Mobilità intercompartimentale, il CNDDU chiede una legge per il trasferimento dei docenti

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Mobilità intercompartimentale, Romano Pesavento presidente del CNDDU durante un incontro pubblico

Il CNDDU propone di regolare la mobilità intercompartimentale volontaria dei docenti verso altre amministrazioni pubbliche.

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina Diritti umani rinnova la richiesta di una legge sulla mobilità intercompartimentale. L’obiettivo è consentire al personale scolastico di partecipare, con criteri trasparenti, alle procedure volontarie verso altri enti pubblici. Le norme e le comunicazioni sul lavoro pubblico sono raccolte dal Dipartimento della Funzione pubblica.

La proposta segue il recente intervento del Coordinamento sulla mobilità dei docenti A-46 e sul piano triennale richiesto al Ministero. Il nuovo documento allarga però il tema: non riguarda soltanto i trasferimenti fra province o scuole, ma la possibilità di utilizzare competenze professionali in amministrazioni diverse.

Secondo il CNDDU, l’attuale quadro mantiene gli insegnanti fuori dalle ordinarie procedure di mobilità tra comparti. Questa esclusione limita le opportunità di ricollocazione anche quando i trasferimenti interni al sistema scolastico non riescono a rispondere a esigenze familiari consolidate.

Mobilità intercompartimentale, competenze e posti disponibili

La classe A-46, Scienze giuridico-economiche, viene indicata come caso significativo. Numerosi docenti immessi in ruolo con il piano straordinario del 2015 incontrerebbero ancora ostacoli strutturali per la scarsità di posti nelle province richieste.

Le competenze giuridiche, economiche e amministrative di questi insegnanti potrebbero essere valutate per attività procedimentali, contrattuali e gestionali in altri enti. Il Coordinamento precisa che il meccanismo dovrebbe dipendere dalla disponibilità reale dei posti, dalla corrispondenza dei profili e dalla compatibilità degli inquadramenti.

Continuità didattica e salvaguardia degli organici restano condizioni essenziali. La proposta non punta a creare una via ordinaria di uscita dall’insegnamento, ma uno strumento aggiuntivo per situazioni di immobilità professionale prolungata e per un impiego più efficiente delle risorse già presenti nella pubblica amministrazione.

Il presidente Romano Pesavento chiede ai ministri dell’Istruzione e della Pubblica amministrazione una posizione formale e un’iniziativa legislativa congiunta. La riforma della mobilità intercompartimentale potrebbe essere preceduta da una ricognizione dei fabbisogni degli enti e delle professionalità disponibili nella scuola.