
Alzheimer nel Vicentino: l’ULSS 8 Berica segue circa 3.500 persone nei centri per i disturbi cognitivi. L’azienda indica mille nuove diagnosi l’anno e rafforza diagnosi mirate, ricerca e prevenzione.
In occasione della Giornata mondiale del 21 settembre, l’ULSS 8 Berica presenta il percorso dei suoi centri per i disturbi cognitivi e le demenze e fa il punto sull’Alzheimer nel Vicentino. Secondo i dati comunicati dall’azienda sanitaria, le persone prese in carico sono circa 3.500. I presidi operano a Vicenza, Arzignano, Lonigo, Noventa e Valdagno, con équipe composte da neurologi, geriatri, neuropsicologi e case manager.
La rete conta, sempre secondo l’ULSS 8, circa 10 mila accessi annui fra prime visite e controlli; i nuovi accessi sono oltre 1.600 e portano a circa mille nuove diagnosi di demenza ogni anno. L’attesa indicata per la prima visita è di circa 60 giorni. Sono numeri che spiegano la dimensione della domanda di assistenza e il peso quotidiano che la malattia può avere anche sulle famiglie, tema già affrontato nel nostro approfondimento sui servizi per le persone con demenza nel Vicentino.
Alzheimer nel Vicentino, diagnosi mirate e ricerca sui segnali precoci
Il percorso clinico cambia in base all’età e alla situazione della persona. La direttrice del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, Michela Marcon, spiega che sotto i 75 anni la presa in carico è prevalentemente neurologica, mentre oltre quella soglia è soprattutto geriatrica. Nei casi appropriati l’équipe può ricorrere all’analisi dei biomarcatori nel liquido cerebrospinale e nel sangue, alla PET o a indagini genetiche quando indicate. Questi strumenti aiutano a definire meglio il quadro clinico: non equivalgono, da soli, a una diagnosi per ogni paziente.
L’ULSS 8 partecipa inoltre a sperimentazioni internazionali di nuovi farmaci ed è capofila dello studio SCD, finanziato dalla Fondazione San Bortolo e condotto con l’Istituto Superiore di Sanità, il Policlinico Gemelli e diversi atenei. Lo studio si concentra sui marcatori precoci di rischio nelle persone che riferiscono un declino cognitivo soggettivo. Si tratta di ricerca, non di un esame di routine né di una promessa di cura.
Assistenza e prevenzione. Il direttore generale Peter Assembergs sottolinea che i dati delle visite non descrivono da soli l’impegno necessario: alla disponibilità di strumenti diagnostici e terapie aggiornate va affiancata una rete territoriale. Marcon richiama anche l’attenzione sulle abitudini che possono contribuire a ridurre il rischio di demenza: movimento regolare, alimentazione equilibrata, sonno adeguato e controllo dei fattori cardiovascolari. Sono indicazioni di prevenzione generale, non sostituti della valutazione medica quando compaiono problemi di memoria o orientamento.







































