
Il viaggio culturale e storico della Scuola del Lunedì è ripreso a pieno ritmo – dopo la pausa dedicata alla festività della Pasqua -. Ospiti lo scorso lunedì presso la sala della Biblioteca La Locomotiva dei Ferrovieri sono stati Don Jacques Bizaha Zilenda e Don Samuel Aranmagrai, due sacerdoti originari del Camerun. Alla luce dell’esperienza vissuta nel paese africano, i due relatori hanno raccontato ai partecipanti della Scuola, coordinata da Daniele Bernardini, cosa significhi oggi fare il parroco in Camerun.
“La chiesa è sempre unica e diversa, ci sono tanti modi di fare chiesa” ha esordito Don Samuel Aranmagrai. E dunque, come essere parroco nel nord del Camerun? Quali le differenze tra la chiesa cattolica africana e quella italiana?
Il racconto del Camerun alla Scuola del Lunedì
Il Paese – il cui nome significa “il fiume dei gamberetti” – è comunemente definito “l’Africa in miniatura”, espressione che riassume efficacemente la straordinaria varietà geografica, culturale e umana del territorio. Più di 270 gruppi etnici e lingue parlate – tra cui le due ufficiali, inglese e francese – e circa 28 milioni di abitanti.
I sacerdoti hanno fatto un breve focus sulla storia del Paese, tra la colonizzazione tedesca che durò fino al 1916, e poi la spartizione tra Francia (che si tenne la maggioranza del territorio) e Regno Unito (a cui toccò il nord Camerun e il sud-est) dopo la Prima guerra mondiale; questi due diversi governi si rispecchiano tutt’ora nel modo di pensare e di vivere delle popolazioni camerunesi.
Tre grandi religioni sono diffuse in questo articolato contesto: quella tradizionale che crede nella forza della natura salvifica e si fonda sugli antenati, il cristianesimo – tra il 65 e il 70% della popolazione è cattolica -, e l’islam, prevalentemente presente nel nord del Paese. In particolare, la Chiesa cattolica svolge un ruolo fondamentale all’interno della società camerunese: non si limita ad avere una funzione spirituale, ma incide sull’educazione – anche mediante la gestione di scuole e università -, sanità e sviluppo sociale.
La Chiesa cattolica in Camerun ha quattro province ecclesiastiche principali; spicca la diocesi Maroua-Mokolo, fondata nel 1946 tra una popolazione povera. In un contesto segnato da difficoltà materiali, economiche e sociali, la figura del parroco assume una dimensione ampia, non essendo solo un celebrante dei sacramenti, ma acquisendo un peso specifico come educatore, amministratore, promotore sociale e costruttore di comunità. Ogni parroco segue 25 comunità divise in 5 settori pastorali, dunque villaggi situati in zone anche lontane tra loro, a cui il sacerdote deve fornire un accompagnamento spirituale.
Come amministratore economico, inoltre, il parroco deve occuparsi anche di incentivare a superare la mentalità della dipendenza da aiuti esterni, promuovendo invece un’autonomia e una responsabilità comunitaria. L’emigrazione, come sottolineato dal pubblico della Scuola del Lunedì, è contenuta, anche in ragione del fatto che la situazione è migliore rispetto ad altri paesi africani.
Due sacerdoti camerunesi alla Scuola del Lunedì
Don Jacques Bizaha Zilenda in Italia da poco più di un anno, studia Teologia pastorale a Padova, ed è attualmente ospitato presso la Parrocchia di Sant’Antonio ai Ferrovieri. Ordinato prete nel 2021, ha condotto una parrocchia nel nord del Camerun, Santa Maria di Mayo-Ouldémé, nella diocesi Maroua-Mokolo.
Don Samuel Aranmagrai, originario della Diocesi di Maroua, nel nord del Paese, è attualmente ospitato presso la Parrocchia di Caldogno. È in Italia da 4 anni e ha da poco iniziato il dottorato in Diritto Canonico presso la facoltà San Pio X di Venezia. Prima di arrivare in Italia, è stato vicario parroco e aveva l’incarico di pastorale zonale per i giovani, oltre che formatore dei catechisti nella parrocchia di San Giuseppe di Tokombéré.
Ricordiamo che la Diocesi di Vicenza, legata al Camerun dal 1977, incentivava questi scambi culturali: venivano inviati missionari per evangelizzare la popolazione e professori per formare i seminaristi. A seguito dei rapimenti degli occidentali organizzati dalla setta islamica del Boko Haram – tra cui ricordiamo il sequestro di don Giampaolo Marta e don Gianantonio Allegri, preti vicentini (assieme a loro anche suor Gilberte Bussiéré), avvenuto nella notte fra il 4 e il 5 aprile 2014 -, si sono interrotti i rapporti di lunga permanenza dei missionari europei in loco. Per sopperire a ciò, sono oggi i sacerdoti camerunesi a spostarsi in Italia per un periodo di formazione, con lo scopo di ritornare e poter fare formazione nel Paese africano.
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