Rifondazione Comunista: no al riarmo europeo e basta morti sul lavoro, da Bruxelles a Vicenza

261
Rifondazione Comunista all'ottavo congresso del Partito della Sinistra Europea
Rifondazione Comunista all'ottavo congresso del Partito della Sinistra Europea

Rifondazione Comunista rilancia da Bruxelles il no al riarmo europeo e da Vicenza denuncia l’ennesima morte sul lavoro a Casale: «Non fatalità, ma un sistema fondato su sfruttamento, subappalti e assenza di controlli».

Rifondazione Comunista tra congresso europeo e denuncia sociale sui morti del lavoro

Dalla battaglia contro il riarmo europeo alla denuncia delle morti sul lavoro nei cantieri vicentini: Rifondazione Comunista intreccia il livello internazionale e quello territoriale in un messaggio politico che unisce welfare, diritti sociali e sicurezza sul lavoro.

A Bruxelles si è appena concluso l’ottavo congresso del Partito della Sinistra Europea, che riunisce decine di partiti comunisti e della sinistra radicale del continente, tra cui proprio Rifondazione Comunista.

Il congresso ha segnato anche l’ingresso del Partito dei Lavoratori Belga (PTB) nella Sinistra Europea, con la presenza di figure di rilievo internazionale come Jeremy Corbyn dalla Gran Bretagna e i Democratic Socialists of America.

Confermato presidente Walter Baier, del KPÖ austriaco, mentre nel segretariato è stata eletta Anna Camposampiero, responsabile esteri di Rifondazione Comunista, che insieme all’ex europarlamentare Eleonora Forenza rappresenterà il partito nell’esecutivo europeo.

Palestina a Ottobre rosso a Santorso: Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista
Palestina a Ottobre rosso a Santorso: Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista

Un risultato che il segretario nazionale Maurizio Acerbo legge come un riconoscimento dell’impegno politico internazionale del partito. Il congresso ha ribadito come priorità politica il contrasto al riarmo e alla militarizzazione dell’Unione Europea. «Le scelte della Commissione Europea e dei governi per il riarmo sono incompatibili con la difesa dello Stato sociale», ha dichiarato Acerbo, annunciando la mobilitazione europea del 14 giugno a Bruxelles con lo slogan “Welfare not warfare”, per dire no alla guerra e al riarmo.

Secondo Rifondazione Comunista, non è stringendosi attorno alle politiche militari dell’Unione Europea che si risponde alle tensioni internazionali o alla crescita delle destre radicali, ma attraverso giustizia sociale, difesa del lavoro e redistribuzione.

Una linea ribadita anche da Walter Baier, che ha attaccato la scelta di investire centinaia di miliardi nelle armi invece che nei servizi pubblici: «Non vogliamo spendere 800 miliardi per le armi».

Morte sul lavoro a Casale in un cantiere Viacqua
Morte sul lavoro a Casale in un cantiere Viacqua

Lo stesso filo politico viene ripreso a Vicenza, dove la federazione provinciale di Rifondazione Comunista interviene con durezza dopo la morte dell’operaio di 67 anni caduto nel cantiere del depuratore di Casale, in gestione a ViAcqua. Per il partito non si tratta di una fatalità, ma di una responsabilità precisa.

«Non chiamatele fatalità: sono omicidi sul lavoro», scrive la segreteria provinciale, denunciando il sistema degli appalti e subappalti, la precarietà e l’assenza di controlli efficaci.

Particolarmente forte la domanda posta sulla presenza di un lavoratore di 67 anni ancora su un’impalcatura, a pochi passi dalla pensione: una situazione che Rifondazione definisce la fotografia di un Paese che costringe le persone a lavorare fino allo stremo.

Il partito ricorda anche altri episodi recenti nel Vicentino, dall’incidente del rider nel periodo pasquale fino al caso mortale di Tezze, parlando apertamente di una “strage quotidiana”.

Tra le richieste avanzate figurano l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, l’assunzione immediata di ispettori del lavoro e tecnici della prevenzione, il superamento degli appalti al massimo ribasso e il diritto a una pensione dignitosa prima che il lavoro consumi la vita.

Per Rifondazione Comunista, dal congresso europeo fino ai cantieri di Vicenza, il nodo resta sempre lo stesso: scegliere se mettere al centro il profitto o la dignità delle persone.