
Un filo rosso d’amicizia e memoria unisce Schio e Coia di Tarcento a cinquant’anni dal devastante terremoto che colpì il Friuli nel 1976.
Lo scorso weekend, una delegazione di 15 cittadini scledensi è tornata nella frazione friulana per partecipare alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del sisma.
Un momento toccante fatto di incontri conviviali, una Messa commemorativa, un percorso espositivo dedicato a quei mesi drammatici e, soprattutto, l’emozionante riabbraccio tra diverse famiglie e gli amici conosciuti all’epoca.
Durante la due giorni, i rappresentanti della città laniera hanno incontrato sia l’attuale sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, sia Giancarlo Cruder, originario proprio di Tarcento e in seguito presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia dal 1996 al 1998.
Quello con Cruder è un legame speciale nato ben prima della sua carriera politica, affondando le radici nella sua presenza attiva a Coia proprio negli anni cruciali della ricostruzione.
La comunità di Coia ha voluto esprimere profonda gratitudine ai volontari vicentini per “non averci lasciati soli nei giorni più bui” e per aver contribuito a riaccendere la speranza in un momento di totale sconforto.
Per l’occasione, la delegazione scledense ha consegnato una lettera del sindaco di Schio, Cristina Marigo, nella quale il primo cittadino ha ricordato come quella imponente mobilitazione – che vide protagonisti i cittadini scledensi insieme all’Associazione Operazione Mato Grosso, alle istituzioni e al tessuto associativo – rappresenti ancora oggi “un patrimonio da custodire e trasmettere alle nuove generazioni”.
Nel suo messaggio, Marigo ha sottolineato come l’esperienza di allora abbia insegnato che “nei momenti più difficili una comunità non è mai sola, quando prevalgono il senso di responsabilità, la collaborazione e la solidarietà”, con l’augurio che l’amicizia tra i due territori possa continuare a consolidarsi nel tempo.
La storia del soccorso e della ricostruzione tra Schio e Coia di Tarcento

Il 6 maggio 1976 è una data rimasta impressa nella memoria di moltissimi scledensi. Subito dopo la tragedia, un gruppo di giovanissimi volontari legati all’Operazione Mato Grosso, grazie ai contatti con il giovane Sandro Liussi (allora militare di leva a Coia di Tarcento), organizzò una grande mobilitazione popolare. Attraverso una capillare raccolta di carta, stracci e ferro, e con l’aiuto generoso di centinaia di cittadini di Schio, vennero reperite le risorse necessarie per allestire un campo di lavoro sul posto.
Per tutta l’estate del 1976, i giovani si alternarono a Coia con una presenza costante di 80-100 ragazzi al giorno. Impegnati direttamente accanto alle famiglie come manovali nella ricostruzione delle case, nell’assistenza agli anziani e in ogni necessità quotidiana, i volontari portarono un supporto fondamentale anche sul piano morale, prolungando la loro permanenza fino a settembre, quando arrivò la seconda pesante sequenza di scosse.
Quei ragazzi avevano per la maggior parte tra i 15 e i 20 anni: poca esperienza, ma un’incredibile carica di energia e voglia di rendersi utili. Un’esperienza sul campo che non solo diede un impulso decisivo alla ricostruzione materiale, ma creò un legame umano indistruttibile.
Ai giovani del Mato Grosso si aggiunsero ben presto molti altri scledensi, gruppi parrocchiali, amici e conoscenti che tornarono anche nel 1977 e negli anni a seguire, mantenendo vivi fino ad oggi i rapporti con le famiglie friulane.


































