
Sul Tribunale della Pedemontana si rafforza il fronte contrario. Raffaele Colombara contesta l’uso della fascia provinciale da parte di Andrea Nardin al flash mob di Bassano, mentre Luca Poncato ribadisce che il nuovo presidio rischierebbe di sottrarre personale e risorse agli uffici giudiziari esistenti.
Tribunale della Pedemontana, Colombara contesta Nardin e Poncato boccia il progetto
Il confronto sul Tribunale della Pedemontana si sposta dal merito del progetto anche al ruolo istituzionale della Provincia di Vicenza. Dopo il flash mob di Bassano del Grappa a sostegno della nuova sede giudiziaria, intervengono il consigliere comunale di Vicenza Raffaele Colombara e il consigliere comunale e avvocato cassazionista Luca Poncato, entrambi contrari all’operazione ma con argomentazioni diverse.
Colombara: «Nardin si tolga la fascia»

Colombara contesta innanzitutto la partecipazione del presidente della Provincia Andrea Nardin alla manifestazione con la fascia azzurra, simbolo del suo parlare a nome del Consiglio provinciale. Secondo il consigliere, Nardin avrebbe commesso un errore istituzionale perché la fascia rappresenta tutti i 113 Comuni della provincia e non può essere utilizzata per sostenere una posizione che divide profondamente il territorio.
«Nardin non è il sindaco di Bassano, che legittimamente difende gli interessi del proprio Comune – afferma Colombara –. È il presidente di tutti i vicentini. Se vuole manifestare per Bassano, lo faccia da cittadino: si tolga la fascia, perché quella non è sua, è di tutti noi».
Colombara contesta anche il richiamo alla delibera provinciale del 2015 utilizzata da Nardin per motivare il sostegno al progetto. In undici anni, osserva, sono cambiate le condizioni della giustizia vicentina, sono emerse gravi carenze di personale e il Tribunale di Vicenza è stato classificato dal CSM tra le sedi disagiate.
Per questo, prima di assumere una posizione pubblica a nome della Provincia, sarebbe stato necessario un nuovo passaggio in Consiglio provinciale.
Il consigliere ricorda inoltre che 62 Comuni su 113 avrebbero espresso posizioni critiche o contrarie, insieme agli Ordini degli avvocati di Vicenza, Padova e Treviso e a numerosi operatori della giustizia.
Poncato: «Non è una battaglia contro Bassano»
Poncato concentra invece la propria critica sulla sostenibilità del progetto.

«Non è una battaglia contro Bassano – precisa –. La vera domanda è se vogliamo una giustizia più vicina o una giustizia migliore». Secondo l’avvocato cassazionista, il problema principale non è la distanza dagli uffici giudiziari, ma la carenza di magistrati, personale amministrativo e risorse. Il rischio, sostiene, è che il nuovo tribunale venga realizzato trasferendo personale dagli uffici esistenti, a partire da Vicenza. In questo modo non si investirebbe nella giustizia, ma si dividerebbero organici già insufficienti.
Poncato richiama anche le dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, secondo cui, con la riduzione del carico di lavoro di Vicenza, potrebbe essere necessario rivalutare il personale assegnato alla sede berica.
Per il consigliere comunale, quelle parole confermano i timori degli operatori: «Se si dividono le stesse persone senza aumentare le risorse, non si rafforza la giustizia, ma la si indebolisce».
Poncato sottolinea inoltre che il processo telematico e il nuovo “Tribunale online” hanno ridotto la necessità di accesso fisico alle cancellerie. La priorità dovrebbe quindi essere investire nella specializzazione, nella digitalizzazione e nel completamento degli organici.
Due interventi diversi, dunque, ma una conclusione comune: prima di istituire il Tribunale della Pedemontana, occorre spiegare con quali nuove risorse, magistrati e dipendenti dovrebbe funzionare senza impoverire le sedi già esistenti.



































