Autonomia, Psi: “È la cambiale che Meloni paga alla Lega”

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Vincenzo "Enzo" Maraio, Segretario nazionale del Psi

Secondo il Partito Socialista Italiano l’autonomia è la cambiale politica che la premier Giorgia Meloni paga alla Lega.

È quanto sostiene il Segretario nazionale del PSI Enzo Maraio analizzando gli ultimi sviluppi sul tema, dettati dal passaggio parlamentare positivo sulle preintese sull’autonomia differenziata.

Per i socialisti, i cittadini veneti devono preparasi a “un sapiente stillicidio di richieste elettorali” man mano che ci si avvicina alle elezioni del 2027 “e soprattutto al manifestarsi del nuovo astro nascente della destra, il generale Vannacci.

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Secondo il Psi è in corso uno “sprint parlamentare” per far approvare l’autonomia delle Regioni del nord sulle materie di protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, e tutela della salute: “Un percorso che non stupirebbe veder culminare subito prima delle elezioni politiche”, afferma il segretario nazionale del PSI Enzo Maraio.

“Noi socialisti – ha proseguito – siamo convinti che l’autonomia imposta al centrodestra, sia la cambiale che Meloni paga alla Lega. E siamo convinti che non serva al Paese e alle regioni del Nord, poiché non affronta le vere emergenze che cittadini e imprese vivono ogni giorno, dalla sanità ai trasporti, dal lavoro ai servizi pubblici.

L’autonomia differenziata, come auspicato dalla Lega fin dai tempi della secessione padana, rischia di alimentare nuove divisioni territoriali – prosegue il segretario del Psi -. Divisioni tra Regioni e, all’interno di esse, divisioni tra ceti abbienti e meno abbienti”.

In merito interviene anche Luca Fantò, segretario provinciale PSI – Avanti! Vicenza. “Il PSI vicentino ha smascherato i veri obiettivi sin dai tempi del referendum di Zaia del 2017, quando chiese ai veneti di non cadere nella astuta manovra leghista di un referendum che proponeva l’irrealizzabile. Allora il 42,8% dei veneti dimostrò di pensarla come noi, disertando le urne, nonostante le posizioni ambigue anche di una parte del centrosinistra che temeva di perdere consensi”.