Barbara Floridia (M5S) a Vicenza in una sala piena, la già presidente della Commissione di Vigilanza: «la Rai è dei cittadini, non del governo di turno»

Al Centro civico dei Ferrovieri l’ex presidente della Commissione di Vigilanza ha presentato il libro “C’era una volta la Rai”, dialogando con il direttore di ViPiù.it Giovanni Coviello

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Dagli anni trascorsi come insegnante nel Vicentino alla paralisi della Vigilanza Rai e alle dimissioni dalla presidenza di Barbara Floridia (M5S). Nel dialogo con chi scrive, Giovanni Coviello, direttore di VicenzaPiù e ViPiu.it, la senatrice M5S affronta condizionamento politico, social network, alfabetizzazione digitale e futuro del servizio pubblico: «Il pluralismo non significa soltanto far parlare tutti i partiti, ma raccontare tutti i temi». La proposta di una governance scelta con criteri oggettivi e maggioranze qualificate.

Barbara Floridia dagli anni da insegnante nel Vicentino alle dimissioni dalla presidenza della Vigilanza Rai per un vero servizio pubblico

La Rai come bene comune, al pari della scuola e della sanità pubblica, da sottrarre al controllo del governo di turno e restituire ai cittadini. È il filo conduttore dell’incontro appena terminato ieri sera, 5 novembre, al Centro civico dei Ferrovieri di Vicenza, dove la senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia ha presentato il suo libro C’era una volta la Rai. Cosa resta del servizio pubblico nell’epoca delle verità alternative, pubblicato da Edizioni Dedalo con prefazione di Luciano Canfora e con incasso a favore delle scuole di Niscemi.

La senatrice del M5S Barbara Floridia col direttore di VicenzaPiù Giovanni Coviello
La senatrice del M5S Barbara Floridia col direttore di VicenzaPiù Giovanni Coviello

A dialogare con l’autrice ed alla presenza anche di esponenti di Pd (il segretario Corrado Battilana col consigleire comunale Alessandro Marchetti), Psi (Luca Fantò, segretario cittadino, e Gianluca Capristo, segretario provinciale) e Coalizione Civica (Francesco di Bella, suo esponete di punta) è stato Giovanni Coviello, direttore responsabile di ViPiù.it e VicenzaPiù. L’incontro, promosso dal Gruppo territoriale M5S di Vicenza, è stato aperto dai saluti di Simone Contro, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle in Veneto, e di Giovanni Glorioso, coordinatore del gruppo vicentino (domani altri approfondimenti della nostra Serena Balbo incentrati sugli interventi dell’attento pubblico, anche non pentastellato, presente in sala, ndr).

Tra Barbara Floridia e Giovanni Coviello la presentazione di Simone Contro, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle in Veneto, e Giovanni Glorioso, coordinatore del gruppo vicentino
Tra Barbara Floridia e Giovanni Coviello la presentazione di Simone Contro, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle in Veneto, e Giovanni Glorioso, coordinatore del gruppo vicentino

Il pubblico ha riempito la sala per un confronto che, partendo dall’esperienza personale e istituzionale di Floridia, ha affrontato la governance della Rai, la paralisi della Commissione di Vigilanza, il condizionamento politico dell’informazione, la trasformazione digitale e il ruolo che il servizio pubblico dovrebbe svolgere nell’educazione dei cittadini.

L’incontro con Barbara Floridia era stato annunciato come un dialogo sul rapporto fra servizio pubblico, potere politico e diritto a un’informazione autorevole e indipendente. Nel video integrale in copertina, oltre a quello pubblicato sulla apgina Facebook del M5S Vicenza, sono disponibili tutti gli interventi e il successivo confronto con il pubblico.

Floridia: «In Veneto ho imparato a insegnare»

La prima domanda di Coviello ha riguardato il rapporto dell’ospite con Vicenza e il passaggio dall’insegnamento alla politica. Floridia, nata a Messina, ha ricordato di avere lavorato dal 2002 al 2017 in diversi istituti del territorio, fra Vicenza, Schio, Thiene e Valdagno.

La senatrice del M5S Barbara Floridia col direttore di VicenzaPiù Giovanni Coviello
La senatrice del M5S Barbara Floridia col direttore di VicenzaPiù Giovanni Coviello

«Ho scelto Vicenza guardando la cartina geografica, pensando che qui, lontano dagli aeroporti di Venezia e Verona, città, quindi, più ambite perchè più raggiungibili da chi arrivava dal sud, avrei potuto trovare più opportunità per insegnare. In Veneto ho imparato a fare l’insegnante, sulla pelle dei miei ragazzi e osservando colleghe e colleghi straordinari. Questo territorio mi ha dato metodo, energia, consapevolezza e correttezza».

