
Il capogruppo leghista Riccardo Barbisan annuncia un emendamento alla legge veneta sul commercio: certificazione linguistica o percorsi alternativi per i titolari, informazioni in italiano sui prodotti e sei mesi di transizione. La proposta non è ancora legge.
Un emendamento alla legge regionale sul commercio punta a introdurre requisiti di comunicazione in italiano per chi gestisce attività commerciali e di somministrazione. Lo annuncia il capogruppo della Lega-Liga Veneta Riccardo Barbisan in una nota dell’ufficio stampa del Consiglio regionale del Veneto. La proposta sull’italiano B1 nel commercio è stata depositata il 18 settembre e dovrà essere esaminata nell’iter legislativo: non si tratta di un obbligo già in vigore.
Secondo il consigliere, il titolare dell’attività o un suo delegato potrebbe dimostrare la conoscenza della lingua attraverso una certificazione almeno di livello B1. La nota indica però due possibilità alternative: un titolo di studio conseguito in Italia almeno al termine della scuola dell’obbligo, oppure un attestato di frequenza con esito positivo a un corso professionale riconosciuto. L’obiettivo dichiarato da Barbisan è rendere più comprensibile il rapporto tra esercenti e clienti.
La discussione riguarda una modifica delle regole per le imprese del territorio, in un settore sul quale la Regione interviene anche con strumenti di sostegno come il bando per i distretti del commercio veneti. In questo caso, però, l’iniziativa ha natura normativa e la formulazione definitiva dipenderà dall’esame dell’emendamento in Consiglio.
Italiano B1 nel commercio, le alternative e i sei mesi previsti
Barbisan prevede un periodo transitorio fino a sei mesi per acquisire e presentare la documentazione eventualmente mancante al momento della segnalazione certificata di inizio attività, la SCIA. La nota non specifica il testo integrale dell’emendamento né la platea esatta delle attività interessate: questi aspetti andranno chiariti nel corso dell’iter.
La proposta riguarda anche le informazioni rivolte al pubblico. Prezzi, indicazioni sui prodotti e comunicazioni ai clienti dovrebbero essere disponibili pure in lingua italiana. Il capogruppo lega questo punto alla trasparenza e alla tutela dei consumatori, sostenendo che una comunicazione comprensibile favorisca un rapporto corretto tra esercenti e clientela.
Nel presentare l’emendamento, Barbisan insiste sulla professionalità degli operatori e sulle esigenze delle imprese. L’italiano B1 nel commercio resta, per ora, una proposta politica depositata e non una regola applicabile automaticamente ai negozi. Per valutare gli effetti pratici saranno decisivi il testo approvato, le eventuali modifiche in aula e le indicazioni attuative successive.






























