Assistenza domiciliare dopo il PNRR, Salutequità chiede risorse stabili in manovra

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assistenza domiciliare integrata

Salutequità chiede fondi stabili per l’assistenza domiciliare integrata dal 2027, evitando arretramenti dopo la conclusione delle misure PNRR.

Servono risorse strutturali per garantire continuità all’assistenza domiciliare integrata dopo la conclusione degli interventi finanziati dal PNRR. È la richiesta avanzata da Salutequità in vista della legge di bilancio, con l’obiettivo di evitare un arretramento dei servizi territoriali dal 2027. Dati e documenti istituzionali sul programma sono disponibili sul portale Italia Domani.

Tonino Aceti, presidente dell’organizzazione, richiama le stime della Ragioneria generale dello Stato: mantenere alcune misure avviate con il Piano richiederebbe oltre 1,3 miliardi di euro l’anno. Secondo Salutequità, una parte definita di queste risorse deve essere destinata all’ADI.

La quota di persone con più di 65 anni raggiunte dal servizio è cresciuta dal 4,6 per cento del 2019 all’11,3 per cento del 2025. Il PNRR ha mobilitato circa tre miliardi per le cure domiciliari e 1,5 miliardi per la telemedicina, favorendo un’espansione che ora deve diventare stabile. Il tema riguarda anche il più ampio sviluppo della sanità territoriale e delle cure di prossimità.

Assistenza domiciliare integrata, intensità e differenze regionali

L’aumento degli assistiti, avverte Aceti, non basta a descrivere la qualità delle cure. Nel 2023 il 58,5 per cento dei casi risultava episodico o a intensità minima, mentre le ore medie di assistenza sono scese da 18 a 15 tra il 2022 e il 2023.

Restano inoltre forti differenze territoriali. I casi ad alta intensità per mille abitanti erano 7,12 in Molise e 5,97 in Basilicata, contro una media nazionale di 3,09; il dato scendeva a 1,24 a Bolzano e a 0,38 in Calabria.

La questione è destinata a pesare sempre di più in un Paese in cui gli over 65 rappresentano circa il 24 per cento della popolazione. Tra le persone con almeno 75 anni, il 48,9 per cento convive con tre o più patologie croniche o con gravi limitazioni. Per Salutequità, l’assistenza domiciliare integrata deve quindi avere finanziamenti certi, standard omogenei e verifiche non limitate al numero degli accessi.