In sala erano presenti anche alcuni ex colleghi e colleghe ed anche una ex alunna, la sindaca di Carrè. Da qui la riflessione sul significato politico dell’insegnamento: «Ho fatto più politica a scuola di quanto riesca a farne in Senato, se per politica intendiamo dare ai cittadini gli strumenti per essere persone libere, capaci di sapere che cosa accade, interpretarlo e formarsi un’opinione».

L’ingresso nella politica nazionale, ha spiegato, è nato proprio dall’impegno per la scuola, dalla battaglia contro la riforma della “Buona scuola” di Renzi e dalle iniziative ambientali nel suo territorio. Eletta al Senato nel 2018, Floridia è stata successivamente sottosegretaria all’Istruzione nel governo Draghi, capogruppo M5S e presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai.

Perché “C’era una volta la Rai”

Coviello ha quindi chiesto perché per il suo libro avesse scelto un titolo che sembra l’inizio di una fiaba e che potrebbe suggerire la scomparsa del servizio pubblico.

«Il titolo è provocatorio – ha risposto Floridia – ma le favole non servono a spiegare ai bambini che esistono i buoni e i cattivi, perché questo lo sanno già. Servono a spiegare che i cattivi si possono sconfiggere».

Il “c’era una volta” richiama una Rai che, pur attraversata dalla tradizionale spartizione politica, conservava identità differenti nelle sue reti. La successiva organizzazione per generi e fasce orarie avrebbe invece concentrato nelle mani di pochi direttori la possibilità di incidere trasversalmente sui programmi e sui conduttori delle diverse reti.

«Si è persa quell’identità che, in qualche modo, garantiva una pluralità di presenze. La Rai, come la scuola e la sanità pubblica, è un bene comune. Disinvestire nel servizio pubblico e contemporaneamente occuparlo politicamente rappresenta un danno non alla destra o alla sinistra, ma alle nostre libertà».

Floridia ha precisato di non avere scritto il libro per parlare male dell’azienda: «L’ho scritto per dire ai cittadini che il servizio pubblico è nostro. Non possiamo consentire che il governo di turno ne faccia carne da macello».

Gli introiti spettanti all’autrice, ha annunciato, saranno destinati alle scuole di Niscemi danneggiate dalla frana.

«Il pluralismo significa raccontare tutti i temi»

Una parte centrale del confronto ha riguardato la differenza fra pluralismo formale e pluralismo sostanziale. Non basta, secondo Floridia, assegnare spazi proporzionati ai partiti.

«Il pluralismo non è soltanto far parlare tutte le forze politiche: significa mettere sul banco tutti i temi. Se non racconti un problema, quel problema esce dal discorso pubblico e sembra non esistere».

Come esempio, la senatrice ha citato la progressiva scomparsa dai telegiornali delle notizie sugli sbarchi e sull’immigrazione, nonostante gli arrivi continuino, e il modo in cui vengono accostati servizi formalmente veri ma capaci, attraverso la loro successione, di orientare l’interpretazione dello spettatore.

Ha ricordato un telegiornale nel quale alla notizia dell’aumento della povertà era seguito immediatamente un servizio sui “furbetti” del reddito di cittadinanza. Due fatti reali, ma presentati in una sequenza capace di costruire una precisa lettura politica.

«Le notizie vanno analizzate nei modi, nei tempi e nell’ordine con cui vengono proposte. Nel servizio pubblico dovrebbe esserci una narrazione plurale e veritiera, non costruita per affermare una sola interpretazione della realtà».

La paralisi della Vigilanza Rai

Coviello ha poi affrontato il nodo delle dimissioni presentate da Floridia il 2 luglio 2026 e ha chiesto di sintetizzare quali siano le funzioni della Commissione parlamentare di Vigilanza.

Floridia ha ricordato che la Commissione non si limita a controllare la Rai: contribuisce a definirne l’indirizzo, interviene sul contratto di servizio, convoca in audizione dirigenti e amministratori e deve approvare il presidente dell’azienda con una maggioranza qualificata.

Proprio la designazione di Simona Agnes alla presidenza della Rai avrebbe provocato lo scontro. Secondo la ricostruzione di Floridia, il nome fu presentato pubblicamente da esponenti di Forza Italia senza un confronto preventivo con le opposizioni, i cui voti erano però necessari.

Al rifiuto di approvare una candidatura considerata imposta sarebbe seguito il mancato raggiungimento, per volontà della maggioranza, del numero legale anche nelle sedute dedicate ad altri argomenti.

«Una cosa è non partecipare al voto sul presidente, altra cosa è impedire alla Commissione di lavorare su audizioni, contratto di servizio, digitalizzazione e giornalismo d’inchiesta. Per quasi due anni la Commissione non è riuscita a svolgere pienamente il proprio compito».

