
Il tavolo regionale sulla riorganizzazione chiede piani industriali sostenibili per evitare esuberi e punta a una norma nazionale che garantisca la continuità del Consorzio Venezia Nuova.
Il sistema Mose è stato al centro di un nuovo incontro regionale dedicato alla riorganizzazione delle aziende coinvolte. Il tavolo, coordinato dall’assessore Massimo Bitonci con l’Unità di crisi aziendali, ha riunito Regione, Comune di Venezia, Autorità per la Laguna, Consorzio Venezia Nuova, imprese, sindacati e rappresentanti dei lavoratori. Funzioni e attività dell’opera sono descritte nel portale istituzionale del Mose.
L’ipotesi discussa prevede la continuità del Consorzio Venezia Nuova attraverso la revoca del commissariamento, da realizzare con un intervento legislativo. Per Bitonci il percorso deve accompagnare una soluzione industriale verificabile e tutelare l’occupazione.
Il confronto arriva nello stesso giorno delle riflessioni sui sessant’anni dall’Aqua Granda e sul futuro della laguna, ma riguarda in modo specifico l’assetto delle società e dei lavoratori.
Sistema Mose, business plan e prossimo tavolo
Le imprese del Consorzio dovranno presentare un piano che dimostri la sostenibilità delle soluzioni prospettate e la possibilità di evitare esuberi. Un analogo documento è richiesto all’impresa esterna che si è aggiudicata un ramo d’azienda di Thetis.
La verifica dei progetti sarà affrontata nel prossimo tavolo regionale, programmato per il 24 novembre. Nel frattempo la Regione e l’Autorità per la Laguna intendono proseguire il confronto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Per garantire continuità al sistema Mose, Bitonci chiede che la norma necessaria entri rapidamente nell’iter del prossimo decreto infrastrutture. Restano da valutare tempi, coperture e responsabilità industriali. La tenuta occupazionale dipenderà dalla concretezza dei business plan, mentre il superamento del commissariamento dovrà assicurare trasparenza, capacità operativa e manutenzione stabile di un’infrastruttura decisiva per Venezia.
Il tavolo dovrà chiarire anche il rapporto tra le diverse società, i contratti in essere e le competenze necessarie alla gestione. La continuità industriale non può prescindere da una struttura finanziaria sostenibile e da garanzie verificabili per chi lavora.



































