
L’aggressione infermiere avvenuta durante un intervento del Suem 118 a Marostica suscita una nuova presa di posizione. Giovanni Carretta, direttore generale dell’Ulss 7 Pedemontana, esprime vicinanza al sanitario e invita a non considerare mai normali episodi di violenza contro chi presta soccorso.
La nota è stata diffusa dall’Ulss 7 Pedemontana dopo quanto accaduto domenica 8 novembre nel territorio marosticense. L’infermiere era impegnato in una missione in ambulanza quando è stato minacciato con un coltello. Sull’aggressione durante il soccorso a Marostica erano già intervenuti l’Ordine delle professioni infermieristiche di Vicenza e Francesco Rucco.
Carretta rivolge innanzitutto un augurio di pronta ripresa al lavoratore, non soltanto sul piano fisico ma anche su quello emotivo. Il direttore generale sottolinea infatti che le conseguenze più profonde di un’aggressione possono non essere immediatamente visibili e possono accompagnare a lungo chi l’ha subita.
Aggressione infermiere, l’appello di Carretta
Nel suo commento il vertice dell’azienda sanitaria richiama un problema più ampio: la crescita degli episodi di violenza rischia di demotivare il personale che ogni giorno opera in prima linea. Medici, infermieri e soccorritori sono chiamati a intervenire in situazioni spesso delicate e imprevedibili, mettendo a disposizione competenze professionali e capacità di relazione.
Per Carretta è quindi essenziale impedire qualsiasi meccanismo di assuefazione. Ogni aggressione deve ricevere una risposta ferma, indipendentemente dalle circostanze specifiche, perché la tutela degli operatori sanitari riguarda direttamente anche la qualità e la continuità dell’assistenza garantita ai cittadini.
La posizione dell’Ulss 7 si aggiunge alle condanne espresse nelle ore successive all’accaduto. Il richiamo comune è alla sicurezza di chi entra nelle abitazioni o opera sul territorio per prestare aiuto: il servizio di emergenza deve poter svolgere la propria funzione senza che un intervento di cura si trasformi in un rischio per l’incolumità degli equipaggi.
L’azienda sanitaria ribadisce infine la propria solidarietà al dipendente coinvolto. La presa di posizione, spiega Carretta, deve essere unanime perché dinamiche di questo tipo sono sempre gravi e dannose, sia per la persona colpita sia per l’intero sistema di soccorso.

































