa colpire una specifica identità religiosa o contribuire all’isolamento di alcune ragazze. È una preoccupazione espressa dalla fonte, non una constatazione di effetti già avvenuti.
Per Save the Children il tema di fondo rimane la qualità dell’istruzione per tutti, compresa la disponibilità di insegnanti e strumenti per l’inclusione. L’organizzazione indica gli investimenti pubblici nella scuola, che nella sua nota quantifica attorno al 4% del PIL, come parte del confronto sulle priorità. La discussione parlamentare e governativa dovrà chiarire la formulazione delle eventuali proposte; la posizione dell’associazione è di evitare che una soglia amministrativa sostituisca una valutazione delle condizioni reali delle classi.





































