
Le Questure di Vicenza e Venezia sono state condannate dal Tribunale Amministrativo per il Veneto “per i ritardi sistematici” in merito alle richieste di asilo causati “dall’inefficienza organizzativa strutturale derivante da scelte organizzative dell’amministrazione”, con due sentenze datate 18 marzo 2026.
Lo comunicano, in una nota congiunta, Asgi, Cadus, Casa di Amadou, Emergency, Lungo la Rotta Balcanica, Oxfam Italia e Spazi Circolari che avevano presentato due ricorsi collettivi nel 2025.
“Per la prima volta in Italia, una class action pubblica di questo tipo – spiegano in una nota i promotori – è stata promossa esclusivamente da associazioni, la cui legittimazione ad agire anche senza la partecipazione di singole persone fisiche è stata pienamente riconosciuta dal Tar”.
“Il Tribunale Amministrativo del Veneto – spiegano le associazioni – ha accolto entrambi i ricorsi, accertando che i termini di legge per la presentazione delle richieste di asilo sono stati sistematicamente violati” presso le questure di Vicenza e Venezia “e che l’attuale organizzazione degli uffici preposti è inidonea e insufficiente sia rispetto alle risorse disponibili sia rispetto allo sforzo organizzativo esigibile ai sensi della normativa.
Sono proprio le scelte organizzative non fatte da parte dell’Amministrazione a dimostrare che l’assetto organizzativo prescelto non è calibrato per assicurare, con continuità, il rispetto degli stringenti termini di legge”, secondo i giudici e che tale disfunzione, “incidendo su diritti fondamentali della persona, sarebbe stata tollerabile se l’Amministrazione avesse provato, in modo circostanziato e documentale, che il mancato rispetto del termine dipende da fattori non fronteggiabili mediante misure organizzative ragionevolmente esigibili.
Le Questure – sostengono infine le associazioni – sono ora obbligate al ripristino della legalità entro 90 giorni attraverso una riduzione progressiva dei tempi, lo smaltimento dell’arretrato e l’introduzione di una gestione efficiente del procedimento di presentazione delle domande, facilitando l’accesso degli interessati agli uffici della Questura e garantendo la tempestiva raccolta delle manifestazioni di volontà di richiedere la protezione internazionale”.

































