
Il progetto per l’impianto di trattamento rifiuti di Silva, nell’ex area Safond Martini di Montecchio Precalcino, incassa il sostegno aperto di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane.
Mentre resta alta l’attenzione del vasto fronte di opposizione alla realizzazione della piattaforma, nella quale figurano la società civile ed esponenti politici, verso la conferenza dei servizi decisoria, in programma venerdì 13 marzo 2026, risulta chiaro l’endorsement ricevuto oggi, da una sigla che rivendica nel Vicentino, la presenza di 39 fonderie operative, che impiegano complessivamente quasi 2.300 persone.
Un sostegno da parte di un soggetto rappresentativo del settore che nell’impianto intravede solo effetti benefici. “Questo progetto – sottolinea Franco Vicentini, vicepresidente di Assofond e amministratore delegato del Gruppo VDP con base a Schio – è importante non solo perché garantisce l’immediata riqualificazione ambientale dell’area e la creazione di nuovi posti di lavoro diretti e indiretti, ma anche per i benefici connessi al recupero delle sabbie esauste.
Queste ultime, infatti, una volta rigenerate potrebbero essere riutilizzate tanto dalle fonderie quanto da altri settori industriali in sostituzione di sabbie vergini. Questo significherebbe meno estrazioni, meno camion che trasportano i materiali dalle cave e anche meno discariche, con evidenti impatti positivi sul territorio e sulla popolazione”.
Il piano del Gruppo EcoEridania prevede la ripresa e l’ampliamento della produzione di sabbie rigenerate e pre-rivestite. A pieno regime, il sito potrà produrre annualmente 74.000 tonnellate di sabbie rigenerate, ottenute con la lavorazione di quelle prodotte dalle fonderie, di cui 34.000 trattate termicamente e il restante quantitativo trattato meccanicamente, e 15.000 tonnellate di sabbie pre rivestite.
“Questa produzione porterebbe benefici rilevanti per il nostro settore e non solo – dice ancora Vicentini -. Un operatore in grado di trattare quantità così rilevanti di sabbie esauste permetterebbe di valorizzare un residuo che le nostre imprese producono in grande quantità e per il quale periodicamente emergono difficoltà nell’individuare sbocchi adeguati.
Le ricadute positive sarebbero quindi importanti sia in termini di sviluppo dell’economia circolare e della simbiosi industriale, che in termini economici: smaltire le sabbie come rifiuto ha un costo, che potrebbe ridursi con l’ingresso di un nuovo operatore competitivo e con lo sviluppo di un vero e proprio mercato delle sabbie esauste recuperate come materia prima seconda. Oltre ai benefici ambientali, quindi, migliorerebbe l’efficienza e la produttività delle imprese del settore, con conseguenze positive sull’occupazione e sullo sviluppo economico del territorio”.
Da Assofond, inoltre, ricordano come la filiera delle fonderie rappresenta un asse portante della manifattura italiana essendo rappresentata da imprese che realizzano componenti indispensabili per tutti i principali settori industriali: dall’automotive alla meccanica, dall’industria aerospaziale alle macchine utensili, all’edilizia alla produzione di energia elettrica. In Italia ci sono circa 900 imprese, con 23.000 addetti e un fatturato complessivo di oltre 6,6 miliardi di euro.































