Ex Miteni, associazioni e sindacati incalzano: “Basta rinvii, la bonifica parta subito”

28
motivazioni Miteni bonifica ex pfas veneto bonifica ex miteni caso

Un presidio davanti alla sede di Arpav di Vicenza per chiedere trasparenza, partecipazione e soprattutto l’avvio della bonifica dell’area dell’ex Miteni di Trissino. È l’iniziativa promossa per questa mattina 22 luglio dalle ore 9.00 da Legambiente Veneto, Cgil Veneto, Rete Gas Vicentina, Medicina Democratica, Libera, Rete Zero Pfas e dalle associazioni aderenti al Patto di Comunità per la bonifica del sito ex Miteni, in concomitanza con la Conferenza dei Servizi chiamata a discutere il futuro dell’area contaminata.

L’obiettivo della mobilitazione è ribadire la necessità di passare rapidamente dalla fase delle decisioni a quella degli interventi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato la responsabilità delle multinazionali proprietarie del sito nella bonifica dell’area.

Bonifica ex Miteni, le richieste delle associazioni

Nel primo comunicato diffuso Legambiente e Cgil Veneto avevano annunciato il presidio sottolineando come la società civile debba poter continuare a svolgere un ruolo di controllo e stimolo nei confronti delle istituzioni. Le organizzazioni chiedevano inoltre di poter assistere alle Conferenze dei Servizi in qualità di uditori, nel nome della trasparenza e della partecipazione.

Per le associazioni il nodo centrale resta però la scelta del progetto da adottare: l’obiettivo deve essere la bonifica completa del sito e la restituzione dell’area alla comunità, evitando che l’ex Miteni diventi uno dei cosiddetti “siti orfani”, privi di un intervento definitivo.

Le cinque richieste alla Conferenza dei Servizi

Le associazioni hanno sintetizzato in cinque punti le richieste rivolte alle istituzioni:

  • poter partecipare alle Conferenze dei Servizi come uditori;
  • scegliere un progetto che porti alla completa bonifica del sito e alla restituzione dell’area alla collettività;
  • organizzare una conferenza pubblica, con la presenza anche delle multinazionali coinvolte, per illustrare lo stato del sito e il progetto individuato;
  • avviare quanto prima i lavori di bonifica;
  • definire con chiarezza modalità di controllo, verifiche e copertura economica degli interventi, che dovrà restare a carico delle aziende ritenute responsabili dell’inquinamento.

“Otto anni dopo la chiusura la Ex Miteni continua a contaminare la falda”

Nel secondo comunicato, le associazioni Legambiente e CGIL Veneto evidenziano come, a otto anni dalla chiusura dello stabilimento, il sito continui a rappresentare una fonte di contaminazione per la falda acquifera, con ripercussioni su un territorio che interessa tre province venete e oltre 300 mila residenti.

Secondo i promotori della mobilitazione, la recente sentenza del Consiglio di Stato rafforza ulteriormente la necessità che le multinazionali ritenute responsabili presentino un progetto di bonifica e sostengano integralmente i costi dell’intervento.

“Chi ha inquinato deve bonificare”

Nel documento diffuso prima della Conferenza dei Servizi, Legambiente e Cgil Veneto ribadiscono un principio ritenuto imprescindibile: la messa in sicurezza del sito non è sufficiente.

“Chi ha inquinato deve provvedere non solo alla messa in sicurezza del sito contaminato, ma anche alla sua definitiva bonifica”, affermano le organizzazioni, chiedendo alle istituzioni di vigilare affinché venga approvato e realizzato un progetto capace di fermare definitivamente la contaminazione della falda.

Con il presidio davanti ad Arpav, le associazioni tornano quindi a chiedere che la vicenda dell’ex Miteni entri finalmente nella fase operativa, attraverso un percorso improntato alla trasparenza, alla partecipazione dei cittadini e alla realizzazione della bonifica completa del sito.