Floridia ha raccontato anche il tentativo di convocare autonomamente l’amministratore delegato della Rai ricorrendo a una disposizione regolamentare prevista per i casi eccezionali. La sua interpretazione fu contestata e demandata alla Giunta per il Regolamento del Senato, che però, secondo la senatrice, non si sarebbe mai riunita per decidere.

«Mi hanno lasciata a bagnomaria. Per me questa è stata violenza istituzionale: si punt a comandare invece che a governare. Fare il presidente per finta non aveva più senso e per questo, dopo avere avvertito per profondo rispetto istituzionale, il presidente della Repubblica, mi sono dimessa».

Informare, formare e intrattenere

Dalla crisi della Vigilanza il confronto si è allargato alla funzione culturale della televisione pubblica.

Floridia ha ricordato che la missione della Rai si articola in tre compiti: informare, formare e intrattenere. La funzione formativa, però, sarebbe stata progressivamente trascurata.

Coviello ha richiamato l’esperienza “primordiale” del maestro Alberto Manzi, che attraverso la televisione contribuì all’alfabetizzazione degli italiani, chiedendo se oggi la Rai non debba assumere un ruolo analogo nei confronti dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie.

Floridia ha condiviso questa impostazione: «Nel contratto di servizio avevamo inserito la necessità di una nuova alfabetizzazione digitale. Non significa insegnare a usare il telefonino, perché gli strumenti sono intuitivi, ma spiegare che cosa accade alla nostra capacità cognitiva e al nostro modo di costruire un’opinione».

La senatrice ha criticato anche il modello dei talk show fondati sullo scontro: tempi brevissimi, volume alto e frasi a effetto impedirebbero un confronto ragionato. «Io vorrei argomentare, ma in televisione sembra che si debba litigare. Se non alzi la voce o non produci lo slogan, è come se avesse vinto l’altro».

Informazione, social network e perdita della complessità

Il libro dedica particolare attenzione al modo in cui le piattaforme digitali trasformano la percezione della realtà. Floridia ha osservato come lo schermo verticale del telefonino elimini il contesto, isolando il volto del politico, dell’influencer o del leader.

Anche la lettura sullo smartphone avviene spesso in modo parziale: il titolo, le prime righe e un rapido scorrimento. «L’informazione ha bisogno di tempo e di spazio. Oggi, invece, ci rassicurano dicendoci che un articolo richiede appena uno o due minuti, quasi che leggere rappresenti una perdita di tempo».

Il flusso infinito dei social mescola inoltre contenuti privati, immagini drammatiche e comunicazione politica. «La fotografia del nipote al mare può essere seguita da quella di un bambino morto a Gaza. Nella nostra mente si perde la differenza fra le notizie e ci anestetizziamo al dolore».

Il problema riguarda anche la libertà di scelta: «Con il telecomando almeno sceglievamo il canale. Adesso scorriamo e riceviamo informazioni selezionate per noi e sulla base dei nostri dati».

Da qui la proposta, già avanzata durante gli Stati generali della Rai, di una piattaforma comune dei servizi pubblici europei, fondata su un “algoritmo democratico” che non rinchiuda gli utenti nelle proprie preferenze, ma mostri anche idee e contenuti differenti.

Come dovrebbe essere la Rai del futuro

Nell’ultima domanda Coviello ha chiesto quale modello di servizio pubblico Floridia immaginasse e se la BBC potesse rappresentare un esempio.

La senatrice ha indicato tre condizioni fondamentali: criteri professionali oggettivi per accedere al consiglio di amministrazione, elezione dei componenti con una maggioranza parlamentare qualificata e risorse economiche adeguate.

«Non deve arrivare in consiglio di amministrazione chi è stato escluso da altri incarichi politici e deve essere ricompensato. Prima bisogna stabilire requisiti seri; poi occorre una scelta plurale del Parlamento, che coinvolga maggioranza e opposizione».

Sul finanziamento, Floridia ha osservato che la BBC dispone di risorse molto superiori. Il canone può essere modificato o sostituito con la fiscalità generale, ma il servizio pubblico deve ricevere finanziamenti stabili per non essere costretto a inseguire la televisione commerciale e la pubblicità.

«La Rai dovrebbe essere un faro. Non taglierei mai canali come Rai Storia e Rai Scuola. Dovrebbe avere le risorse per produrre cultura, garantire l’informazione, acquistare diritti sportivi e rendere accessibili a tutti contenuti che altrimenti diventano disponibili soltanto a chi può permettersi più abbonamenti».

L’obiettivo conclusivo, ha ribadito Floridia, non è orientare il voto dei cittadini: «Vorrei che fossero informati e potessero scegliere anche di non votarmi. Ma per scegliere devono conoscere che cosa fanno realmente tutte le forze politiche, che cosa sbagliano e che cosa fanno bene».

Di altri passaggi e, soprattutto, degli interventi del pubblico riferiremo nel prossimo articilo