
L’impugnazione governativa della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito apre un confronto tra interpretazioni opposte, in attesa della Consulta.
Il fine vita in Veneto torna al centro del confronto politico e giuridico dopo la decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge regionale. Nelle ore successive sono intervenuti il consigliere Davide Lovat, il capogruppo del Partito Democratico Giovanni Manildo e l’Associazione Luca Coscioni, con valutazioni nettamente differenti. Il quadro nazionale della materia è ricostruito nelle decisioni della Corte costituzionale sul suicidio assistito.
Il ricorso riguarda il testo approvato dal Consiglio regionale per disciplinare sul piano sanitario tempi e procedure. Il passaggio segue il lungo dibattito veneto sulla proposta “Liberi Subito”, già affrontato nel confronto sulla legge regionale per il fine vita. Sarà la Consulta a stabilire se e in quale misura la Regione abbia oltrepassato le proprie competenze.
Lovat, esponente di Resistere Veneto, considera l’impugnazione un esito prevedibile. A suo giudizio materie tanto delicate non possono essere regolate in ordine sparso dalle Regioni: richiama la tenuta dell’ordinamento nazionale e contesta l’idea che le pronunce costituzionali possano sostituire una legge del Parlamento.
Fine vita in Veneto, le posizioni di Manildo e Luca Coscioni
Manildo legge invece la scelta del Governo soprattutto in chiave politica. Il capogruppo del PD indica una divisione nella maggioranza nazionale, richiamando l’assenza del vicepremier Matteo Salvini e la contrarietà attribuita al ministro Roberto Calderoli. Il gruppo democratico attenderà il giudizio della Consulta, sostenendo di avere contribuito a un testo rispettoso del perimetro costituzionale.
Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, difendono la competenza regionale nell’organizzazione sanitaria. Secondo l’associazione, precedenti decisioni relative a Toscana e Sardegna avrebbero già riconosciuto alle Regioni uno spazio per rendere effettivi diritti individuati dalla Corte, anche in assenza di una disciplina nazionale completa.
L’associazione critica inoltre la proposta parlamentare Zanettin-Zullo e accusa la maggioranza di non avere prodotto una soluzione legislativa nazionale. Il Governo, al contrario, affida al ricorso la contestazione dei limiti della legge veneta.
Le tre reazioni mostrano quindi che il nodo del fine vita in Veneto riguarda insieme competenze istituzionali, organizzazione del Servizio sanitario e scelte politiche. La prossima tappa non sarà una votazione regionale, ma il giudizio costituzionale chiamato a chiarire i confini tra Stato e Regione.


























