
(Adnkronos) – Per trovare il colpevole della disfatta repubblicana nel voto di Midterm “si guardi allo specchio, presidente Trump”. Non è una testata liberal a puntare il dito contro l’inquilino della Casa Bianca, ma il ‘New York Post’, il sesto giornale americano per diffusione e il più ‘popolare’ nella galassia di Rupert Murdoch. Toni inimmaginabili fino a due giorni fa e che indicano un cambiamento sotterraneo di grande importanza. D’altronde, mentre si susseguivano i disastrosi dati elettorali, era già cambiato il tono adottato verso la Casa Bianca anche di Fox News, il canale all news più seguito d’America e sua ‘cassa di risonanza’ già dalla prima discesa in campo.
E il primo a notarlo è stato lo stesso Donald Trump, che con una serie di messaggi furibondi ha attaccato la sua emittente preferita, contestando persino il tono di voce adottato dal conduttore di una trasmissione. Possono sembrare dettagli ma – come segnala il Financial Times – sullo sfondo c’è un impero mediatico che “sembra fare i conti con il dopo Trump”. A urne appena chiuse il Wall Street Journal già puntava il dito contro Trump definito il “principale artefice” della sconfitta repubblicana, esortando il partito a riflettere sulla propria identità per il futuro. Il giornale economico ha attribuito a un secondo mandato, definito “erratico e autoreferenziale”, la responsabilità di aver sprecato una “rara opportunità per promuovere la causa delle riforme conservatrici”
Non va meglio su altre testate di Murdoch. Nella prima pagina di ieri sempre sul New York Post campeggiava la foto di un Trump impotente travolto da uno ‘tsunami blu’ (il colore dei democratici) mentre nel numero di oggi un JD Vance irritato guarda dall’alto in basso il presidente, con un gioco di parole sulla guerra in Iran (che il vice di Trump non ha sostenuto dall’inizio) uno degli elementi chiave della sconfitta repubblicana. Certo il giornale cerca di indorare la pillola scrivendo che “l’unico aspetto positivo è che l’arroganza dei democratici, quasi certamente, li porterà a esagerare” aprendo la porta a un candidato repubblicano nelle presidenziali del 2028, ma il cambio di tono nell’impero Murdoch è evidente.
Persino Sean Hannity, intervistatore prediletto da Trump, ha ammesso che “al 100%” il voto è stato condizionato dalla guerra all’Iran. Murdoch d’altronde non ama i perdenti, soprattutto in politica. Il Ft riporta le parole di un ex alto dirigente di News Corp secondo cui il miliardario ha sempre cercato di individuare tempestivamente i futuri vincitori in politica, così da poter influenzare le loro agende. “Possiede uno straordinario intuito nel capire da che parte tira il vento; si muove in anticipo per esercitare la propria influenza e fare in modo che la persona in questione si senta in debito verso di lui”. “Rupert non vuole stare dalla parte di un perdente”, ha spiegato il manager. “Di Trump non gli importa più nulla; ciò che gli interessa è il pubblico”.
E il pubblico ha iniziato a voltare le spalle a Fox News così come ha fatto con il presidente. A ottobre, gli ascolti in prima serata del canale sono scesi del 28% su base annuae lunedì scorso, l’amministratore delegato di Fox Corp., Lachlan Murdoch, ha ammesso agli investitori di aver riscontrato segnali di “stanchezza del pubblico” nei confronti dell’emittente, sebbene quest’ultima mantenga la leadership nel settore con forte vantaggio su Cnn e Ms Now. Peraltro prendere troppo nettamente le distanze dalla Casa Bianca rischia di favorire Newsmax, il network che è cresciuto grazie a posizioni ancora più conservatrici rispetto a Fox News.
Sullo sfondo c’è anche una dimensione più strettamente personale per il magnate australiano: la sua agenda è sempre stata improntata a promuovere valori conservatrici e – ricorda il Financial Times – l’anno scorso, ha accettato di versare oltre 3 miliardi di dollari a tre dei suoi figli per garantire che, dopo la sua morte, il controllo del suo impero mediatico passi al primogenito, Lachlan, assicurandosi così che la linea editoriale rimanga orientata a destra. Con un Trump che ormai appartiene al passato, Murdoch vuole garantire che la sconfitta di Midterm non apra una fase storica a lui sgradita. Non a caso il WSJ ha scritto che i repubblicani “devono discutere su quali siano i loro valori nell’era post-Donald Trump”. “Speriamo che inizino a farlo” presto, ha aggiunto. A 95 anni, il tycoon non ha davvero tempo da perdere.
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